Tutti vogliono essere star: ecco come in Divi a perdere

27 maggio 2010 
<p>Tutti vogliono essere star: ecco come in Divi a perdere</p>

Andy Warhol l'aveva predetto negli anni '50: la gente comune soppianterà le celebrity, almeno per 15 minuti. Sessant'anni dopo, il fenomeno delle «moment star» dilaga ovunque, dalla Tv, ai giornali, sui social network e sul web. La giornalista Vivana Musumeci ha dedicato a questo tema un breve saggio, Divi a perdere - Il consumo delle star nella società dello spettacolo (Lupetti. pagg. 160, 14 euro). Ma che cosa è esattamente una «moment star»? «È  una creazione della società dei reality e di Internet. Una volta c'era bisogno dell'intermediazione di un agente o della televisione per fare sì che un personaggio diventasse famoso. Oggi è tutto immediato».

Ci faccia qualche esempio.
«Lily Allen è diventata famosa proprio così. E anche Chiara Ferragni, la blogger di The Blond Salad, che con i suoi commenti sulle sfilate è diventata una piccola celebrità negli ambienti della moda».

A volte sembra che siano le aziende a pilotare queste operazioni.
«Può succedere. Più spesso, però, avviene che i marchi si accorgano di questi fenomeni solo in un secondo momento e che facciano poi le corse per  accaparrarsi quei personaggi più in linea con i propri valori».

Quindi non conta più molto essere bravi nel proprio mestiere.
«Oggi per rimanere sulla cresta dell'onda bisogna trovare la giusta alchimia tra immagine e professionalità. Guardi George Clooney: magari fa un film all'anno, però la sua presenza sui mezzi di comunicazione è costante: pubblicità, red carpet, gossip. Lo stesso sta succedendo in Italia con Fiorello».

Nel libro parla di «star» che vengono da ambienti diversi da quelli dello spettacolo: politici, cuochi, famiglie reali, imprenditori.
«Sì, pensi agli chef, considerati oggi metà artisti metà artigiani. E non è un caso che la tendenza sia nata in Gran Bretagna, dove il cibo non era certo una delle maggiori attrazioni. Hanno saputo individuare il potenziale comunicativo del cibo e vi hanno costruito attorno delle vere e proprie celebrità, come Nigella Lawson, una giornalista diventata una famosa esperta di cucina. Un po' come la nostra Benedetta Parodi».

Esiste secondo lei una categoria che non diventerà mai «celebre»?
«I ricercatori scientifici. Si occupano di un mercato che al momento suscita l'interesse della massa. Solo se ti chiami Rita Levi Montalcini, hai 100 anni e hai vinto un Nobel puoi sperare di diventare famoso».

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