Andy Warhol l'aveva predetto negli anni '50: la gente comune
soppianterà le celebrity, almeno per 15 minuti. Sessant'anni dopo,
il fenomeno delle «moment star» dilaga ovunque, dalla Tv, ai
giornali, sui social network e sul web. La giornalista
Vivana Musumeci ha dedicato a questo tema un breve
saggio, Divi a perdere - Il consumo delle star nella società
dello spettacolo (Lupetti. pagg. 160, 14 euro). Ma che cosa è
esattamente una «moment star»? «È una creazione della società
dei reality e di Internet. Una volta c'era bisogno
dell'intermediazione di un agente o della televisione per fare sì
che un personaggio diventasse famoso. Oggi è tutto immediato».
Ci faccia qualche esempio.
«Lily Allen è diventata famosa proprio così. E anche Chiara
Ferragni, la blogger di The Blond Salad, che con i suoi commenti
sulle sfilate è diventata una piccola celebrità negli ambienti
della moda».
A volte sembra che siano le aziende a pilotare queste
operazioni.
«Può succedere. Più spesso, però, avviene che i marchi si
accorgano di questi fenomeni solo in un secondo momento e che
facciano poi le corse per accaparrarsi quei personaggi più in
linea con i propri valori».
Quindi non conta più molto essere bravi nel proprio
mestiere.
«Oggi per rimanere sulla cresta dell'onda bisogna trovare la
giusta alchimia tra immagine e professionalità. Guardi George
Clooney: magari fa un film all'anno, però la sua presenza sui mezzi
di comunicazione è costante: pubblicità, red carpet, gossip. Lo
stesso sta succedendo in Italia con Fiorello».
Nel libro parla di «star» che vengono da ambienti
diversi da quelli dello spettacolo: politici, cuochi, famiglie
reali, imprenditori.
«Sì, pensi agli chef, considerati oggi metà artisti metà
artigiani. E non è un caso che la tendenza sia nata in Gran
Bretagna, dove il cibo non era certo una delle maggiori attrazioni.
Hanno saputo individuare il potenziale comunicativo del cibo e vi
hanno costruito attorno delle vere e proprie celebrità, come
Nigella Lawson, una giornalista diventata una famosa esperta di
cucina. Un po' come la nostra Benedetta Parodi».
Esiste secondo lei una categoria che non diventerà mai
«celebre»?
«I ricercatori scientifici. Si occupano di un mercato che al
momento suscita l'interesse della massa. Solo se ti chiami Rita
Levi Montalcini, hai 100 anni e hai vinto un Nobel puoi sperare di
diventare famoso».