Alessandra Faiella, «Il lato B delle donne»

07 giugno 2010 
<p>Alessandra Faiella, «Il lato B delle donne»</p>

«Regola numero uno: darla via come un frisbee, ma solo alle persone giuste. Regola numero due: farlo finché sei giovane, altrimenti invece che un frisbee sarà un boomerang: ti tornerà sempre indietro». Katia G., protagonista del romanzo Il lato B (Fazi, pagg. 240, 16,50 euro), è una tipa per niente stupida che ha deciso di usare a proprio vantaggio un dono di madre natura: un lato B, appunto, da urlo. L'autrice è Alessandra Faiella (www.alessandrafaiella.it), attrice comica di Pippo Chennedy Show, Zelig, Markette e molti altri programmi. Ma questo libro non è quello che può sembrare. «In realtà è grande presa in giro della Tv di oggi. Non ho voluto fare riferimenti precisi a episodi noti, perché non ce n'era bisogno: la realtà parla da sola».

Di quale realtà parla?

«Quella per cui un uomo, oggi, non ha bisogno di essere disposto a tutto per arrivare dove vuole. Mentre una donna sì».

Lei è una pessimista.

«Può sembrare, ma non lo sono. Penso infatti che le donne come Katia G. siano un modello pericoloso per le nuove generazioni, ma che siano comunque una minoranza, anche se molto in vista.».

E la maggioranza delle donne, invece, com'è?

«Si fa un mazzo così».

Katia G. è un personaggio controverso. Spregiudicata, ma anche sfruttratrice: usa le debolezze del maschio di turno (di solito un politico) a proprio vantaggio. Una specie di rivincita delle donne sul maschio.

«Le lettrici, infatti, provano per lei un misto di simpatia e repulsione. Io la vedo come una vendicatrice del genere femminile. L'ho descritta volutamente ambigua: Katia è sia vittima che carnefice».

Nel tour di presentazione del suo libro è affiancata da Lorella Zanardo, autrice del video documentario Il corpo delle donne, baluardo del nuovo femminismo italiano. Come vi siete conosciute?

«L'ho incontrata a Radio 24. Le donne di cui parliamo sono le due facce di una stessa medaglia. Il nostro terreno comune è l'utilizzo del corpo femminile da parte dei media».

Come si chiede la Zanardo: «Che cosa insegneremo ai nostri figli che vedono  questa Tv?».

«Io ho un figlio di 9 anni e posso dire che i maschi è ancora più difficile. Ho iniziato a pormi il problema una sera di fronte a un quiz televisivo in onda ogni sera intorno alle 20.30. C'era una donna che mostrava il seno e che a parte dimenarsi non faceva un bel nulla. Ho pensato: e se mio figlio pensasse che le donne siano quelle lì?».

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RISULTATI
ellelena 78 mesi fa

mamma come sono d'accordo! BRAVA! altro che pessimista, sta riportando solo la verità di questa società! e che diamine!

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