La breve seconda vita di bree tanner, il nuovo romanzo di Stephenie Meyer

07 giugno 2010 
<p><em>La breve seconda vita di bree tanner</em>, il nuovo romanzo
di Stephenie Meyer</p>

Come suggerisce il titolo, La breve seconda vita di bree tanner (Fazi ed., € 16,00), da oggi in libreria, è racchiusa in appena 212 pagine. Un formato slim del tutto inedito per Stephenie Meyer, l'autrice della fortunata serie di Twilight (2049 pagine in quattro volumi), che qui si cimenta in uno spin-off  tratto da Eclipse, il terzo romanzo, di cui il 30 giugno uscirà l'attesa trasposizione cinematografica (nel riquadro l'attrice che interpreta Bree, Jodelle Ferland).

La storia è nota (almeno a quanti hanno letto Eclipse): la città di Seattle è assediata da un gruppo di vampiri novelli, i neonati, capitanato dalla temibile Victoria. Contro di loro si scatenerà la furia della famiglia Cullen e dei licantropi. Saranno sterminati tutti, eccezion fatta per Bree: in un primo momento Carlisle proverà a risparmiarla, ma alcuni emissari dei Volturi decideranno comunque di eliminarla.

Il nuovo racconto di Stephenie Meyer è incentrato proprio sulla figura di Bree, che l'autrice stessa non esita a definire «crudele». Nella sua introduzione si legge: «In Eclipse Bree è un personaggio minore, quasi banale. Vista con gli occhi di Bella, vive per non più di cinque minuti: tuttavia la sua storia è molto importante per capire la vicenda fino in fondo. Spero che vi affezioniate a Bree come è successo a me. E capirete che nessun punto di vista è mai davvero banale».

Ecco la storia di Bree raccontata in cinque paragrafi cult, tratti dal nuovo libro:

1)    «Tu sei Bree,vero?», mi chiese Diego. «Una novellina». Non mi piaceva essere chiamata novellina. Ma pazienza. «Sì, sono Bree. E ho già quasi tre mesi» (pag. 23);

2)    «In tutta sincerità, come vampira ero davvero una noia: rispettavo le regole, non combinavo casini, bazzicavo gli sfigati del gruppo e tornavo sempre a casa presto» (pag. 43);

3)    Tirai su la manica sinistra della maglietta per far vedere a Diego la sottile linea seghettata che circondava il braccio appena sotto l'attaccatura della spalla. «Me l'hanno strappato», gli raccontai. «Sono riuscita a riprendermelo prima che Jen lo facesse arrosto e Riley mi ha mostrato come riattaccarlo». Diego fece un sorrisetto e si toccò il ginocchio destro con un dito: «Succede a tutti» (pag. 48);

4)    «Diego…», ripetei, senza sapere cos'altro dire. Mi guardò dritto negli occhi. Mi aspettavo che esibisse il suo solito sorrisino, oppure che facesse una battuta… Invece no. (pag. 107);

5)    «Non guardare», sussurrò il rosso che leggeva nel pensiero. Chiusi gli occhi (pag. 212).

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