Carlo Massarini: «La musica è ovunque. Però...»

22 gennaio 2010 
<p>Carlo Massarini: «La musica è ovunque. Però...»</p>

Mr. Fantasy è stata una trasmissione televisiva cult degli anni '80, quella della musica che finalmente arrivava in televisione raccontata come si doveva. Dear Mr. Fantasy, sottotitolo Foto-racconto di un'epoca musicale in cui tutto era possibile, è ora anche un libro, quello scritto da Carlo Massarini, giornalista musicale dal piccolo schermo così come dalla radio, che ha deciso di ripercorrere gli anni Settanta in note tra una serie sconfinata di fotografie scattate di persona, condite di appunti e aneddoti di quando la musica era moda, ma anche molto, molto altro. Non un'operazione nostalgica, quanto piuttosto una cronaca, musicale s'intende, ma pur sempre cronaca.
«Non sono partito con l'idea di creare un'autobiografia - racconta Massarini - anche se poi il libro in qualche modo può essere riassunto in questo modo. Era un'idea che avevo in testa da molto tempo, negli anni ho creato un archivio fotografico nel quale ho raccolto gran parte della musica che mi sono trovato davanti agli occhi in quindici anni. Ho pensato di organizzare le immagini con molti degli appunti scritti a proposito dei Settanta. La spinta decisiva è arrivata da un amico appassionato dei Genesis, che guardando i numerosi scatti che ho fatto al gruppo mi ha convinto a prendere in seria considerazione il progetto».

In due anni di lavoro, Mr. Fantasy ha ripreso in mano molto del materiale che già aveva, aggiungendone altro ricavato da una serie di ricerche fatte per vie traverse e giocando con i suoi vecchi pezzi: «La selezione principale è venuta da sé, perché ho deciso di mettere nel libro solamente gli artisti che avevo avuto modo di fotografare. Mi è dispiaciuto non poter inserire personaggi dei quali avrei voluto dire di più. Un esempio su tutti è quello di De André, del quale nella pagine del libro c'è solamente una polaroid molto bella con il figlio. La scelta è stata fatta a monte anche perché andavo solamente ai concerti degli artisti che mi piacevano. E' stata una scelta di cuore, fatta però già trent'anni fa».

Tra il mondo musicale di allora e quello di oggi, almeno pare, c'è un abisso
«E' un ambiente totalmente differente. Oggi, anche l'intenzione con la quale si fa musica è diversa. Il successo muove tutto, piuttosto che la realizzazione di qualcosa di storicamente rilevante. Quello che racconto io era il periodo nel quale chi decideva di seguire quella strada lo faceva per impegno e per voglia di rompere le barriere, andando oltre quello che già c'era. Le ambizioni sono diverse. E' anche vero che è cambiato il mondo attorno alla musica, a cominciare dalle possibilità d'ascolto. Oggi la musica è ovunque».

La sua musica, Massarini, l'ha raccontata in tv ma anche in radio.
«Le radio avevano un ruolo fondamentale. Ognuna cercava la sua originalità, a dispetto di quello che succede in generale adesso, con gran parte delle emittenti che fanno tutte le stesse cose, cercando di avere un po' più successo della radio a fianco. Le canzoni sono tutte uguali, tranne per alcune radio che cercano di fare una programmazione più differenziata. Paradossalmente, quando la musica era più difficile da reperire, era molto più vissuta. Adesso che la musica è in ogni dove, la percepiamo più che altro come un sottofondo».

Tutt'altro discorso per la televisione, dove le note raramente sono riuscite a crearsi un proprio spazio adeguato.
«In televisione la musica ha sempre avuto una vita difficile. Mr Fantasy è stato un programma nato quasi per sbaglio, eravamo un'anomalia anche allora. Dopo di noi, quel tipo di esperienza, fatta in quel modo, non ha avuto seguito se non nel periodo illuminato di Videomusic. Sul piccolo schermo la musica viene considerata buona solamente per i grandi eventi. Piace per Sanremo, per X Factor, per le manifestazioni che poi in realtà non sono occasioni dedicate solo alla musica quanto piuttosto allo show in generale.
Il musicista dovrebbe essere concepito come artista. In fondo le note hanno avuto anche il potere di creare dei codici stilistici, estetici e di comportamento. In televisione si coglie solo l'aspetto passeggero, quello del grande cantante che fa successo».

Quanti periodi sono racchiusi in realtà nel macro contenitore Anni Settanta?
«Diversi. E li ho vissuti tutti a pieno ritmo. La musica californiana è stata fondamentale, parlava alla mia anima e io ero in cerca di introspezione.
Il progressive era la magnificenza fatta rock, mentre il reggae è forse la musica che ascolto ancora di più oggi.
Il punk, all'inizio, ho faticato a capirlo, ma quando mi sono imbattuto nei Clash ho capito che quello sarebbe stato il modo per rifondare il rock. Poi è arrivata la disco, quella che ci ha riportati a ballare dopo anni passati ad ascoltare immobili. Ho scelto di occuparmi di musica perché ho creduto davvero che il rock avrebbe potuto cambiare qualcosa, così ho lasciato che cominciasse a cambiare la mia vita».

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