Dj Jad:«Il sarto cuce su misura un buon suono

10 febbraio 2010 
<p>Dj Jad:«<em>Il sarto</em> cuce su misura un buon suono</p>

Dopo una lunga pausa musicale, ma non creativa, Dj Jad torna in questi giorni con un nuovo album da solista, Il sarto, nel quale il turntablist degli Articolo 31 accorda basi, suoni e arrangiamenti alle voci di rapper e musicisti italiani diversi tra loro come Cor Veleno, Oscar White, Dj Enzo, Amir e Ghemon.
È il 1990 quando Dj Jad, al secolo Vito Perrini, irrompe nel panorama musicale insieme a J-Ax, Alessandro Aleotti, con gli Articolo 31, la band hip hop italiana per eccellenza. Da allora il suo percorso artistico è stato costellato da premi e successi ma anche da separazioni e da un periodo di lontananza dalle scene per tornare nel 2010, a quattro anni di distanza dal suo primo album da solista, Milano - New York, «carico e con una gran voglia di spaccare».

Perché Il sarto?
«È un omaggio a mio nonno che faceva questo mestiere negli anni '30 e 40' del Novecento. In questo album in certo senso ho vestito gli artisti con i quali ho lavorato».

Ha anche un tatuaggio con la scritta The tailor vicino a una puntina di giradischi, cosa rappresenta per lei?
«Ho da poco tatuato il termine anche in italiano. Il sarto è colui che cuce su misura un buon suono su una persona, creando qualcosa di unico».

In questo ultimo lavoro ha messo insieme sonorità diverse, dal reggae al jazz fino al soul, lei però è stato promotore negli anni '90 dell'hip hop in Italia con gli Articolo 31, come è nata questa passione?
«La black music me la porto dentro da quando sono bambino. Dico sempre che probabilmente ce l'ho da prima che fossi concepito.
Ho voluto dividere il cd idealmente in due parti. Da un lato ho giocato con altri generi e dall'altro ho inserito canzoni più dure, ma ovunque domina la presenza dell'hip hop, la musica che amo».

Ha collaborato con musicisti impegnati, come Oscar White e Dj Enzo, che da tempo denunciano con le loro canzoni la difficile situazione di un quartiere di Milano dove ci sono case fatte d'amianto. Secondo lei la musica può risvegliare le coscienze?
«La musica può dire tutto. Non è detto che il rap debba essere per forza di denuncia. Si possono descrivere anche sentimenti comuni, momenti di vita quotidiana. Per esempio nella canzone Sorrisi a tradimento si parla di invidia e in altre anche di amore. Mi sveglio, invece, è dedicata alla paternità… Esatto, il rap può parlare anche di questo e di tutto quello che sentiamo.
So cosa vuol dire essere padre perché ho una bambina. A lei, a mia moglie e a tutti coloro che mi seguono da sempre ho dedicato questo album».

Ha detto di aver cercato artisti di strada, lei cosa vede per le strade delle città?
«La musica vera e la gente che ha voglia di fare, che racconta lo schifo che c'è in giro o le esperienze che vive. Ho scelto di lavorare con artisti che stimo prima di tutto come persone».

Perché a un certo punto della sua carriera ha sentito l'esigenza di proseguire da solista?
«Non ho desiderato continuare da solo, semplicemente è successo. A un certo punto io e J-Ax ci siamo separati continuando ognuno per la sua strada, come accade a molti che lavorano insieme.
Sono comunque contento del mio percorso, non rinnego nulla, anche quando con gli Articolo 31 abbiamo avuto una svolta rock».

Ci parla del progetto che ha lanciato Salviamo il vinile?
«In realtà è un progetto di qualche anno fa che ora è fermo, ma è pronto per essere ripreso. Mi piace l'oggetto, l'idea di prendere un disco tra le mani, muoverlo. È un po' come con i libri: averli in mano, poterli toccare, accarezzare è una questione di sensi. Con i file digitali tutto questo si perde».

C'è un po' di nostalgia in questa sua ricerca?

«Ce n'è molta. Il vinile è legato a un periodo della musica e della mia vita».

Il sarto è il primo album prodotto dalla sua etichetta discografica La Sartoria Record perché ha deciso di buttarsi in questa nuova esperienza?
«È stata una scelta maturata in seguito al percorso personale e artistico che ho fatto in questi anni. Ho uno studio di registrazione dove posso 'vestire' gli artisti con i quali si crea sintonia e portare avanti la musica che mi viene dal cuore e dalla pancia».

Lo dice con il tono di chi ha ricevuto molte delusioni…
«Qualcuna l'ho avuta. Quando ho proposto il mio progetto molte case discografiche erano titubanti. Gli Articolo 31 hanno portato l'hip hop in Italia, siamo stati i primi, abbiamo fatto la storia della musica per quanto riguarda questo genere e lo dico senza sentirmi un grande. Mi aspettavo più fiducia. Vedere l'incertezza dei discografici mi ha amareggiato, però non mi ha demoralizzato, anzi mi ha dato la giusta incazzatura per realizzare questo lavoro».

Sono passati quattro anni dall'album Milano-New York, perché ha lasciato trascorrere questo tempo?
«Nel 2006 mi sono sposato e poi è nata Sophia. Nel tempo le esigenze sono cambiate, dovevo pensare prima di tutto alla mia famiglia. Avevo bisogno di riflettere su di me per capire chi sono. E poi per un progetto come Il sarto c'è voluto del tempo. 'Cucire' è un lavoro accurato».

Oggi chi è Dj Jad?
«Un padre, un marito, una persona che ha passione per quello che fa e continua a fare musica per passione».

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