Luca Marino (Sanremo Nuova Generazione): «Canto perché altrimenti so fare solo pantofole»

11 febbraio 2010 
<p>Luca Marino (Sanremo Nuova Generazione): «Canto perché
altrimenti so fare solo pantofole»</p>

Sul palco dell'Ariston, canterà Non mi dai pace. Ma a non dargli pace, prima di Sanremo, è solo un raffreddore bestiale. Ha per ora voce che poco emerge, insomma, l'emergente Luca Marino. Che, a 28 anni, con la musica nelle dita da quando ne aveva 15, uscirà il 19 febbraio col primo dei tre album per cui ha un contratto con la Warner Music Italia: Con la giacca di mio padre.

Stato delle cose, a cinque giorni dal grande esordio?
«M'imbottisco di Propoli, bevo tanta acqua e evito di prendere freddo».

Non c'è male.
«Primo obiettivo: restare in piedi sul palco, non crollare fisicamente. Per il resto, mi emoziona sapere che chi mi guarderà, davanti alla Tv, mi trasmetterà forza. Mio padre per primo».

Lo vedeva, da bambino, Sanremo?
«Sì. Ricordo al liceo la serata di Elio e le storie tese. Avevo un mal di denti allucinante».

Insomma mese da sempre fortunato, per lei, quello di febbraio.
«Ma stavolta la posta in gioco è più alta».

Cosa faceva prima di Sanremo.
«Suonavo nei locali. Pur di camparci, mi adattavo a ogni contesto. L'ho fatto anche in un'orchestra di liscio, nelle balere, nelle feste di paese».

Adesso?
«Faccio interviste 24 ore su 24. Anche sotto la doccia».

Come ci finisce a Sanremo uno che sognava di diventare fumettista?
«Dopo il liceo artistico, ho lavorato nel laboratorio di pantofole di famiglia. Non ho fatto che disegni e ciabatte, insomma, in vita mia. Poi da ragazzino mi divertivo a tratteggiare personaggi emuli dei Nirvana: uno ananas, uno sedano, l'altro zucchina. Erano i protagonisti del mio Acid Fruit, Frutta acida».

E...
«E il primo anno di liceo m'innamorai perdutamente della chitarra. Giocavo con gli accordi, in camera da letto. E finivo per addormentarmi appoggiando l'orecchio sulla cassa della mia classica. I miei giri, mi conciliavano il sonno».

A sentirla così non si direbbe, come la raccontano, un fan sfegatato di Sex and the city.
«E invece sì. Amo Carrie su tutte. È il mio tipo di donna. La trovo mozzafiato. Almeno quanto la poesia».

A questo punto il poeta che su tutti l'ispira?
«William Blake. Quando racconta perché Cupido, il dio Amore, era un ragazzo e non una ragazza».

Ragazza o ragazzo che fosse, a lei l'ha colto, Cupido?
«Oserei dire che m'ha stroncato. Sì, posso dirmi colpito e affondato. Che vale un: impegnato».

Dunque mentre lei canterà sul palco a una donna fischieranno le orecchie?
«No, brilleranno gli occhi. Lei lo sa, che le mie strofe le sono dedicate».

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