La fame di Camilla: «Sanremo, la nostra chance»

12 febbraio 2010 
<p>La fame di Camilla: «Sanremo, la nostra chance»</p>

Con buone credenziali, tanti concerti, un disco pubblicato e un nome che già ha iniziato a farsi notare, La fame di Camilla si presenta all'Ariston.

Com'è nata Buio e luce?
«L'abbiamo composta una settimana prima della scadenza del bando per la partecipazione al Festival. Abbiamo sentito subito che era un brano adatto a Sanremo, pur non essendo classicamente 'da festival': rappresenta molto bene il nostro sound. Il testo è sgorgato fuori in maniera istintiva, e parla di questo dibattersi, tipicamente umano, tra ragione e istinto. A volte, seguire l'istinto è meglio».

Quanto è significativo per voi questo concetto, dato che avete intitolato Buio e luce anche il vostro album?
«E' un'idea che ci identifica, non ha dato solo l'input alla canzone».

Cosa troveremo nel vostro disco?
«Le canzoni che abbiamo già pubblicato in La fame di Camilla, il brano del Festival più altri due. Avremmo potuto fare un album nuovo, ma volevamo dare una prima vera possibilità di visibilità a queste canzoni già edite».

Sanremo perciò è una seconda chance per questi brani?
«No, è una prima chance giusta. Quello dell'Ariston è un palco prestigioso e noi, anche se veniamo dal mondo indie, non siamo snob: questa è una vetrina importante per la musica, e se ci sono venuti gli Afterhours perché non dovremmo esserci noi?»

La fame di Camilla: come vi è venuto in mente di chiamarvi così?
«Con fame si intende la necessità di nutrire l'anima. Per noi, questo cibo sono la musica e le emozioni. Nel nostro nome, poi, è inserita la parola medicami, che è una richiesta di aiuto. Tutto questo ci è stato suggerito da una frase del filosofo Feuerbach, che dice: l'uomo è ciò che mangia».

Perciò non c'è nessuna Camilla…
«No», ridono.

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