Michael Jackson, il rabbino, l'avvocato e il sosia

14 febbraio 2010 
<p>Michael Jackson, il rabbino, l'avvocato e il sosia</p>

"Doveva tirarlo fuori prima il libro, quando Michael era nei guai, e spiegare chi era veramente. Non adesso che non c'è più!". C'erano anche commenti amari, oggi, alla Michael Jackson Europaen convention di Milano, la cui mattinata è stata dedicata interamente ai racconti del rabbino Shmuley Boteach, per due anni confidente intimo della popstar e oggi autore di Il libro che Michael Jackson avrebbe voluto farti leggere. Erano meno di un migliaio i presenti all'incontro di oggi, lo zoccolo duro dei seguaci e degli estimatori di Jackson, soprattutto membri del forum mjportal.com: ragazzine delle medie, trentenni, qualche coppia che celebrava un inedito San Valentino; c'erano alcune mise in esplicito omaggio al re del pop (cappello nero come nel video di Bad, giacche borchiate nere), c'era l'immancabile sosia che si faceva fotografare con alcune delle fan più giovani, c'era chi si commuoveva, come un donna bionda che ha abbracciato a lungo un altro degli ospiti d'onore, Brian Oxman, il legale di Michael Jackson, l'avvocato che lo ha seguito nelle brutte vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto e che ancora oggi si batte per accusare Conrad Murrey, il medico che seguiva la pop star negli ultimi mesi. "Thank you, thank you", diceva la donna a Oxman prima ancora che lui parlasse, non si sa se per l'assoluzione del 2005 (quando per la seconda volta Jackson fu accusato, ma poi prosciolto, per abuso su minori), o se per la campagna portata avanti assieme alla giornalista Katrhyn Milofsky affinché Murray venisse accusato di omicidio.

Perché una convention, soprattutto se dedicata al re del pop scomparso pochi mesi fa, è anche questo: fatti ed emozioni, fan ed "esperti", commozione, sincerità e, per qualcuno, opportunismo.
Da una parte un rabbino, amico di Jackson, certo, ma per un periodo di tempo circoscritto, con un libro messo nel cassetto oltre otto anni fa, dall'altra fan che non ci stanno a venire catalogati come vittime di una passione cieca e acritica e non vogliono alcuna "illuminazione".
Da una parte ci sono le parole di Boteach, che più volte ripete: "Il mondo non voleva vedere la grande umanità di Michael, anche voi fan volevate solo che fosse un performer che cantasse e ballasse senza problemi"; dall'altra alcuni fan che si ribellano, e una prende la parola accusando i media: "Perché voi giornalisti riprendete solo quando si parla di problemi e abuso di farmaci, e ignorate il grande impegno di Michael per l'umanità e i bambini?".

Già, i bambini: anche di loro si fa un gran parlare: il rabbino ricorda quanto Michael Jackson li amasse, quanto ribadisse come da loro ci fosse solo da imparare, quanto simili fossero all'artista stesso per la loro innocenza. E delle accuse di pedofilia non si fa parola, perché il libro di Boteach è stato scritto proprio - così dice - per riabilitare completamente la figura del cantante, perché i fan non hanno mai avuto dubbi sulla sua innocenza, perché in sala c'è lo stesso avvocato pronto a ripetere le sentenze che hanno ribadito che Michael era innocente.
Ma nonostante gli entusiasmi con cui vengono accolti i video con contributi inediti, le clip audio dei discorsi tra Jackson e Boteach, le dichiarazioni del coreografo, non si respira un clima di armonia in sala: prevalgono l'amarezza, di certo sincera nel pubblico, per la morte prematura di un personaggio amato e lo sdegno di molti per come il suo volto pubblico è stato rappresentato. E la buona fede di chi adesso gira il mondo, sebbene con lo scopo di parlare bene di Michael Jackson, cavalcando l'onda lunga della sua scomparsa, desta qualche perplessità nei duri e puri della Michael-mania, che in fondo vorrebbero una cosa sola: ricordare un artista amato, e decisamente unico, con tutto l'affetto possibile.

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