Mattia De Luca: «Sanremo è solo un punto di partenza»

14 febbraio 2010 
<p>Mattia De Luca: «Sanremo è solo un punto di partenza»</p>

Cantautore, laureato in composizione al prestigioso Berklee College of Music di Boston, Mattia De Luca, 25, anni partecipa al Festival con Non parlare più.

Mattia, la motivazione di trasferirsi a 18 anni negli Stati Uniti è dipesa unicamente dalla musica?

«Sì, solo dalla musica. Pensare che sono partito che non sapevo leggere il pentagramma. Dopo la laurea mi sono trasferito a Los Angeles e sono stato anche a New York, dove ho vissuto la musica nelle cantine, negli appartamenti, sperimentando e collaborando con altri musicisti. Poi il visto è scaduto e sono tornato in Italia. Ho studiato anche canto, e tutt'ora prendo lezioni: considero la voce come uno strumento».

Ha fortemente inseguito il suo sogno…
«… e poi ho preso, credo per sfinimento, Caterina Caselli Sugar. Ero innamorato delle sue scelte artistiche e la volevo conoscere. L'incontro è durato 5 minuti, il giorno dopo mi ha chiamato per rivedermi: ero tesissimo al provino che ho fatto davanti a lei».

Qual è il suo obiettivo in questo Festival?
«Voglio far conoscere al maggior numero possibile di persone Dreamers, il mio album».

Ci racconta com'è nata la canzone sanremese, Non parlare più?

«Io scrivo in inglese, per ora mi trovo più a mio agio che con l'italiano. Questa canzone infatti è nata come Change. Con Francesco Tricarico ho scritto la versione italiana. L'album conterrà brani in entrambe le lingue».

Altre routine di scrittura, oltre all'uso dell'inglese?
«Non mi ritengo un autore prolifico, scrivo quando ho bisogno di farlo. Mi siedo al pianoforte per tirare fuori le mie emozioni: sembra proprio che sgorghino quando appoggio le mani sul piano. Scrivere a comando non sarebbe naturale: non dico di non riuscirci, ma non è la stessa cosa».

Come sta vivendo questo periodo di preparazione a Sanremo?
«Ho una gran voglia di fare il Festival, che si lega anche a tutto quello che verrà dopo: Sanremo è solo un punto di partenza, poi non so cosa succederà.
Di solito odio non sapere cosa accadrà in futuro, ma in questo caso è bello così: aspetterò di vivere il momento».

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