Sanremo, in attesa della prima serata con Nino D'Angelo

16 febbraio 2010 

E' uno dei veterani del Festival, dove canta in napoletano in coppia con Maria Nazionale. Nino D'Angelo ci racconta la sua vigilia, fatta di tranquillità, ma solo fino all'ultimo minuto. Prima della chiamata sul palco è proprio tutta un'altra storia...

Stasera salirete, voi big, tutti sul palco: per lei sarà più un momento di festa, o sentirà invece la competizione?
«No, niente competizione. Per me è una festa perché sono già contento di esserci, su quel palco. Spero che il mio brano piaccia al pubblico e che arrivi in finale. E voglio emozionarmi, perché oggi emozionarsi è diventato un optional, ma non può essere così, non deve essere così. Tutti noi dobbiamo emozionarci e desiderare», dice con passione.

Lei, con questo, è arrivato a quota cinque Festival, e ha nel suo curriculum anche un Dopofestival: qual è il ricordo più forte che ha della sua prima volta a Sanremo?
«All'epoca ero il caschetto biondo più popolare d'Italia, dopo quello di Raffaella Carrà . Ero un'icona del sud che tante volte non piaceva nemmeno al sud, ero accompagnato da scetticismo. Il mio non era un bel ricordo, ma lo è diventato con il tempo. C'è un piccolo particolare che vorrei aggiungere: mi è rimasto impresso quel momento in cui ero in attesa di salire sul palco e con me c'era Eros Ramazzotti, che mi confessava che quella notte non aveva chiuso occhio».

Quale consiglio darebbe ai debuttanti di quest'anno?
«Questo palco fa tremare, ma per un giovane con una bella canzone è una vetrina fondamentale. Dico loro di giocarsela bene».

Ha un rito scaramantico che mette in atto ogni volta che sta per salire sul palco dell'Ariston?
«No, ma c'è una frase che dico sempre a Paola, una mia amica che lavora con me da anni. Un attimo prima che mi chiamino per cantare le dico immancabilmente che me la sto facendo sotto, ma glielo dico in maniera più colorita».

Con Nino D'Angelo si esibisce la cantante partenopea Maria Nazionale. A lei chiediamo com'è duettare con Nino.
«E' fantastico. Con Nino potrei essere in Giappone e mi sentirei sempre a casa perché lui si porta dietro le sue radici. E' molto legato alle sue origini, e questa cosa riesce a comunicarla anche a chi gli sta attorno».

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