Simone Cristicchi. E io mi nascondo

17 febbraio 2010 
<p>Simone Cristicchi. E io mi nascondo</p>

Tre anni fa ha vinto Sanremo con una canzone sui matti. Ora ci torna con un altro pezzo che fa discutere perché tira in ballo Carla Bruni. E in questa intervista dice la sua anche su Morgan, Povia, Marrazzo, Berlusconi. Insomma, non ha paura. Tranne di una cosa: una vecchia promessa che lo costringerà a mimetizzarsi sul palco dell'Ariston

D 'accordo, l'«incidente diplomatico», per cui Carla Bruni disertava il Festival di Sanremo irritata dalla canzone di Simone Cristicchi, che fa: «Che bella Carla Bruni, se si parla di te il problema non c'è», è stato smentito dalla stessa première dame. Ma perché il cantautore romano, come simbolo del gossip, ha chiamato in causa proprio lei? Che so, oggi è più attuale Brangelina. Ora possiamo confessarlo. È stata anche colpa nostra. «Il testo di Meno male », dice Cristicchi, «è stato scritto con Frankie Hi Nrg, due anni fa, quando partecipò a Sanremo, ricorda?». Eureka. Prima della gara avevo intervistato proprio Frankie. Mi aveva detto: «Carla Bruni. Provi a dirlo. È una magia. È la risposta universale a ogni problematica ». Ci aveva regalato il mantra, e noi ci avevamo fatto il titolo: Ripetete con me: «Carla Bruni». «Sui giornali in quel periodo c'era sempre la coppia presidenziale», continua Cristicchi. «Alla fine è diventato un intercalare tra noi, "E poi c'è Carla Bruni"». Ops.

Meno male, quindi, di che cosa parla?
«Dell'abitudine dei media di parlare d'altro, coprendo le notizie scomode. Gli esempi sarebbero tantissimi, sto leggendo La scomparsa dei fatti di Marco Travaglio. Il pezzo è dedicato a lui, un uomo che parla di fatti, non di opinioni, e per questo se da una parte è inattaccabile, dall'altra diventa pericoloso ». [...]».
[...]

Che cosa pensa di Morgan?
«Che è un musicista che avrebbe dato lustro a Sanremo, e all'Ariston sarebbe andato a cantare. Credo che non si sia reso conto lì per lì del danno che stava facendo con quelle dichiarazioni, ma si è scusato. Invece assistiamo a una forma di paternalismo: sei una pecorella smarrita che dobbiamo punire, ma se torni ripulita e disintossicata, ti perdoniamo. Ad alcuni può sembrare un gesto nobile, invece è solo ipocrisia. Si sa che circola la droga, ovunque, non solo nell'ambiente dello spettacolo, ma si tollera. Poi quando uno ammette che ne fa uso viene massacrato. E la punizione ormai è "eliminarti dal video", come nei reality».

[...] Dopo la vittoria a Sanremo, tre anni fa, con Ti regalerò una rosa, oltre a girare in tour, ha avuto un figlio, Tommaso, che ora ha due anni. Nella canzone Insegnami, dedicata a lui, dice: «Mi raccomando non fare il cantautore».
«È un privilegio, per carità, però è anche una vita di alti e bassi. Sicuramente non lo farei cantare ora, i programmi tv con i bambini-cantanti non mi emozionano, sembrano mostri. Nel disco volevo inserire, ma non ho fatto in tempo a finirla, una canzone sul tema: I bambini fanno audience».

Una citazione di Povia, che quest'anno è a Sanremo con una canzone su Eluana Englaro. Lo conosce?

«Io e lui eravamo a suonare la chitarra in piazza, a Firenze, nel 2004. L'anno dopo siamo "esplosi" entrambi, lui con Quando i bambini fanno oh, io con Che bella gente. Eravamo molto legati, poi ci siamo persi. Credo che ci voglia coraggio a parlare di un argomento del genere e anche a prendersi le critiche».

Non pensa sia una mossa furba, per attirare l'attenzione, visto che l'anno scorso aveva portato al Festival una canzone sull'omosessualità?
«Immagino che senta quello che canta. Forse ha trovato un'ispirazione come io l'ho avuta per Legato a Te, dedicata a Piergiorgio Welby. Ho notato, comunque, che dopo Ti regalerò una rosa, le canzoni "sociali", al Festival, hanno avuto più fortuna. Ma sa che le dico?».

Che cosa?
«Avrei voglia di fare un disco dove non parlo di niente, mi viene voglia di diventare come Biagio Antonacci, questa volta sul serio. È più semplice. Perché se sei quello che affronta temi pesanti, diventi un rompicoglioni o un furbo. Se, dopo Ti regalerò una rosa e il tema dei matti, avessi presentato un'altra canzone dell'album, L'ultimo Valzer, in cui racconto di un anziano in un ospizio, mi avrebbero massacrato».

A proposito: Massimo Tartaglia, l'attentatore di Berlusconi, è definito un folle. Cristicchi che cosa ha pensato?
«Di gesti folli così ne succedono ogni giorno, e la violenza è sempre da condannare. Detto questo, mi viene in mente una cosa che dico negli spettacoli: la legge italiana del 1904 etichettava il matto come "colui che è pericoloso per sé e per gli altri ed è di pubblico scandalo". La battuta è: "Praticamente un politico dei nostri giorni"».

Se continua così, rischia di essere «eliminato dal video» subito.
«No, ho avuto un riscontro eccellente sulla canzone. Mio figlio, dopo averla ascoltata, l'ha voluta risentire dieci volte: lì ho capito che avrebbe avuto successo [..]».

Quindi niente paura.
«No. A parte una. Essere evirato».

Prego?
«Dopo la vittoria del 2007, ho promesso alle Iene che se fossi tornato all'Ariston... Spero di mimetizzarmi».

>> LEGGI L'INTERVISTA COMPLETA SU VANITY FAIR 07/2010. IN EDICOLA

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RISULTATI
romina 82 mesi fa

simpatico cristicchi..la sua musica fa' ballare

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