Ha debuttato ieri sera all'Old Fashion di Milano, Luce
Caponegro, in arte Selen, nella nuova
veste di deejay. Dalle 22 alla consolle, l'ex porno diva - passata
poi al teatro e alla televisione (il pubblico la ricorderà per la
sua partecipazione al reality La Fattoria) - ha presentato
il suo cd singolo The star of the night, in vendita su
Itunes a 3,99 euro. Previsto anche un tour, di una trentina di
date, che partirà nei prossimi mesi e andrà avanti per tutta
l'estate. Per questa nuova carriera musicale, Luce Caponegro si è
riappropriata del nome d'arte Selen, che aveva accantonato ai tempi
dell'addio al cinema hard, avvenuto una decina di anni fa. «Questo
ritorno alle origini mi ha scioccata», dice a Vanity
People l'attrice.
E allora come mai è tornata a essere
Selen?
«Inutile negarlo: mi sono dovuta arrendere alle esigenze di
mercato. Quando proponevamo una serata con Luce Caponegro, la
risposta era "Chiiii?". Quando poi dicevamo "Selen"... "Ah, ma sì,
certo che la vogliamo"!».
È normale.
«Sono consapevole che lei sia più famosa di me. Per questo le ho
chiesto di riprestarmi il nome... A patto, però, di non esagerare e
di rimanersene buona e tranquilla al suo posto».
Luce Caponegro non va d'accordo con
Selen?
«Il personaggio ha fagocitato la persona, e non le ha permesso di
farsi vedere per quello che è. Per questo, per anni ho dovuto
lottare per fare emergere Luce. Ma in parte credo di esserci
riuscita: per il pubblico televisivo io oggi sono Luce e non
Selen».
Luce cosa pensa oggi di Selen?
«Che è stata una grande artista, e lo dimostra il fatto che, come
lei, non ce ne sono state altre. Il problema purtroppo è che,
essendo un Paese ipocrita, l'Italia non ha riconosciuto la sua
arte».
Come mai ha deciso di tornare proprio in veste di
dj?
«Giuro che è iniziato tutto come un gioco. Da tre anni a questa
parte ho fatto la mamma a tempo pieno, dedicandomi interamente a
mio figlio (nato nel 2006 a distanza di vent'anni dal primo, ndr).
Praticamente non uscivo più di casa, e il massimo della mondanità
era andare al parco o alle giostrine. Così, per mantenere un minimo
di vita sociale, ho iniziato a organizzare delle cene "musicate" a
casa mia, in cui mettevo un sottofondo per l'aperitivo, uno per la
cena, un altro per il salotto.... Finché un amico, proprietario di
discoteche, mi ha proposto di prendere lezioni da uno dei suoi
deejay e ho accettato la sfida, anche perché avvertivo la necessità
di tornare sotto i riflettori».
Ha imparato subito a districarsi con la
consolle?
«Per niente, anzi, è stato difficilissimo. Io sono la persona più
antitecnologica del pianeta: vado in crisi anche davanti ai tasti e
ai programmi della lavatrice!».
Che genere di musica propone?
«Un genere "furbetto": un bel commerciale con alcuni pezzi più
ricercati e remix inediti che spaziano dalla dance anni '90 di
Corona a quella più attuale di Jennifer Lopez. Sarà una musica
sensuale, allegra, ballabile da chiunque, anche perché penso che la
techno sia ormai defunta... E per fortuna direi».
Dopo il Partito dell'amore di Moana Pozzi e Cicciolina,
il movimento Eros è liberazione di Tinto Brass, candidato alle
prossime regionali. A lei non è mai venuto in mente di darsi alla
politica?
«Mi hanno chiesto tre volte di candidarmi, da tutti i fronti, ma
io ho declinato perché ho altro da fare. La cosa però fa capire
quanto valga oggi la politica: la verità è che si cerca un volto e
basta».