Bobo Rondelli, il «ragazzaccio» livornese ha conquistato Milano

18 maggio 2010 
<p>Bobo Rondelli, il «ragazzaccio» livornese ha conquistato
Milano</p>

Roberto Rondelli, per tutti Bobo, è un ragazzaccio. Ma uno di quelli a cui non si può non volere bene, che ad averlo come compagno di banco non potresti fare a meno di passare il compito da copiare. A volte scurrile, mai veramente volgare, non conosce il politically correct (e menomale), ma è dotato di una rara e profonda e umanissima sensibilità. Il tipo di uomo che le donne farebbero a gara per provare a «salvare». Senza riuscirci, naturalmente.

Bobo Rondelli è musicista, cantautore, poeta. Puro genio, straordinaria follia. Rude e raffinato allo stesso tempo. Ma di tutti gli aggettivi che gli si potrebbero attribuire, quella di «livornese» è l'etichetta più azzeccata: una cifra che diventa stilistica su di lui. Lui, che non ha mai fatto nulla (perché nulla gliene è mai fregato) per superare il provincialismo a cui sembra relegato, se pur con onore. Ma da cui ieri è uscito, esibendosi per la prima volta a Milano, sul palco del teatro Franco Parenti, per una delle tappe del tour che promuove il suo ultimo album, Per l'amor del cielo, nella cinquina finalista al Premio Tenco 2009.

Nove canzoni, una più bella dell'altra. Da Viaggio d'autunno (che Bobo ha introdotto così: «Una canzone allegra, perché ascoltandola uno pensa: "Se questo sta veramente così male, io a confronto sto una meraviglia"») alla canzone d'amore Soffio d'angelo («Quando si è innamorati non si ha voglia di far nulla, né di lavorare né di andare a pagare l'affitto o le bollette: essere innamorati è già un'occupazione»), passando per la bellissima e struggente Per l'amore del cielo («Che ho scritto pensando a mio padre, fuggito da Marzabotto poco prima della strage raccontata da Diritti in L'uomo che verrà , un film che mi ha molto colpito») e Mia dolce anima («Anche dopo la morte, le anime delle persone care restano in noi: è questa l'unica religione in cui credo, e io ho paura di morire»). E poi i versi lievi di Marmellata («E corro felice, come quando fischiavo via lontano dai giorni della scuola»), quelli di Gianni Rodari (descritto come «un born to loose perché credeva nell'utopia: ma al mondo non c'è nulla di più necessario dell'utopia») musicati in Il cielo è di tutti («Qualcuno che la sa lunga mi spieghi questo mistero: il cielo è di tutti gli occhi di ogni occhio è il cielo intero»), fino alla vecchia reinterpretazione (ma sempre eccezionale) di I don't wanna grow up di Tom Waits: Non voglio crescere mai. Un testo che per Bobo è quasi un manifesto. Quello di un ragazzaccio appunto. Ma adorabile.

Le altre date del tour:

9 giugno - Circolo degli artisti, Roma

19 giugno - Piazza Giotto, Vicchio (Fi)

18 luglio - Musica in Movimento, Nogara (Vr)

22 luglio - Teatro Le Ferriere, Follonica (Gr)

PS: A chi volesse saperne di più su Rondelli, si consiglia la visione del documentario L'uomo che aveva picchiato la testa, realizzato dal regista, suo amico e concittadino, Paolo Virzì (il titolo rimanda tra l'altro all'unica apparizione di Rondelli sul palco dell'Ariston, quando si presentò a Sanremo con l'allora band Ottavo Padiglione e, appunto, il brano Ho picchiato la testa: correva l'anno 1993).

 

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).