Robbie Williams: scusate se ho tradito

18 agosto 2010 
<p>Robbie Williams: scusate se ho tradito</p>
PHOTO COURTESY OF VANITY FAIR

La notizia del matrimonio di una rockstar maledetta ha sempre, in fondo, qualcosa
di deprimente: le fan più sfegatate e in età da marito si disperano e odiano la sposa,
tutti gli altri - uomini compresi - si sentono traditi perché piace pensare che ci sia
qualcuno che sfascia le suite degli hotel a cinque stelle anche un po' al posto nostro,
fa colazione con una bottiglia di whiskey come i nostri fegati non ci permetterebbero mai e si fidanza/sfidanza con la stessa di farmaci, n. 41/09): «Ho solo due mani, e le uso per tenere a bada gli incendi che mi scoppiano dentro, le mie infinite dipendenze. E quando ne spengo uno, se ne accende un altro, e io non ho abbastanza mani per placarli tutti e penso che non ce la farò mai».
Anche allora mi aveva parlato di Ayda con cui sta da quattro anni - ammettendo con candore che, se lui era ancora vivo, era soltanto merito di questa attrice di né chi fossero i Take That, ma nemmeno aveva sentito una sua canzone, «anzi solo Feel, una volta in macchina, ma non sapevo che fosse sua». Così, quando sono usciti per la prima volta e lei indossava un vestito «orrendo, con una specie di marsupio sul davanti, che quando l'ho vista ho pensato subito che fosse incinta», ricorda lui, non era per nulla intimorita né dal personaggio né nervosa per il look sbagliato. «Poi si è cambiata - dovevamo andare auna festa -, si è messa una cosa aderente e ho pensato: cavolo, per essere incinta è davvero uno schianto. La verità è che mi ero innamorato di lei dopo cinque minuti. Ma ci ho messo mesi ad ammetterlo a me stesso. Intanto ero entrato in clinica di disintossicazione, e là dentro la sua faccia e la sua voce erano sempre nella mia testa. Non è stato tutto rose e fiori, all'inizio: ci siamo mollati e ripresi un paio di volte. Ma sempre lì tornavamo, voleva ben dire qualcosa, no?».

Voleva dire che le promesse sbagliate si possono anche tradire.
«Esattamente. Non è stato facile, però. Io sono una persona piena di paure, ma Ayda ha saputo aggirarle tutte con la pazienza e la comprensione. Semplicemente, un giorno, ho capito che con lei accanto sono un uomo migliore e che ho voglia di darle il meglio, di me stesso e delle cose. Anche riguardo al matrimonio: fosse stato per me io sarei volato a Las Vegas e mi sarei sposato lì, senza nessuno. Ma ho capito che lei, come tutte le donne, quel giorno lo immaginava fin da bambina, aveva il suo film. Perché non farla felice e organiz
zare tutto secondo i suoi desideri?».

Non ha posto nessuna condizione?
«Solo che la cerimonia fosse semplice e breve: lo scambio delle promesse, e poi tutti a festeggiare. Niente testimoni, niente discorsi. La parte delle damigelle l'abbiamo affidata ai nostri otto cani. Erano elegantissimi coi collarini di fiori».

Perché avete tenuto nascosto a tutti il matrimonio fino all'ultimo minuto?
«In realtà due persone lo sapevano: mio padre e sua madre. A tutti gli altri 60 invitati avevamo detto che avrebbero partecipato a una festa per i miei vent'anni di carriera. Tema: James Bond Casino Royale. Abbiamo anche trasformato l'ingresso di casa in una sala da gioco di Las Vegas. Ma quando sono arrivati tutti gli abbiamo dato una scatola con dentro le partecipazioni e hanno capito il vero motivo per cui erano qui. Mi piacciono le sorprese. Del
resto, anche la mia richiesta di matrimonio ad Ayda è stata piuttosto strana».

Niente anello in ginocchio?
«Sì, c'era tutto. Ma le avevo detto: andiamo a fare colazione al bar. Era la mattina di Natale e lei, ovviamente, mi ha guardato storto. Ho insistito e l'ho fatta salire in macchina. Ho guidato fino al punto esatto in cui ci eravamo visti per la prima volta e lì l'ho fatta scendere. Le ho dato una carta da gioco con scritto: "Buon Natale signora Williams", e poi altre quattro carte, quattro regine di cuori. Su ognuna avevo scritto a pennarello una parola. Insieme componevano la domanda: Will-You-Marry-Me? (Vuoi sposarmi?, ndr). Mentre lei finalmente capiva il perché di quella messinscena, mi sono inginocchiato e ho tirato fuori l'anello. È a forma di giglio, un simbolo che io ho sempre amato e che è importante anche per Ayda: è l'antico emblema dei re di Francia, sua nonna, che viveva a Parigi, lo amava a tal punto che la sua famiglia l'ha fatto incidere sulla sua tomba. Mi piacciono i simboli, ci credo. Anche la carta della regina di cuori ha un senso per me, al di là del significato che lei è la signora assoluta del mio amore. Quando ho conosciuto Ayda, ogni volta che aprivo un mazzo di carte, mi veniva fuori la regina di cuori. Una coincidenza che quasi mi ha spaventato».

 

CONTINUA

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