Un ritorno dopo tre trionfi e cinque anni di assenza: Anna Oxa
ha confermato ufficialmente la sua presenza a San Remo. A dare
l'annuncio Gianni Morandi e Gianmarco Mazzi. La cantante presenterà
in gara un brano rock, mentre per la serata-evento del 17 febbraio,
dedicata ai 150 anni dell'Unità d'Italia proporrà «'O sole mio» in
una versione internazionale.
Leggi anche l'intervista di Andrea Scarpa, in sclusiva a
Vanity Fair del 29/09/2010 : «Dimmi cosa mangi»
Non è matta, e questa è la prima notizia. È sempre bella, e
questa è la seconda notizia. A tratti è addirittura divertente, e
questa è la terza notizia. La quarta è che Anna Oxa, 49 anni, il 28
settembre pubblica un nuovo disco, Proxima, che segna il suo
ritorno a quattro anni e mezzo dall'ultima apparizione in pubblico,
a Sanremo. Da allora, non si era fatta
più vedere né sentire (rare eccezioni: il 21 giugno 2009 a San
Siro al concerto Amiche per l'Abruzzo, il 15 marzo scorso ad Amici
di Maria De Filippi per duettare con Emma e annunciare l'uscita di
questo lavoro, il 24 luglio al Festival Gaber di Viareggio). Da più
di cinque anni Anna Oxa non concede interviste.
Al Festival, nel 2006, cantò Processo a me stessa, e - come
sempre - non passò
inosservata, nonostante l'eliminazione e il penultimo posto in
classifica. Repubblica
scrisse: «Anna Oxa - scalza e mezza nuda - strilla come una pazza,
esalta il dramma oltre ogni decenza... Ha sfiorato l'orrore,
l'inquietudine di una canzone che non si capisce se parla
di follia o esprime direttamente un disagio mentale...».
A questo nuovo album - dieci canzoni più una traccia-fantasma
(Haiku) - hanno collaborato artisti come Ivano Fossati (suo il
primo singolo Tutto l'amore intorno), Pacifico (Apri gli
occhi
e Dopo la neve), Francesco Bianconi dei Baustelle (La tigre), Mara
Redeghieri
dei disciolti Üstmamò (Lodestar e la già citata Haiku), la
Bulgarian Symphonic Orchestra e i Piccoli Cantori di Milano. Anna
Oxa darà il via al Proxima Tour il 9 novembre con un
concerto nella sua Bari. L'appuntamento con la cantante barese
dalle lontane origini albanesi è alle 12 nell'atelier milanese
dello stilista che la veste. Arrivo con dieci minuti di
anticipo e la trovo in una specie di magazzino, tra centinaia di
capi appesi.
Come ad Amici indossa due maglioni - beige e azzurro - uno sopra
l'altro. È alta, magra, e con le sopracciglia sottili truccate di
bianco e verde. Ci sediamo vicino a un tavolo, beve un caffè, e poi
cominciamo. Parla a raffica, tende ad aprire molte parentesi, e a
volte va per
conto suo. Ogni tanto scoppia a ridere in maniera rumorosa e
contagiosa.
Lo ammetta: nel 2006 esagerò un po' sul palco
dell'Ariston.
«Quella fu una svolta, il mio big bang. Ero carica di energia
pura, pronta a spogliarmi
di tutto. Mi creda, fu un atto d'amore importante, alto,
forte».
Forse un po' troppo forte: molti le diedero della
squilibrata.
«Era un'opera non comune, ma vera. Credo che qualcuno si sia
spaventato, e qualcun altro l'abbia percepito come uno schiaffo. È
probabile che tanta gente volesse essere al mio posto e, non
potendo esserci, si sia infastidita».
Si disse che voleva piangere lacrime color sangue con un
effetto speciale.
«Falso. Vede, le performance così emozionanti a volte tirano fuori
il meglio dalle
persone, altre il peggio. In questo senso sono uno specchio: chi
parla male di
me lo fa perché ha visto qualcosa di brutto, di sé, riflesso in
me. Il problema non è
mio, ma di chi mi attacca».
Scusi, ma quando è diventata uno
«specchio»?
«Tutti noi lo siamo. E io, su quel palco, mi sono processata. Poi
ho imboccato un percorso di vita nuovo».
Che fine ha fatto in questi anni?
«Volevo capire meglio me stessa. Così mi sono chiusa in un nobile
silenzio a riflettere.
Per me è sempre stato molto importante essere padrona della mia
esistenza.
E solo con la conoscenza è possibile riuscirci.
Senza, è come vivere dentro una tormenta, in balìa di
tutto».
Lei c'è stata in quella tormenta?
«Per anni. Durante i quali mi sono fatta tante domande per poi
iniziare, finalmente,
la mia ricerca. La ricerca è tutto».
Quali domande?
«Ognuno ha le sue, anche se - prima o poi - si arriva
inevitabilmente a chiedersi:
"Chi sono? Dove sono? Voglio davvero quello che faccio?". Per
rispondere bisogna
lavorare su se stessi. Solo così si riesce a dare il meglio
attraverso la propria
arte e nei rapporti con gli altri. Solo così si diventa un veicolo
di serenità, pace
e amore. Ma ci vuole tanto coraggio per scavare dentro di
noi».
Crede in Dio?
«Non appartengo a nessuna banda, non ho colori, e non amo le
zattere. La mia fede
è la ricerca».
Mai sfiorata, anche solo per un attimo, dal pensiero di essere un
po' ridicola?
«Mai. Sono sulla strada giusta».
Solo per capire meglio: questo suo percorso è fatto anche
di letture?
«Potrei consigliare due libri di Fiorella Rustici: E Dio creò
la mente e Fai funzionare
bene la mente. Ma bisogna leggerli fino in fondo per iniziare
a capire».
È un po' difficile starle vicino, vero?
«Direi proprio di sì. Ma se si ricerca insieme, non ci sono
problemi».
È faticosa questa ricerca?
«Certo. Cercare l'essenza di sé, avvicinarsi a quel luogo da cui
normalmente
si scappa, non è facile perché lì crollano tutte le illusioni: si
vede la realtà. Ho
tolto la benda dagli occhi, come il protagonista della canzone di
Giorgio Gaber
(La benda, appunto, ndr). E ho capito su quale Matrix
siamo».
Che cosa ha visto?
«La mia stupidità, le mie parti non evolute, ma anche la mia
verità». E poi che cosa ha fatto? «Siccome non sono nata per essere
un burattino, ho iniziato a liberarmi dei tanti condizionamenti
indotti dai legami, dailuoghi, dalla mia storia. Ho smesso di
credere a quelle proiezioni, simili a filmsoprattutto d'amore - che
a volte mi hanno portato a credere in qualcosa che nonc'era».
Ci ha creduto spesso in questi film: si è sposata tre volte.
«Sì. Ma l'amore vero come fonte pura non può contenere la gelosia,
l'odio, il possesso. Quelle sono lacune di qualcunoche ha bisogno
di riempire con l'altro un vuoto interiore. Bisogna essere integri
per amare l'altro per quello che è. E poi, per amare gli altri,
evolvere e fare insieme un cammino, bisogna prima amare se stessi.
E le proprie brutture».
Quindi si è emancipata da gelosia, odio e
possesso?
«Non ce ne si libera mai davvero. Bisogna essere sempre vigili: di
queste cose ci
si può ammalare».
Lei si è ammalata?
«Io no. Ma ci si può ammalare in tanti modi: depressione, rabbia,
cattiveria... Siamo tutti parte di questo sistema che ha una scala
di valori sempre più bassa, e che io ho deciso di non volere più
subire. Mi sono fermata, senza piangere - detesto
piangere - e mi sono chiesta: "Che cosa posso fare per
rimediare?". Poi ho
iniziato a sistemare le mie cose».
Questo vuol dire che sa anche chiedere
scusa?
«Non solo. È troppo facile chiedere scusa. Bisogna anche risalire
ai motivi dei conflitti e scioglierli. Solo così torna tutto
a posto».
Squilla il cellulare con il verso di una cornacchia.
Ride, risponde veloce, e attacca.
Quindi, se incontra i vari ex mariti per strada, non li
mette sotto con la macchina?
«Non ho niente contro di loro. L'unico
problema è che questi passaggi si portano dietro le noie della
burocrazia. Per il
resto, se uno non comprende le cose importanti della vita, e
ripete gli stessi errori,
si fa male da solo. In fondo, tutto dipende da chi siamo. E anche
da che cosa
mangiamo».
Lei che cosa mangia?
«Sono una vegana strettissima. Non mangio alimenti di origine
animale: latte, formaggi, burro, uova, miele...».
Da quanto tempo?
«Da tanti anni. Prima ero vegetariana, poi sono diventata vegana,
poi vegana
strettissima: ho rinunciato anche alla soia, al sale,
all'aceto».
È difficile starle vicino anche a tavola...
«(Scoppia a ridere) Sì. A tanta gente piace farsi del male:
fumare, bere superalcolici,
mangiare carne e schifezze di ogni tipo. A me, no».
Con il matrimonio, dopo diverse esperienze
fallimentari, ha chiuso per sempre o potrebbe riprovarci
ancora?
«Vorrebbe essere il prossimo? È interessato? Sono già sposata con
me e con l'arte.
Comunque, se proprio vuole saperlo, sono single».
Se pensa al suo passato, di donna e artista, come lo
giudica?
«Penso semplicemente che non sapevo. Adesso so, e vivo di
conseguenza: scelgo. Non ho alcun problema con il mio passato. In
fondo sono da sempre una trasformista e un'anticonformista. La mia
prima immagine, per esempio (quella più o meno punk di
Un'emozione da poco, ndr), è nata in collaborazione con altri
(Ivan Cattaneo, ndr), ma mi apparteneva intimamente. In
tutti questi anni ho costantemente e coraggiosamente cambiato
aspetto sapendo di avere un dono, la voce, che - come un fiume - a
volte è
sporca di detriti, a volte è pura come la fonte del Gange. E
questa voce oggi è più
potente e versatile, grazie al percorso interiore fatto».
Non teme che il pubblico - alla luce di questa sua nuova
consapevolezza - possa
trovarla spigolosa, difficile, noiosa?
«Nessun timore. Se mi conosco davvero, se sto bene con me stessa,
e mi amo, questo si riflette anche nella mia vocalità e nel mio
modo di stare in scena: darò alla gente solo verità, armonia e
amore. E arte. Quell'arte che oggi troppo spesso manca, così l'uomo
viene degradato a semplice consumatore. Il "sistema" ci vuole tutti
globalizzati e appiattiti. Cosa che, ovviamente, io non
accetto».
Questa consapevolezza che ricaduta ha sulla cittadina? La
politica la segue?
«Certo. Io faccio politica con la mia vita. Voglio osservare,
capire, scegliere. E prendermi tutte le responsabilità. Ecco perché
non seguo una religione».
Quando arriva la scheda elettorale che cosa fa?
«Vado a votare dopo aver deciso da sola per chi. Il problema è che
tanti politici dovrebbero andarsene per lasciare spazio alla gente
perbene, che c'è. Io non mi sento rappresentata da questi qui. Chi
può onestamente dire di essere contento di loro?».
Potrebbe mai impegnarsi in politica?
«Se mi dessero spazio, sì. Forse non sono simpatica a molti, ma lo
farei».
Le hanno offerto una candidatura?
«No. Ma potrei farci un pensierino. La politica è tutto.
Comincerei a darmi da fare subito con la scuola, che è da
rifondare».
Grillo le piace?
«Non l'ho seguito tanto, dico la verità. Non mi va di dire
qualcosa a casaccio».
E Fini? Vendola?
«Tutto da verificare. Sono una donna che fa, mi interessano solo i
fatti».
Per mesi si è detto, e scritto, che le canzoni di questo disco le
avrebbero firmate anche
Ennio Morricone, Biagio Antonacci,
Samuele Bersani, Daniele Silvestri: perché non ci
sono?
«Erano solo chiacchiere. In questo lavoro c'è tutto il mondo che
ho ascoltato in
due anni. Sono andata, e sto andando, in posti
straordinari».
È tornata a lavorare con Ivano Fossati:com'è
andata?
«Ho iniziato con lui a 16 anni (nel 1978 il cantautore
genovese scrisse per lei la sanremese
Un'emozione da poco e Fatelo con me, pubblicate entrambe
nell'album
d'esordio Oxanna, ndr), e con lui ho iniziato ancora una
volta. È stato emozionante
e tenero, non ci vedevamo da trentadue anni. Abbiamo parlato
tanto. E la
sua parte cantata l'abbiamo voluta insieme, non poteva che essere
così».
Se questo disco si rivelasse un flop?
«Non sarà così, perché ho realizzato qualcosa di importante.
Testi, musica,
voce, e anche gli abiti: tutto è innovativo. Comunque vada, non
rimarrò delusa,
anche perché non ho più aspettative. E poi, se una sa, non può più
sbagliare».
L'errore più frequente?
«Fare le interviste... (grossa risata)».
Forse anche qualche canzone.
«Anche, è vero. Ma non provo più niente per quegli errori, quelle
persone. È come se avessi tagliato tutti i cordoni ombelicali. Sono
leggera. Libera».
Le sarà rimasto almeno un difetto.
«Perché lo devo dire proprio a lei? Forse non ne ho più».
In Tv tornerebbe a lavorare?
«Non escludo niente. Se vado in Tv, non divento quella cosa lì.
Resto sempre me
stessa».
Nel 1978, dopo l'exploit a Sanremo, come cambiò la sua
vita?
«Io rimasi quella di sempre: tranquilla e timida. Con la
popolarità, però, iniziarono
i problemi con gli altri. Ho preso tante sportellate in faccia.
Avevo solo sedici
anni e mi sono trovata al centro di un sistema che mi ha fatto
cadere spesso. Mi
sono sempre rialzata da sola, però».
Ai suoi figli farebbe iniziare la carriera così
presto?
«Se dimostrassero di essere nati per seguire questa strada, sì.
Aiutandoli, però».
Vorrebbero fare i cantanti anche loro?
«Non parlo dei miei figli».
Fra non molto compie 50 anni: è un traguardo che la
inquieta?
«No. Finché reggo, reggo. Che cosa posso fare?».
Quali sono stati gli incontri importanti della sua
vita?
«Quello con me stessa le sembra poco? C'è gente che passa una vita
senza incontrarsi
mai».
Il registratore segnala che stiamo parlando da 1 ora e 58 minuti.
Sul tavolo vedo
una borsa marrone. Non ci penso più di un secondo. E la punto con
il dito indice.
Quella è sua?
«Sì».
Le dispiacerebbe svuotarla per farmi vedere che cosa c'è
dentro?
«No. È impazzito? Al massimo le tiro fuori una merendina vegana.
La vuole?».
Proviamo.
«È alla nocciola, senza burro e senza grassi vari. La assaggi.
Com'è? ».
Buona davvero, grazie. Estragga qualcosa, sia
gentile.
«Non mi va. Se le chiedessi: "Mi fa vedere
le mutande, che cosa farebbe?».
Se vuole.
«Le avrà bianche».
Mi abbasso i pantaloni.
«Nere! È che cavolo, è lugubre! Ma che fa chic, nere?».
Sembra quasi simpatica.
«Lo sono».
Per tanta gente non lo è.
«Lo so. A volte posso esserlo, altre no. Ma, in fondo, che cosa
sono la simpatia o l'antipatia?».
Adesso dove vive?
«A Milano. Lei?».
Anche.
«Di solito che cosa mangia?».