Richard Ashcroft: «Gli inglesi devono imparare da Materazzi»

10 giugno 2010 
<p>Richard Ashcroft: «Gli inglesi devono imparare da Materazzi»</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Nel 2005, sul palco del Live8 di Londra, il collega (e amico) Chris Martin, leader dei Coldplay,definì Richard Ashcroft il migliore cantante al mondo, nonché autore della più bella canzone mai scritta: Bitter Sweet Symphony. Il brano, del 1997, era contenuto in Urban Hymns, l'album più famoso dei Verve, di cui Ashcroft era all'epoca frontman. Da allora, i Verve si sono divisi e riuniti tre volte. L'ultimo scioglimento risale all'agosto 2009. Neanche un anno dopo, Ashcroft torna con un nuovo singolo (Born Again), un nuovo disco (Redemption, dal 13 luglio) e una nuova band, The United Nations of Sound.

Il suo blog si chiama Brain, «cervello»: si definirebbe un tipo «spirituale»?
«Diciamo che m'interessano parecchio filosofia, teologia e religione. E ne parlo in quasi tutte le canzoni. Ma che male c'è? La musica pop non deve necessariamente essere stupida. Ho sempre creduto che le creazioni migliori, siano esse canzoni, film, libri o opere d'arte, debbano avere un appeal sia per il pubblico di massa, sia per quegli individui che hanno voglia di scalfire la superficie delle cose. Cerco sempre di creare qualcosa che abbia più sfaccettature possibili».
Se la sua musica fosse un'opera d'arte, a quale corrente apparterrebbe?
«Ogni mio brano è un pezzo di pop art, compone il tutto ma vive anche di vita propria. E pone solo domande - chi sono? Che cosa siamo? -, non da mai risposte: così, chi si innamora di una mia canzone riesce facilmente a farla propria».
Volando un po' più basso: i Mondiali, secondo lei, che è un grande fan del calcio, chi li vincerà?
«È difficile fare pronostici, ma, come tutti, penso che le favorite siano Brasile, Spagna e Argentina».
Avrei scommesso che  rispondesse: «L'Inghilterra, naturalmente»!
«Stavolta gli inglesi non soffrono la sindrome di pensare di essere chiamati a vincere per diritto divino, siamo più realistici rispetto al passato. Certo, sappiamo di avere il potenziale per arrivare in fondo, ma anche che serve fortuna. Avremmo bisogno di qualcuno con il vocabolario spiccio di Materazzi, che al momento opportuno sappia sussurrare le parole giuste nell'orecchio dell'avversario…».

L'intervista completa sul numero 24/2010 di Vanity Fair in edicola dal 16 giugno.

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RISULTATI
Nora 78 mesi fa

In un mondo in cui la materia si vendica sulla poesia, fa sognare ancora la luce di Richard Ashcroft, sciamano metropolitano! La sua è una voce che viene da un luogo dove non c'è spazio, nè tempo .... nettare d'ambrosia per l'anima

Simone 78 mesi fa

Ashcroft numero 1. Genio assoluto, il più grande di tutti!

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