Richard Ashcroft: « Nessuno può dirsi mentalmente sano su questa Terra»

22 giugno 2010 
<p>Richard Ashcroft: « Nessuno può dirsi mentalmente sano su questa
Terra»</p>
PHOTO KIKA PRESS

«il cantante più bravo del mondo». Era il 2005 quando, sul palco del Live8 di Londra, Chris Martin così presentò Richard Ashcroft. Aggiungendo che era sempre lui l'autore della più bella canzone mai scritta: Bitter Sweet Symphony, del 1997, contenuta appunto in Urban Hymns, l'album più famoso dei Verve, di cui Ashcroft era all'epoca frontman. Da allora, i Verve si sono divisi e riuniti tre volte: l'ultimo scioglimento ad agosto 2009. A neanche un anno di distanza, Ashcroft, inglese di Wigan, a mezza strada tra Liverpool e Manchester, un passato di droga e depressione, un presente di marito (di Kate Radley, musicista anche lei) e padre (di Sonny, 10 anni, e Cassius, 6), torna con un singolo (Born Again, dal 25 giugno in radio), un album (The United Nations Of Sound, esce il 20 luglio) e una nuova band, Rpa &The United Nations of Sound. Band che ha iniziato a collaudare con un mini tour europeo, partito il 5 giugno da Ancona


Qual è, secondo lei, il segreto di una canzone ben riuscita?
«Il fatto di porre domande - chi sono? che cosa siamo? - senza dare risposte: così, chi si innamora di una mia canzone riesce facilmente a farla propria».

Anche la prima traccia di The United Nations Of Sound finisce con un interrogativo: Are you ready?
«Tutto l'album è incentrato sulla ricerca dell'anima. La mia, ma anche quella della musica americana: molte persone che hanno collaborato al disco hanno esperienze nell'R&B o, come Benjamin Wright (già leggendario collaboratore di Michael Jackson e Aretha Franklin, ndr) che ha curato gli arrangiamenti, appartengono a una generazione diversa, quella della musica nera. Vedere lavorare assieme ragazzi e ultrasettantenni è stato stimolante: alcuni dei brani li tenevo nel cassetto da dieci anni e solo con loro mi sono sentito pronto a tirarli fuori».

Anni fa la stampa inglese l'aveva ribattezzata «Mad» Richard, il ragazzaccio. Oggi ha messo la testa a posto?
«Non saprei, anche perché chiunque etichetti come mad un'altra persona dovrebbe poi riuscire a spiegare in che cosa consista questa "insanità". Nessuno può dirsi mentalmente sano su questa Terra».

È ancora amico dei fratelli Gallagher?

«Sono rimasto in buoni rapporti con entrambi, e sono curioso di vedere che cosa riserverà loro il futuro. Certo, mi dispiace che i fan abbiano sofferto per lo scioglimento degli Oasis, ma stare in una band è innaturale, a meno che non si continui ad avere diciassette anni in eterno».

Ha scelto di far partire questo tour dall'Italia. Da tifoso del Manchester United, non ce l'ha un po' di risentimento verso noi italiani?
«Quest'anno, in effetti, dietro le nostre disfatte c'è sempre stato il vostro zampino. Abbiamo perso il campionato per colpa del Chelsea di Ancelotti, e in Champions, quando siamo stati eliminati dal Bayern Monaco, arbitrava un italiano (Rizzoli, ndr). Io però tengo separati lavoro e fede calcistica, altrimenti dovrei suonare solo a Manchester».

L'intervista completa su Vanity Fair n.25 in edicola da mercoledì 23 giugno

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).