Ringo: «Sono stato raccomandato da Pier Silvio»

29 giugno 2010 
<p>Ringo: «Sono stato raccomandato da Pier Silvio»</p>
PHOTO ANDREA COLZANI - COURTESY OF VANITY FAIR

Con i jeans stretti, le scarpe da ginnastica e i capelli tinti di biondo, Ringo - nome d'arte del milanese Rocco Anaclerio - sembra un ragazzino, anche se a febbraio compirà 50 anni. Appuntamento che ignora spavaldamente: «Temo solo le malattie, del resto me ne frego».

Direttore di Virgin Radio, l'unica radio nazionale di solo rock, Ringo dal 3 al 6 luglio sarà a Venezia all'Heineken Jammin' Festival a trasmettere concerti e interviste, ma anche foto e filmati (per il sito www.virginradioitaly.it e la neonata Virgin Tv).

Ex batterista, ex parà, ex proprietario della storica discoteca Hollywood di Milano, Ringo come dj è un irriducibile.

Leggenda vuole che abbia avuto una storia con Charlize Theron.
«È vero. Una storiella. Ma le dissi che non ne avrei mai parlato. Geena Davis l'ho solo frequentata e mi sarebbe piaciuto portarmi a letto Dita Von Teese, ma non c'è stato nulla da fare».

È vero che Bruce Willis era un cliente affezionato?
«Se passava per Milano, veniva. A volte, chiuso il locale, si andava a fare colazione insieme. Una volta, dopo il caffè, andò via con Aida Yespica».

Ha avuto una figlia, Swami, da Elenoire Casalegno, che poi è stata, fino a un anno e mezzo fa, la compagna di Omar Pedrini. A Vanity Fair, Pedrini ha detto che gli impedite di vedere la bambina, cui è legato.

«Non è vero. E sono infuriato con lui solo perché non voglio che usi mia figlia per i problemi che ha con Elenoire».

Adesso è fidanzato?
«Sì, da quattro anni, con Rachele Sangiuliano, pallavolista. Abbiamo parlato di figli, ma c'è la sua carriera prima».

C'è qualcosa che non si perdona?
«Di aver fatto abortire una mia ex fidanzata. Avevo 25 anni e lei non voleva».

Altri sensi di colpa?
«Nel '93 chiesi al mio amico Pier Silvio Berlusconi di raccomandarmi per lavorare al Festivalbar. Non si fa».

Come vi eravate conosciuti?
«All'Hollywood, dove veniva a ballare. Insieme siamo andati a vedere il Milan, a cavallo, a giocare a calcetto. Ad Arcore mi presentò anche suo padre».

Come lo trovò?
«Simpatico. Mi disse che sapeva cantare e suonare, e che avremmo potuto fare qualcosa insieme. Ricordo quando scoprì che Pier Silvio aveva una moto: chiamò subito un meccanico e la fece sparire, aveva paura che il figlio si facesse male. Un'altra volta, mentre giocavamo a calcetto con le guardie del corpo, Silvio ci fermò e ci fece vedere una bandiera: "Vi piace?". Io, scemo: "È quella del Portogallo?". Mi guardò stizzito: "Ringo, è quella del mio partito". Era la bandiera di Forza Italia».

È vera la storia di Bossi e del cagnolino?
«Certo. Ad Arcore veniva spesso Umberto Bossi. All'improvviso, mentre facevamo una partita, il bastardino Teo, l'unico sopravvissuto dopo che qualcuno aveva ammazzato tutti i cani della villa con le polpette avvelenate, azzannò al polpaccio Bossi. Gli fece due buchi grossi così, e lo medicammo noi perché perdeva parecchio sangue. Sarà stato meridionale, il piccolo Teo».

L'articolo completo lo trovate sul prossimo numero di Vanity Fair, in edicola il 30 giugno.

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