Iggy Pop: «La musica è vita e la vita non è un business»

08 giugno 2010 
<p>Iggy Pop: «La musica è vita e la vita non è un business»</p>

A 63 anni, ha vissuto molte vite e molte trasgressioni e, sul palco, è ancora capace di ululare.

Poco fa sul palco mi è sembrata una persona che non ha paura di niente. È così?
«Ci sono paure che non possiamo confessare nemmeno a noi stessi. Anche se sul palco sembro sicuro, prima di uscire c'è sempre il terrore che possa venire una schifezza. Questo per fortuna poi non accade, perché ci sono cose che mi danno coraggio: i ragazzi della band, per esempio. E poi il pubblico, la variabile più difficile da prevedere».

Anche dopo tutta la sua esperienza?
«Il pubblico è imprevedibile, perché cambia ogni volta. È come il motore di una moto. Finché non dai gas, non capisci quanto è potente. Ma se alla prima accelerata s'impenna, è fatta. La paura va a farsi fottere».


Lo scorso marzo, quando l'hanno celebrata nella Rock and Roll Hall of Fame, a Cleveland, ha dichiarato che «la musica è vita e la vita non è un business». Che cosa intendeva?
«Ho detto così? Non mi ricordo».

Ha detto proprio così, ho visto il video.
«Ora che ci penso, l'ho detto davvero. Mia moglie ha studiato, glielo può confermare: ci sono quattro pilastri su cui si poggia la cultura occidentale, la chiesa, la stampa, il mercato e i governi. E ogni giorno che passa, è sempre più il mercato a dettar legge. Ormai è tutto un business del cazzo. (Si altera, e la voce si fa straordinariamente profonda, ndr). Ma non ci sono solo i soldi nella vita!». 

Mi sveli la ricetta del successo.
«Devi essere allo stesso tempo disciplinato, sincero e fortunato. Io per anni sono stato troppo indisciplinato. Ma, se non fossi stato in quelle condizioni, non sarei riuscito a comporre le canzoni dei miei esordi. Ora so gestire meglio la mia vita, ma quelle canzoni non avrei più la forza di scriverle».

L'intervista completa su Vanity Fair n.23/2010 in edicola da mercoledì 9 maggio

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