Sergio Muniz, professore distratto

12 gennaio 2010 
<p>Sergio Muniz, professore distratto</p>

Domani sera su Canale 5 andrà in onda la prima delle otto nuove puntate della serie Caterina e le sue figlie. Tra i nuovi personaggi c'è Luciano Poggi, interpretato dal bellissimo Sergio Muniz, impegnato al momento tra tv, musica e, ma non è ancora sicuro, teatro.
Sergio, ci puoi dare qualche anticipazione su quello che vedremo nelle nuove puntate di Caterina e le sue figlie?
Per quanto mi riguarda, finalmente recito in una commedia divertente: di solito mi danno la parte del 'bell'orso', anche troppo serio come ruolo. Questa volta, invece, la mia è un parte quasi comica, perché Luciano è un tipo distratto. E' il professore di filosofia di Rebecca, la figlia maggiore di Agostina (una delle tre figlie di Caterina, nda). Luciano e Agostina avevano avuto una storia, ai tempi dell'università, e casualmente si rivedono. Agostina sta vivendo una crisi matrimoniale e con Luciano… succederà qualcosa. Sono due tipi comici, non sono molto coordinati!

Com'era l'atmosfera sul set?
Bellissima. Visto che questa è la terza serie, sul set si conoscevano già tutti e si respirava un'aria molto tranquilla. Mi hanno subito accolto nel gruppo.

Episodi particolarmente divertenti durante le riprese?
Le cadute! Almeno per me. Alcune le richiedeva la parte, altre erano vere.

Questa è una serie di otto puntate, ma in tv abbiamo molti telefilm di lunga serialità e anche telenovele... Generi che tu segui?
Telenovele mai, non mi sono mai piaciute: sono troppo lunghe. Serie tv invece ne guardo. Mi piacciono molto quelle americane.

Tipo?
24, Lost e Dexter, anche se Lost e 24 devono essere guardate con molta attenzione e costanza. Per me è più facile seguire Desperate housewives, perché anche se perdi una puntata riesci lo stesso a capire cos'è successo.

Insomma sei parecchio impegnato... E' vero che ti vedremo in teatro nel ruolo di Gesù?
Non è ancora certo, però ci stiamo lavorando. Mi piace alternare tv, cinema e teatro: un attore è attore sempre, senza categorie...

Ma tu sei anche cantautore: hai appena pubblicato l'album Sergio Muniz. E' un lavoro autobiografico?
Alcune canzoni lo sono molto, altre sono comunque filtrate attraverso il mio sguardo. Ho scritto tutte le canzoni collaborando con un team di lavoro. La musica è una passione che ho da anni: compongo con la mia chitarra ma tutto quello che riguarda la produzione per me è un mondo nuovo.

In quale lingua canti?
Sono tutti testi in spagnolo, anche se inizialmente io scrivevo in inglese: mi piace il rock (anzi, avrei voluto un disco che andasse ancora più verso questa direzione) e mi veniva più naturale visto il genere di musica, ma su quel mercato avrei avuto una concorrenza temibile. Perciò, meglio lo spagnolo e una spruzzata di italiano, nel ritornello di La luna va (che sarà il secondo singolo dopo La mar, nda). A fine gennaio inizierò con qualche concerto in piccoli locali: devo fare gavetta, in fondo a parte qualche serata la scorsa estate, ho solo suonato per i miei amici.

E' vero che partirai come inviato per l'Isola dei famosi?
Non ne so niente, ma se anche fosse ho troppi impegni in questo momento. Comunque, preferirei continuare a evolvermi, non credo che accetterei.

Naufrago pentito?
No, no l'Isola è un'esperienza che non rinnego (Sergio ha vinto la seconda edizione del reality, nda), anzi: mi ha dato l'opportunità di fare quello che faccio.

Qual è il ricordo ancora più vivo di questa esperienza?
Mi ricordo ancora oggi la fame, e ho sempre presente cosa significhi non avere le comodità a disposizione.

Sappiamo che sei molto riservato per quello che riguarda la tua vita privata (infatti ha sposato 'in segreto' la modella Beatrice Bernardin, nda), ci dici almeno com'è la tua vita da uomo sposato?
Fino ad ora, bellissima. Non so se è così per tutti, ma per me è perfetta. Bisogna fare dei sacrifici perché funzioni, come in tutte le cose, e bisogna anche scendere a compromessi, ma mi trovo bene. Credo dipenda anche dal fatto che ho l'età giusta per il matrimomio. A 20 anni probabilmente non sarei stato pronto e non ce l'avrei fatta.

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