Le iene, la morte e George (Clooney)

13 gennaio 2010 
<p>Le iene, la morte e George (Clooney)</p>
PHOTO KIKA PRESS

Questa sera torna, in prima serata e spostato al mercoledì, Le iene show, condotto da Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu e Ilary Blasi.

Ci sono novità nella formula del programma?
«In realtà, una delle grandi caratteristiche de Le iene è quella di essere sempre molto fedele a se stesso, quindi grandi cambiamenti, a parte qualche nuova iena, non ce ne saranno».

Le Iene Show passano dalla domenica al mercoledì. Vi aspettate di fare gli stessi ascolti anche cambiando serata?
«La serata del mercoledì non è facilissima, ci scontreremo con dei colossi, ma noi siamo spesso inseriti in serate non troppo facili, forse anche per la nostra formula un po' di "contrasto" ad altri programmi».

Dopo tanti anni, qual è il collante del gruppo e quale la chiave per mantenere l'entusiasmo?
«Fa parte del nostro lavoro riuscire a rinnovarsi sempre, ma c'è anche una questione di cuore. Ormai la squadra delle Iene è una seconda famiglia, persone con cui stiamo bene».

C'è qualche ricordo a cui è più affezionato, qualche momento divertente?
«Momenti memorabili proprio non saprei... ma il clima è sempre divertito. Solo ieri alle prove con Ilary siamo morti dalle risate. È sempre un modo di lavorare molto guascone, rilassato..».

A proposito di donne: quelle con cui avete lavorato erano "sciolte" fin o le avete bistrattate voi in modo sta stabilire subito quel certo clima "da iene"?
«Io donne sciolte non ne ho mai conosciute... Beh neanche uomini... Seriamente: nel caso di Alessia (Marcuzzi), eravamo io e Paolo a sentirci quelli dell'ultimo banco, mentre lei era la celebrità. Poi pian pianino si è cementata l'amicizia e noi ci siamo permessi di scherzare anche in modo pesante, anche perché lei è la prima che si diverte a scherzare in un'atmosfera da prima liceo... E così con le altre. Magari con Cristina (Chiabotto) non c'è stato tutto il tempo di creare il rapporto confidenziale che c'è adesso con Illary».

Invece che ne pensa di George Clooney infastidito dalle incursioni in conferenze stampa da parte di giornalisti iene o in stile iena?
«Beato lui che si infastidisce per queste cose. Vorrei averli io quei fastidi. Si vede che è una persona che ha davvero pochi problemi».

Dal fastidio a La passione. Cosa ci può raccontare di questo spettacolo?
«L'idea principale nasce da un'intervista delle Iene fatta a Margherita Hack da Enrico Lucci. Alla domanda "Cosa c'è dopo la morte?" la Hack, atea dichiarata, ha risposto candidamente "Niente". Io non riesco a essere così sereno nel pensare "niente"... Così io e Paolo ci siamo messi a immaginare le ultime ore di Cristo viste dal punto di vista dei due ladroni, due persone che hanno avuto la fortuna di morire con uno che parlava direttamente col superiore, mentre loro questa possibilità non ce l'avevano. A loro è stato richiesta, nel momento più importante, la fede. Abbiamo unito quella situazione alla domanda "cosa c'è dopo?" e ne è uscita questa storia».

In realtà l'idea della morte già compariva in un vostro vecchio programma, MTV trip, quando giravate sul carro funebre...
«Io vivo con l'incubo della morte! Spesso nel nostro lavoro il tema compare... anche perché ridendoci sopra si riesce a esorcizzarla».

Il pubblico che vi vede a teatro è lo stesso che guarda le Iene? E se sì, come prende lo spirito diverso dello spettacolo?
«Ci è accaduto di recitare in sale di provincia per gente che nemmeno sapeva chi fossimo, cosa che in un certo senso era un vantaggio. Ma anche chi ci segue alle Iene o a Camera Café, benché La passione non sia uno spettacolo tranquillizzante, esce con la soddisfazione di aver visto una cosa diversa».

A proposito... qual è la sua, di passione?
«Posso essere volgare? Vabbè, allora diciamo il lavoro».

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