Francesco Facchinetti: «Io che sono piccolo»

20 gennaio 2010 
<p>Francesco Facchinetti: «Io che sono piccolo»</p>

Dj Francesco è davvero e definitivamente solo un ricordo. Francesco Facchinetti, però, ha tenuto con sé tutto l'entusiasmo e ogni grammo di energia che aveva nelle vesti di 'capitano', per esprimerle in una carriera che è sempre più legata alla televisione e alla conduzione (anche se lui non si riconosce nella definizione di conduttore). Da mercoledì 20, infatti, Francesco torna su Raidue con un nuovo programma, Il più grande (italiano di tutti i tempi), che in quattro puntate eleggerà il connazionale che più di altri incarna i valori italiani e rappresenta l'identità del nostro Paese.
Su cosa si basa il programma?
«Il format è inglese, della BBC, e prevede che si parta da una lista di personaggi italiani appartenenti ai più diversi campi, tra i quali verrà eletto il più grande. La ricerca dei personaggi di partenza è stata affidata a un'indagine dell'Eurisko: avevamo 200 personaggi di cui abbiamo tenuto solo il primi 50 per motivi televisivi e di tempo. Essendo Il più grande uno spettacolo di prima serata su Raidue, non può mancare una parte vera di show, musica, ospiti e anche talk».

Qual è il meccanismo della 'sfida' tra personaggi del presente e del passato? «Abbiamo cinque precettori o tutori, come li chiamo io, che funzionano come i giudici di X Factor: in ogni puntata i personaggi si confrontano a gruppi di tre e il primo viene eliminato da questi tutori, che sono Vittorio Sgarbi, Tinto Brass, Pietrangelo Buttafuoco, Giulia Innocenti; il quinto è una sorpresa.
I due grandi nomi rimasti vanno al televoto. Gli eliminati però non li buttiamo via: sul sito www.ilpiugrande.rai.it si possono votare e ripescare, così come il pubblico può mandare in finale un personaggio che ritiene importante ma che non era presente nella lista iniziale».

Che effetto le fa confrontarsi con i grandi della storia, delle scienze e della letteratura?
«Sto imparando un sacco di cose, di storie molto affascinanti anche di dolore e di tristezza che rendono eroiche molte di queste persone.
Davvero si scopre un mondo, e io sono pieno di entusiasmo per questo.
Per me è come essere uno studente universitario che sceglie liberamente un percorso di studi, perché questo programma non mi è stato imposto ma ho scelto di farlo, e ho trovato personaggi molto più interessanti dei supereroi moderni.
Per la legge degli opposti, io che sono il più piccolo presento Il più grande».

Tanti sono personaggi di cui si studia sui libri di scuola…
«Io e la scuola siamo stati due cose diverse (anche per colpa della dislessia, che rende complicato leggere e scrivere, nda). Ho tentanto con il liceo classico, ho anche fatto il collegio, poi sono diventato geometra.
Adesso sto scoprendo aneddoti che mi incuriosiscono e mi appassionano: ho visto un video di un discorso di Pertini ai giovani, da pelle d'oca. Anzi, se posso esprimere un desiderio, sogno di avere ospite il Presidente Napolitano con la signora Clio».

Qual è un mito di Francesco Facchinetti?
«E' un ibrido con la testa di Mazzini e il corpo di Garibaldi, perché hanno storie di esili, grandi ideali, battaglie, e hanno fatto cose incredibili. Ogni tanto penso se qualcuna delle persone che conosco possa avere la stoffa per realizzare imprese paragonabili alle loro: secondo me non esiste nessuno, oggi, in grado di farlo.
Io per esempio già nel nome non ho il gene della grandezza! Senti come suona Giuseppe Mazzini al confronto di Francesco Facchinetti?».

Questa è una conduzione diversa da quelle che ha svolto in passato: come pensa di affrontarla?
«Io non mi ritrovo nella definizione di conduttore o presentatore, non mi sento tale. Voglio solo prendermi la responsabilità di quello che faccio.
Questo programma per me è rischioso e difficile, e devo portare la barca in porto: so che mi divertirò, e potrò anche cantare.
Nella prima puntata proporremo le canzoni di Battisti, pregusto già il momento».

Il prossimo passo in tv potrebbe essere anche il quiz?
«Forse sì, mi diverto a fare tutto. Credo che nel 2010 bisognerebbe buttare via ogni definizione e mettersi in gioco».

Chi è il più grande conduttore?
«Ho diversi maestri, per esempio il grande Mike, Paolo Bonolis e mi piace la vena teatrale di Flavio Insinna».

Facendo un passo indietro, come le è sembrata l'ultima edizione di X Factor rispetto alle precedenti?
«Lo scopo del talent è trovare un cantante dotato, e Marco Mengoni lo è. Sfido chiunque a scoverne un altro che canti così, giovane, istrionico e con la stessa capacità di stare sul palco».

Quale consiglio gli offre per affrontare al meglio il Festival di Sanremo ( lei lo conosce bene)?
«Sono certo che farà una bella figura. L'Ariston è un palco che amplifica tutto, nel bene e nel male, perché arriva in casa di milioni di italiani. Siccome Marco è una persona introversa, gli dico di stare molto tranquillo perché, secondo me, vocalmente non teme rivali».

Crede che Morgan, nonostante le sue dichiarazioni, ci sarà nel prossimo X Factor? «Non so di Morgan, Claudia Mori e Mara Maionchi perché sono scelte che non dipendono da me. Ho però un desiderio, avere quattro giudici dalla prossima edizione».

Perchè?
«Penso che renderebbero il programma più intrigante e più spiazzante per certi versi. Serve introdurre una novità, e mi piacerebbe fosse questa».

Altri obiettivi legati al lavoro?
«Sto iniziando a entrare piano piano nel mondo che sta dietro le quinte di un programma, nella parte autorale, cosa che aiuta molto poi nel rapporto con gli ospiti durante il programma. Sono passi che devo e voglio fare».

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