Paget Brewster: «La mia caccia ai serial killer. Della pelle»

28 gennaio 2010 
<p>Paget Brewster: «La mia caccia ai serial killer. Della
pelle»</p>
PHOTO KIKA PRESS

La conosciamo come Prentiss: tra gli agenti del reparto che indaga sui serial killer non usano i nomi di battesimo. Nel telefilm, i genitori avevano scelto di chiamarla Emily. Nella realtà ha un nome molto più insolito, Paget, e di cognome fa Brewster. Forse è un po' cacofonico, ma ogni altro aspetto della personalità dell'interprete di Criminal Minds è più che gradevole: Paget Brewster non è solo una bella donna, con capelli neri e occhi scuri, ma è anche una persona con la testa sulle spalle, impegnata contro la violenza sulle donne e concentrata sui suoi ideali.
Il 29 gennaio Criminal Minds arriverà con la quinta stagione su Foxlife. «Mi chiedo se cerchiamo di ridere e divertirci tutto il giorno, sul set, perché l'argomento è così tragico. È più facile quando penso che non abbiamo a che fare con un vero serial killer, e ci sono dei risvolti comici: quando sei sul set e la ragazza che interpreta il cadavere se ne va in giro dipinta di blu, in accappatoio, e mangia un pezzo di formaggio, beh, ti scappa da ridere.
Cerchiamo di lasciar scorrere le parti più drammatiche, come quando diciamo a qualcuno che la figlia è morta. Non bisogna fermarsi a pensare. Nella realtà non potrei fare questo lavoro».

L'argomento, come diceva, è tragico e sembra difficile non proiettarlo in una situazione vera…
«Quando ho iniziato ho avuto qualche difficoltà. Mi hanno dato i veri manuali dell'Fbi, quelli che usano per il loro addestramento: parlano di omicidi e serial killer sadici. È pieno di descrizioni di torture, fotografie delle vittime. Mi sono sentita così male che ho fatto mettere i vetri antiproiettile a tutte le finestre di casa: sono quelli che usano anche al Pentagono».

Ora, dopo questa esperienza sul set, si sente più pronta ad affrontare un eventuale pericolo?
«Ora sono sempre attenta, e so che ci sono sempre dei rischi. So cosa fare se vengo seguita, molestata o rapita. Ma sono una paranoica, ed è per questo che ho ottenuto il lavoro».

Tra le novità di quest'anno, c'è una love story in serbo per Prentiss?
«Non credo, ma se ci fosse vorrei che fosse con Reid, interpretato da Matthew Gray Gubler. Lo adoro, anzi ho proprio una cotta per lui, anche se è troppo giovane per me (lei ha 40 anni, lui quasi 30). L'ho incontrato la prima volta a Vancouver, nell'albergo dove vanno sempre tutte le star, mentre loro giravano il primo episodio della serie e io un altro show televisivo. Quel ragazzo non ha idea di cosa voglia dire soffrire per fare l'attore, ha ottenuto il primo ruolo per cui ha fatto un'audizione».

E cos'ha di speciale Matthew?
«Non è solo dolcissimo, è anche un artista: fotografa, dipinge acquarelli. Io ho quattro Gubler originali in casa. Fa anche cortometraggi».

Tu saresti una brava profiler come Emily?
«No, per niente. Come ho già detto non ho abbastanza forza di carattere, non potrei vivere in quel modo. Non potrei svegliarmi e fare il suo mestiere. Io mi sveglio, faccio colazione, guido, passo la giornata con altri attori. Così va bene, ma alzarmi e intervistare assassini e torturatori no».

Cosa faresti allora se non fossi un'attrice?
«Ho scritto per un po' su qualche giornale, scattavo anche foto alle modelle in versione pin up. Uno dei miei sogni, però, è imparare a fare l'estetista. Vorrei eliminare imperfezioni come i punti neri, penso che dia molta soddisfazione:  pulire è molto zen. Un mio ex fidanzato era pieno di foruncoli e lo adoravo perché mi lasciava "operare" su di lui».

Non è un po' disgustoso come sogno?
«Vi rendete conto? Sono un'attrice ma il mio sogno è dare la caccia ai punti neri. Comunque ne ho anche uno serio. Se avessi molto più tempo vorrei andare in giro a tenere conferenze, nei licei, università e altro. Vorrei parlare alle donne e spiegare loro come non essere vittime e apprezzare la loro immagine. Vorrei mostrare delle foto, far vedere la foto che appare sul giornale e poi quella non ritoccata. Parlerei dei disordini alimentari, ma anche di come non farsi stuprare in discoteca ».

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