Fabrizia Sacchi: «Medicina generale? Ma io sono sanissima…»

29 gennaio 2010 
<p>Fabrizia Sacchi: «Medicina generale? Ma io sono sanissima…»</p>
PHOTO FABIO LOVINO -

Indossa il camice verde di Medicina Generale 2, in onda il mercoledì alle 21.10 su RaiTre ma è «allergica» ai farmaci (e alla Pianura Padana). Adora partire in tournée, ma vorrebbe sempre avere con sé la figlia piccola. Sa che spesso non si può scegliere, sul lavoro, ma è rilassata su qualsiasi set. L'attrice Fabrizia Sacchi, classe 1971, che ha all'attivo anche film come La prima cosa bella e Melissa P, la fiction Tutta la verità e il teatro di ricerca di Leo de Berardinis, è un curioso mix di eclettismo e realismo. Da vera laureanda in Lettere e Filosofia.

Lei, che nella fiction è un medico del Pronto Soccorso, ha mai sognato di indossare il camice?
«Non seriamente, ma provo un'ammirazione sconfinata per i medici e per il loro calore umano, quando c'è.  So cosa sta per chiedermi: se fanno parte del mio immaginario erotico. La risposta è no».

Il suo personaggio, Gabriella Boschi,è una figlia di papà, amante di tutto ciò che è futile e affetta da ansia di prestazione.  Lei invece che tipo è?
«Il suo opposto in tutto: non sono figlia di papà, sono molto rilassata quando lavoro e in generale sono una persona solida. Ma il colmo è stato un episodio in cui il mi personaggio scopriva di non poter avere figli,  quando io ero appena diventata mamma. Meno male che ho attinto al carattere di una mia amica per ispirarmi: una vera, adorabile, gattamorta».

Lei va spesso dal medico?
«Mai, di solito ho una salute di ferro. Ma qui a Modena, dove mi trovo per le date del mio spettacolo teatrale Le signorine di Wilko, il clima della Pianura Padana mi sta rendendo ipocondriaca. Sento di avere qualsiasi malanno, e vorrei correre al più presto a farmi un check up.  A Roma, dove vivo, sto bene 364 giorni all'anno».

Cosa c'è nel suo armadietto delle medicine?
«Fino a poco tempo fa non lo avevo neppure: sono contraria ad assumere farmaci, cerco di rinforzare il mio sistema immunitario con uno stile di vita sano.  Ma di recente, a teatro, ho avuto una contrattura e ho dovuto  cedere a un antiinfiammatorio. Oggi ho una scorta di Voltaren, Zovirax per l'herpes e Aspirina».

Mi racconta un aneddoto divertente dal set di Medicina Generale?
«Nella prima stagione Renato de Maria, il regista che ha lanciato la serie, ha avuto un lieve malore ed è stato  ricoverato al volo al pronto soccorso dell'Ospedale Sant'Angelo, proprio nel reparto in cui giriamo. Il caos era totale: non si capiva più chi fossero i veri medici e chi gli attori. Fortunatamente Renato è stato dimesso in due settimane».

Sotto il suo camice cosa c'è?
«Un po' di tutto, con una preferenza per gli abiti di Comme des Garçons, Watanabe e in generale degli stilisti giapponesi.  È moda casual ma non moda da tutti i giorni, che mi rispecchia. Amo molto indossare anche i pezzi unici».

Lei spazia dal cinema italiano (Virzì, Calopresti, Guadagnino) alla fiction in camice, al teatro impegnato. Cosa vorrebbe fare davvero «da grande»?
«Spesso non si può scegliere sul lavoro ma credo che un attore debba poter fare tutto.  Se proprio dovessi scegliere, privilegerei il teatro. È meno remunerativo, è faticoso, soprattutto ora che sono mamma di una bambina di 4 anni che vorrei portare con me ovunque, ma le emozioni che dà sono ineguagliabili».

Quali sono i suoi prossimi progetti?
«Fino a maggio saremo in tournée con lo spettacolo. Poi in autunno andrà in onda su Rai 2 i Fuoriclasse, una fiction  sul mondo della scuola con Luciana Littizzetto».

Una vera fuoriclasse della risata…
«Sì, e non solo: quando, improvvisando nella recitazione, ci scappavano delle parolacce, chiedevamo a Luciana quali si potevano dire e quali no. Lei ha una grande cultura in materia: è sempre super-censurata».

Quali sono i 5 libri che ha sul comodino?
«Marcel Duchamp. La vita a credito, di Bernard Marcadé. Il giallo La porta chiusa, di Anne Holt. Truth, di Susan Batson, insegnante di recitazione delle star. Dell'amore, di Stendhal. La fabbrica dell'immaginario. Produzione e consumo delle idee, di Giampiero Gamaleri, uno dei testi del mio corso di laurea, in Lettere e Filosofia».

Sua figlia la riconosce in televisione?
«Non le faccio mai vedere Medicina Generale: si eccita in maniera insana e diventa gelosissima. La porto invece con me alle prove di teatro, che per lei sta diventando un ambiente familiare. Qui a Modena, ad esempio, è attratta dagli splendidi costumi di scena anni '40. Per non parlare delle parrucche…»

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