Carlo Freccero: «Lo scandalo Morgan è il miglior promo per Sanremo»

16 febbraio 2010 
<p>Carlo Freccero: «Lo scandalo Morgan è il miglior promo per
Sanremo»</p>
PHOTO PMF AGENCY

Da un anno, Carlo Freccero siede sulla poltrona di direttore di Rai4 e di presidente di RaiSat. Poltrone che all'inizio sembravano stargli strette. Da capire: Freccero, negli anni Ottanta, era deus ex machina dei palinsesti di Canale 5 e di Italia 1, finché Parigi non l'aveva ingaggiato per dare una mano a La Cinq, e poi France 2 e France 3. Tornato in Italia, Freccero ha messo mano ai palinsesti di Raidue. Ma poi finisce nel buio, non lavora più in tv, ma insegna all'università. Fino, appunto, a Rai4. Che adesso non solo lo soddisfa. Ma lo fa (anche) sorridere.

Davvero Rai 4, sul digitale terrestre, le dà soddisfazioni?
«Certo. Ogni nuova rete è come un bambino e se il digitale è esploso, lo deve pure a noi. A gennaio, nelle 24 ore su 24 di programmazione, abbiamo avuto una media di 75mila spettatori, 205mila nel prime time, sfondando il tetto dell'1%: facciamo anche 1,9 nella prima serata. E gli ascolti sono triplicati, dall'anno scorso, e crescono dell'11% per mese».

Segreto di questo successo?
«Film cult. E serie scelte. Americane. Fantasy e action, soprattutto. Quelle come Angel, ideata da Joss Whedon e David Greenwalt, dimenticata nei magazzini delle televisioni d'ogni dove e da noi riadattata».

Chi la segue, la sua tv?
«Un pubblico competente, che vuole un telling forte, e si è allargato. È un pubblico metropolitano, un player informato, che tiene blog e naviga, sceglie e conosce la Tv, non la subisce. Ma il target di Rai4 si sta allargando. Prima la mia era una rete giovanile maschile. Ora anche le donne mi guardano».

Un difetto?
«Produciamo poco. Solo un programma, il magazine Sugo. Colpa di un budget limitato: soli 8milioni di euro. Ma grazie al successo inaspettato per la Rai, stiamo iniziando a lavorare sulla golden age della fiction. A costi contenuti. Non classica, ma alternativa. Lasciamo alla televisione generalista la memoria storica e lo sceneggiato. Setacciamo invece le serie americane, e ne traiamo sceneggiature. Siamo i clandestini di viale Mazzini».

Ha ancora senso, per lei, il Festival di Sanremo?
«Sì, per una tv generalista che sopravvive attraverso gli eventi e la loro programmazione in calendario».

E di Maurizio Costanzo e Maria de Filippi sul palco, che dice?
«Lei è la regina, la cassaforte dell'audience di Canale 5. Il suo potere è dato dal pubblico. Ha associato al talent show il reality e la soap opera in tutte le sue declinazioni. La signora, è certo la più potente della famiglia».

Perché mai? Costanzo ha siglato il suo ritorno in Rai.
«Lavora sul genere della nostalgia. Farà l'autore e l'animatore di quell'archivio Rai, di quell'immagine storica della tv che lui stesso rappresenta».

Il digitale l'avrà mai un suo Costanzo?
«Il digitale punta ai prodotti, non alla caratterizzazione, non ai personaggi».

E lo scandalo Morgan che, escluso da Sanremo per lo scandalo cocaina, che ne pensa?
«Funzionale. Il miglior promo per lanciare Sanremo, per riverberarlo, per fare anche del Festival un reality. È solo la tv, che ricorda a chi la sta dimenticando, che esiste. Che sa ancora far parlare di sé».

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