Luca Telese, «Berlusconi, vieni a Tetris?»

04 febbraio 2010 
<p>Luca Telese, «Berlusconi, vieni a Tetris?»</p>
PHOTO COURTESY OF LA7

«Berlusconi, dai, vieni nel mio studio, ti mettiamo le luci giuste, così che non si vedano né il cerone, né i capelli che vanno e vengono». Il giornalista Luca Telese, ha voluto ricominciare il suo talent talk Tetris (in onda ieri sera, su La7) col piede giusto.

Perché dovrebbe darle retta, il premier.

«Coglierebbe la grande occasione di un live vero, come le candidate per il Lazio Emma Bonino e Renata Polverini. Sogno un confronto tra loro che non mi riuscirà, perché le cose che sono scontate in altri Paesi, nel nostro fanno strabuzzare gli occhi».

Cosa gli offre?

«Un ring costruttivo. Con fumetti ed effetti speciali.  E tarocchi tecnologici virali. Ad esempio, al governatore della Puglia Nichi Vendola abbiamo fatto cantare Vita spericolata di Vasco Rossi. La musica è quella, le parole sono invece quelle dei suoi discorsi politici».

Che gioco è?

«Quello di contaminare, di unire insieme il basso e l'alto, essere irrituali, sinceri, diretti, andare al nervo, smontando i camuffamenti consueti».

Qual è la Tv che le piace?

«Mi piace Michele Santoro. Il suo è sempre un film che uno si beve. Di donne invece…».

Bianca Berlinguer?

«Conflitto d'interessi a parte, visto che sono il compagno di sua sorella e ci faccio Natale, è neoclassica, colta, autorevole. Funziona».

Lei è tra quelli che ha puntato tutto su Il Fatto Quotidiano…

«Una bomba atomica. Noi stavamo tutti lì, con mogli e compagne che ci dicevano: "Ma siete pazzi, lasciare uno stipendio sicuro per un giornale così?". E invece Il Fatto fa 65mila copie al dì, 150mila contatti sul sito, 44mila abbonamenti. Non è stata, insomma, finora, una favola alle tossine».

Non lo è stato neanche Tetris.

«Così chiamato per via di un gioco per cui io e Massimo D'Alema abbiamo perso la testa. E che simbolicamente racconta l'incastro tra politica e spettacolo. Del disastro dei lavoratori Fiat, è giusto ne parli anche Massimo Ghini. Vallettopoli è anche, soprattutto Fabrizio Corona. Non a caso c'è stata un'inversione di tendenza».

Sarebbe?

«I politici sono meno intoccabili dei vip. Lele Mora ha un cerimoniale che neanche un capo di Stato».

Quanti ne ha fatti urtare, e alzare dalle sedie del suo Tetris?

«Ci fu Maurizio Gasparri. Se ne andò urlante. Poi ci furono due o tre duelli storici: tra Corona e la Turco, tra la Santanchè e Ronconi, tra Sgarbi e Guzzanti».

A proposito di Sgarbi. Ha visto, si è dimesso da sindaco di Salemi?

«Lo inviterò ancora. Quanto al suo incarico di primo cittadino: ha fatto bene ad accettarlo, perché senza lui non avremmo mai saputo dell'esistenza di Salemi, ma ha fatto ancor più bene a dimettersi ora, e non più tardi: Sgarbi è uno che, quando si stanca, distrugge i suoi giocattoli. E avrebbe magari raso al suolo anche una scuola, un domani, preso dal complesso di Nerone».

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