Jonathan Ames: «Bored to death, il mio pazzo 007 sulle strade di Brooklyn»

01 marzo 2010 
<p>Jonathan Ames: «<em>Bored to death</em>, il mio pazzo 007 sulle
strade di Brooklyn»</p>

Brooklyn. Un giovane uomo riceve il benservito dalla sua fidanzata perché, nonostante le ripetute promesse, non riesce a rinunciare ai suoi vizi: il vino bianco e gli spinelli. Rimasto solo nel suo disordine esistenziale, e incapace di scrivere una sola riga di quello che dovrebbe essere il suo secondo romanzo, si ritrova a sfogliare un libro di Raymond Chandler.
Ispirato dal noto scrittore di gialli, mette un annuncio su Craigslist, dove offre i suoi servizi come detective privato (rigorosamente senza licenza). Poco dopo, si fa viva la prima cliente.
E' con questa premessa che nasce Bored to death, la nuova serie targata HBO che, con i suoi toni surreali da commedia noir, è già divenuta un cult negli Stati Uniti, e che andrà in onda su FX (canale 119 di Sky) a partire dal 4 marzo ogni giovedì alle 22.45.
Il protagonista, interpretato da Jason Schwartzman (visto nei panni di Luigi XVI in Marie Antoinette di Sofia Coppola e nello stralunato Il treno per il Darjeeling di Wes Anderson), si chiama Jonathan Ames, proprio come il suo autore: un giovane scrittore newyorchese (e opinionista per il New York Press) che con questo suo alter ego ha molte cose in comune.

Perché ha deciso di dare il suo nome al personaggio?
«Nel mio breve racconto, da cui la serie è tratta, aveva il mio nome. Mi era sembrata una cosa naturale, tutti gli scrittori giocano con realtà e finzione. Ma il personaggio non è autobiografico in senso stretto, bensì, come diceva Tennesse Williams, lo è emotivamente, riflette le correnti emotive che attraversano la mia vita».

Davvero nemmeno una corrispondenza precisa con il vero Jopnathan Ames?
«C'è sicuramente molto di mio: Jonathan, ad esempio, non ha più una libreria da quando la fidanzata se n'è andata, portandosela via; io sono rimasto per anni, dopo la fine di una storia, con centinaia di libri impilati sul pavimento.

Oltre a Jason Schwartzman, i protagonisti della serie sono Ted Danson (Tre scapoli e un bebé) nei panni di George, direttore di giornale alla spasmodica ricerca di nuove ed eccitanti esperienze, e Zach Galifianakis (Una notte da leoni) in quelli di Ray, fumettista frustrato dalla mancanza di soldi e di sesso con la sua compagna. Come ha scelto questo trio di attori?
«Schwartzman lo avevo inizialmente contattato per un altro progetto di film tratto da un mio libro, Sveglia, Sir! Lo avevo visto ne Il treno per il Darjeeling e lo avevo trovato fantastico. Quando l'ho incontrato, gli ho detto che stavo scrivendo anche questa serie per la HBO e lui mi ha risposto che voleva assolutamente esserci: il suo film preferito in assoluto è Baci Rubati di François Truffaut, in cui un giovanissimo Jean Pierre Léaud si improvvisa detective privato.
Galifianakis lo conoscevo già e mi è sembrato perfetto per interpretare l'amico di Jonathan. Danson mi è stato invece suggerito dalla produzione, e ho pensato che fosse azzeccatissimo».

Bored to death può essere definita una commedia noir: quali sono le sue fonti di ispirazione per la commedia e quali per il noir?
«Per la commedia direi Woody Allen e Hal Ashby (Oltre il giardino), oltre a Christopher Guest.
Per il noir, i bellissimi film degli anni '40 e '50, The Last Seduction di John Dahl . E poi sono un grande fan dei gialli di Raymond Chandler e Dashiell Hammett».

Brooklyn, dov'è ambientata la storia, sembrerebbe essere la quarta protagonista della serie: è onnipresente con i suoi scorci, i suoi parchi, i suoi bar. Un po' come Manhattan per Sex and the City.
«Io sono nato a Manhattan, ma i miei genitori sono nati e cresciuti a Brooklyn. Quando ero piccolo ci venivo spesso a trovare i miei nonni, e ora sono quindici anni che ci vivo. Ho scelto di ambientare lo show in un posto che conosco bene. Oltretutto, alla gente piace tanto vedere Brooklyn ritratta nei film, molti lo hanno fatto prima di me. E' un quartiere che continuiamo a tenere sotto i riflettori semplicemente perché è eccezionale. Un po' come la Rive Gauche a Parigi».

Chi è più Bored to death (letteralmente "annoiato a morte") tra Jonathan, che come diversivo si improvvisa detective, e George, sempre a caccia di qualcosa che sia ancora in grado di stupirlo?
«Il titolo, in verità, è un gioco di parole che rimanda alla componente noir, al pericolo di essere un detective. Nel racconto originale, il protagonista era decisamente più annoiato, nello show meno, perché Jonathan è troppo naif per esserlo, troppo curioso della vita e delle cose: diventa detective per provare a se stesso che può essere un eroe.
George è decisamente più annoiato: vuole divertirsi, beve, fuma, va dietro alle donne; vuole vivere e far sì che le cose intorno a lui restino interessanti».

E lei, che cosa fa quando si sente "annoiato a morte"?
«Posto che è difficile che la vita di una persona della classe media possa restare a lungo priva di stimoli e noiosa, quando non so che fare, mi chiudo in un bagno russo (ce n'è uno a New York da oltre cento anni), faccio un bagno di vapore e mi rilasso con la musica. E' il mio piccolo rituale. Diciamo che più che lanciarmi in strane avventure, la butto sullo spirituale».

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