«Se mettiamo assieme il numero dei chilometri percorsi per le
riprese è come se avessimo fatto più di dieci volte il giro della
Terra o coperto la distanza che separa il nostro pianeta dalla Luna
e qualcosa di più». Alberto Angela è ogni sabato sera su Raitre con
la nuova edizione, la decima, di Ulisse - Il piacere della
scoperta, dodici puntate monografiche. «Alterneremo puntate
scientifiche ad altre dedicate all'essere umano: così passeremo dai
diari, come quello di Anna Frank al De Bello Gallico di Cesare, a
suo modo anch'esso un diario, a una serata dedicata a cani e gatti.
E poi il Foro Romano, il sole e così via».
Quali gli obiettivi di share del programma?
«Quelli fissati dalla rete, che però abitualmente superiamo. Ma
non è questo che ci sta a cuore, quanto il fare servizio pubblico.
Nel resto d'Europa tendenzialmente i programmi come il nostro vanno
in onda o in seconda serata o di pomeriggio: almeno in questo
l'Italia fa eccezione».
Come ci si sente a essere stati immortalati tanto nel
nome di un asteroide, l'80652 Albertoangela, quanto in quello
di una conchiglia, il Prunus Albertoangelae, che
si trova nelle acque della Colombia?
«È un riconoscimento che fa piacere, anche più di quelli
ufficiali, perché significa che in questi anni si è lavorato bene e
si è apprezzati dai ricercatori del mondo scientifico».
Quale viaggio deve ancora fare?
«Il prossimo. In realtà potrei citare un sacco di posti, ma il
vero viaggio che mi piacerebbe fare sarebbe nel tempo, non nello
spazio: tornare nell'antica Roma. Però con la possibilità di
tornare indietro, visto che i romani avevano un'età media che era
metà della nostra».
A proposito di Storia: il suo mistero storico
preferito?
«Non esistono misteri, esistono fatti poco chiari, non ancora
spiegati ma che finiranno per essere chiariti. Detto questo, direi
la caduta dell'Impero romano e la scomparsa dell'uomo di
Neanderthal».
Sempre parlando di misteri o fatti ancora poco chiari:
cosa succederà nel 2012?
«State tranqulli: non succederà nulla. È una storia senza
fondamento».
Cosa non manca mai nella valigia di un
esploratore-divulgatore?
«L'ingrediente di base: la curiosità. E lo spazzolino da
denti».
È vero che è amico di Neri Marcoré e collabora con le
sue parodie?
«Siamo amici e ci è capitato anche di vederci con le famiglie.
Neri è un bravissimo artista. Una volta abbiamo anche fatto uno
sketch assieme, ai tempi dell'Ottavo nano. Avremmo voluto
coinvolgerlo nella puntata che dedicheremo ai gemelli, perché anche
un falso, un'imitazione è un gemello, ma non siamo riusciti perché
non coincidevano gli impegni. Peccato».
Lavorerebbe mai a Mediaset?
«Lavoro nelle condizioni dove mi mettono di farlo al meglio. In
questo momento ho un contratto con la Rai, dove mi trovo bene».
La divulgazione scientifica rischia di essere imprecisa
o fuorviante? Quali sono i suoi limiti?
«Se è fatta bene no. L'importante è essere competenti e non
superficiali. Il principio fondamentale è che non bisogna
utilizzare la scienza per fare spettacolo, ma lo spettacolo per
fare scienza».
Cosa guarda in Tv? Solo documentari?
«Di tutto, soprattutto programmi di approfondimento. La tv è
come un'edicola, una grande edicola, vi si trovano tante offerte
diverse».
L'Italia trascura la ricerca scientifica, ma la nostra
tv abbonda di programmi di divulgazione scientifica: un
paradosso?
«Il nostro è un Paese che ha fame d'informazione, di
approfondimento, di capire il mondo che ci circonda. Il fatto che
l'Italia sia fanalino di coda nei finanziamenti alla ricerca è un
grave errore».
Quando si smette di essere figli di un genitore famoso,
agli occhi delle persone?
«Il fatto che da diverso tempo non mi venga più fatta questa
domanda spero sia già una risposta… Comunque i gradi si guadagnano
sul campo, con il lavoro e il profilo basso. Anche perché non
esistono dinastie, in questo campo. È come nel calcio o nell'arte:
non basta il cognome, se manca il talento».
Ulisse-Il piacere della scoperta, Raitre, sabato alle
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