Torna Un giorno in pretura. Petrelluzzi: «Alla ricerca delle ragioni del carnefice»

06 marzo 2010 
<p>Torna Un giorno in pretura. Petrelluzzi: «Alla ricerca delle
ragioni del carnefice»</p>
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Con la sua aria compassata, da ventidue anni racconta i casi giudiziari che hanno fatto la storia del Paese, come Mani Pulite, il mostro di Firenze, il delitto di via Poma. E da domenica 7 marzo, alle 23,30 su Raitre, Roberta Petrelluzzi torna con Un giorno in pretura. Si riparte dalla storia di Luca Palaia, il giovane che insieme al «mostro» del Circeo Angelo Izzo, uccise Maria Carmela Linciano e la figlia quattordicenne Valentina Maiorano, e si prosegue con Pietro Arena che folle di gelosia uccise con due colpi di pistola Antonino Allegra, il nuovo compagno  della sua ex, Adele Sanfilippo, che lo aveva scaricato in diretta televisiva a Stranamore. «Quella di Pietro Arena è una storia che colpisce: fa capire l'influenza della Tv sulla nostra società. Ogni caso che raccontiamo apre uno squarcio sulla realtà».

 

Come fa a essere così distaccata mentre parla di omicidi e serial killer?

«In parte è un atteggiamento studiato, cerco di avere un'arietta neutra mentre racconto fatti tragici. Sembro quasi un notaio. Ma è necessario per evitare la spettacolarizzazione della tragedia».

 

Dopo 22 anni, non si è ancora stancata di condurre Un giorno in pretura?

«No. Perché raccontando l'Italia, il programma cambia in continuazione. Le storie giudiziarie sono un grande affresco del nostro Paese».

 

Qual è il caso che l'ha colpita di più?

«Non saprei, ce ne sono così tanti. Ma certo, il processo contro Vanna Marchi è stato incredibilmente crudo. Vedere l'ingenuità di queste donne nude davanti a un'illusione offre uno squarcio su un mondo che per tanti è lontano».

 

Come si fa a evitare la morbosità?

«Con un racconto fedele e riflessivo su quanto accade. Senza calcare la mano su elementi che possano far presa sugli spettatori. È molto più difficile capire le ragioni dei carnefici che la sofferenza delle vittime. In tanti anni, ho sempre cercato di comprendere che cosa spinge una persona a commettere un delitto».

 

Riesce a capire quando un imputato o un testimone mente davanti al giudice?

«No, sono una persona molto razionale. Gli sguardi e i nervosismi possono essere dettati da mille altre ragioni. Ma mi faccio un'idea su ogni caso giudiziario che racconto».

 

Si è mai trovata in disaccordo con una sentenza?

«Sì, è capitato. Spesso penso che certe equazioni logiche siano sbagliate. Ma non le dirò certo a quali casi mi riferisco».

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