Giorgio Gori: «L'Isola dei famosi non è un villaggio vacanze»

01 aprile 2010 
<p>Giorgio Gori: «L'Isola dei famosi non è un villaggio
vacanze»</p>
PHOTO SPLASH NEWS

Replica Giorgio Gori, l'amministratore delegato di Magnolia, società produttrice dell'Isola dei Famosi, per difendere il suo programma dalle polemiche uscite in questo mese. Luca Ward, concorrente del reality, è stato il primo. Dopo la brusca caduta dall'elicottero ha attaccato la produzione per il trattamento ricevuto: «Ho fratture vertebrali, l'osso sacro e il coccige rotto: stampelle e un busto da portare giorno e notte. Non riesco a vestirmi da solo, né prendere in braccio i miei figli. Non posso guidare, né stare seduto in posizione eretta. Simona Ventura non mi ha chiamato e non ho ricevuto telefonate dalla Magnolia». Gori risponde facendo sapere che «non è vero che lo abbiamo lasciato solo. Dal primo momento in cui si è verificato lo sfortunato episodio in Nicaragua ci siamo occupati della sua salute: per questo sono molto amareggiato per i contenuti dell'intervista che ha rilasciato al vostro giornale» spiega a Tv Sorrisi e Canzoni, il settimanale che aveva pubblicato lo sfogo dell'attore romano.

E come se non bastasse oggi sul settimanale L'Espresso è uscita una nuova polemica  «sulle condizioni estreme di lavoro e mancanza di sicurezza e di assistenza», a cui i tecnici che lavorano in Nicaragua sono sottoposti.
Sono tante, secondo il settimanale, le mancanze della produzione: l'acqua potabile è scarsa, il cibo è razionato, si dorme spesso nelle tende e i sacchi a pelo non bastano per tutti. Per non parlare dei bagni: sono solo quattro per 54 persone. Sempre secondo L'Espresso, «assunti a progetto da due diversi service, a loro volta pagati dalla Magnolia di Giorgio Gori che fornisce il programma alla Rai chiavi in mano», i tecnici del reality condotto su Raidue da Simona Ventura «hanno firmato tutti un contratto standard che prevede un compenso onnicomprensivo di qualsiasi disagio», pari a «120 euro lordi al giorno, senza diaria o extra». «Peccato che arrivando abbiano scoperto che per "disagio" si intenda condizioni estreme di lavoro e mancanza di sicurezza e di assistenza». Gori, si è sentito in dovere di replicare a tutte queste accuse e fa sapere che «Lavorare "in location" è un po' come andare al fronte, e solo dei veri professionisti, disponibili a operare anche in condizioni di oggettivo disagio, possono affrontare 4 mesi in prima linea. Di certo non è un villaggio vacanze. Ma ben altro è parlare di "lavori forzati"».
Gori rileva che «la gran parte di questi lavoratori risiede a Corn Island, dorme negli alberghi o in casette prefabbricate e mangia in modo più che dignitoso». E che le difficoltà delle prime settimane hanno interessato le squadre in missione sull'isoletta di Lime Cay e sono state «causate principalmente dalle condizioni meteo».

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).