Anita Caprioli è la protagonista di La
doppia vita di Natalia Blum, il film tv che domani in prima
serata su Rai Due apre la serie Crimini, otto noir scritti
da altrettanti giallisti italiani e ambientati ognuno in una città
diversa.
La firma del primo episodio è di Gianrico
Carofiglio - magistrato, senatore e autore di numerosi
bestseller - che lo ambienta nella sua città natale: Bari. La
storia racconta di un editor (Emilio Solfrizzi)
che si innamora di un'aspirante scrittrice leggendo le pagine del
suo manoscritto, dal quale pian piano emerge un risvolto
inquietante.
«Da quasi un anno faccio la puttana. Sono laureata in
giurisprudenza, e mio padre pensa che studi per diventare
magistrato»: sono le prime parole del romanzo della sua
protagonista, una ragazza di Bari che si confessa escort. Scusi, ma
pur con tutte le differenze del caso, non sarà mica un riferimento
a Patrizia D'Addario, che peraltro di recente ha pubblicato anche
un libro?
«Secondo me no, e neanche per la regista, Anna
Negri. Ma forse dovrebbe chiederlo a
Carofiglio. Comunque il film non racconta tanto
la storia di una prostituta, quanto la possibilità di condurre una
vita segreta».
Il mondo dell'editoria si va mescolando sempre di
più con quello dello spettacolo. Lei per caso scrive?
«Non a livello professionale, ma sì, mi capita,
perché a volte avverto il bisogno di fermare i pensieri, di
esprimere sensazioni ed emozioni. Ma la mia scrittura si limita a
questo: un momento intimo, senza alcuna regolarità».
Penna o laptop?
«Assolutamente penna».
Aveva già letto i racconti di Carofiglio?
«No, lo conoscevo solo di fama: il noir mi
appassiona più nella cinematografia che nella scrittura».
Con Emilio Solfrizzi - che in questo momento è
in onda su Rai Uno con una fiction completamente diversa, Tutti
pazzi per amore - come si è trovata?
«Abbiamo avuto la possibilità di fare un lavoro
molto approfondito prima delle riprese, e devo dire che è
stato un ottimo compagno di viaggio. La storia piaceva molto a
tutti e due».
Come viene descritta Bari nel film?
«Come una città surreale, un po' gotica, con un
atmosfera sempre in bilico tra realtà e fantasia, il che le da una
sensazione inquietante».
Lei è di Vercelli: guardava la città con gli occhi di
una padana?
«(ride) Assolutamente no, anche perché
sono mezza calabrese e mi considero a tutti gli effetti una
donna del Sud».