Vianello, l'uomo che inventò la satira in Tv

15 aprile 2010 
<p>Vianello, l'uomo che inventò la satira in Tv</p>
PHOTO KIKA PRESS

Se si può azzardare, Raimondo Vianello è stato tra «i padri fondatori» della televisione italiana (i suoi 80 film girati in vent'anni dal 1948 al 1968 li archiviamo senza pietà).

La Tv italiana nasce nel 1954 e lui, grande appassionato di calcio e sport, fa subito gol con Un due tre, il primo programma comico in assoluto, in coppia con Ugo Tognazzi: entrambi arrivano dall'avanspettacolo, non hanno nessun problema a prendere in giro il nuovo mezzo, un po' come farebbe la Gialappa's oggi.

Lo scrittore Mario Soldati risaliva il Po alla ricerca dei cibi genuini, Vianello fa lo stesso e si ritrova in ospedale maledicendo la «salama da sugo»; al cinema impazzava Riso amaro, Vianello diventa subito mondina in parrucca bionda e shorts alla Mangano (e Tognazzi al lampione con boa di struzzo fa la mondana). Successo enorme, ma nel 1959 la parodia su uno scivolone del presidente della Repubblica Gronchi viene censurata e il programma chiude.

Però il suo stile e il suo occhio ironico così british (e quindi così inconsueto sui nostri piccoli schermi) non si fermeranno più. Anche nei titoli dei programmi, buffi come Il tappabuchi (1967) o ll giocondo (1963), con personaggi che oggi sarebbero cult come il carrellista televisivo Osvaldo Bracaloni, nativo di Brozzi, che ce l'ha sempre con il suo capo Taracchi e non sopporta il Cugatti.

Vianello diventerà, tra fine anni Sessanta e gli anni Settanta, uno dei re del sabato sera, passando da Canzonissima (1969) ai varietà con la moglie e compagna di una vita Sandra Mondaini (Sai che ti dico? del 1972, Tante scuse del 1974, Noi. no... del 1977). Negli anni Ottanta, il passaggio alle reti Fininvest poi Mediaset dove, come Mike Bongiorno, si inserirà perfettamente (del resto abitava a Milano 2, a due passi dagli studi tivù di Silvio Berlusconi, di cui appoggiò senza misteri la discesa in campo e le campagne pro tivù private).

Ma il suo stile ferocemente distaccato non muta e le sue idee di televisione restano uniche. Tre titoli per tutti: Il gioco dei 9 (1988, un quiz brillante con personaggi famosi), Pressing (1991, il primo programma che sorride di calcio, anche grazie alle vallette mute) e soprattutto la sit com Casa Vianello, in onda dal 1988 per vent'anni, felice trasposizione televisiva della vita di coppia (la nostra e la sua, con Sandra). In mezzo a tutto questo anche un Festival di Sanremo, nel 1998, in prestito alla Rai, un premio alla carriera per uno straordinario personaggio che, davanti alle telecamere, ci passava quasi per caso.

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