Ho incontrato Eric Forrester a Calvairate: parlava di Beautiful

05 giugno 2010 
PHOTO KIKA PRESS

Ho incontrato Eric Forrester. Oggi Beautiful compie 20 anni (in Italia) e posso dire che il mio rapporto con questa serie non è mediato dallo schermo: è fisico (VEDI LA GALLERY DI BEAUTIFUL). Non che io sia volato a Los Angeles e mi sia recato sul set (esperienza che, se fossi volato a L.A. nella vita, comunque, avrei fatto). È accaduto il contrario. È il 1998, autunno uggioso milanese. Sono un ventottenne disperato: precario, privo di fidanzate, poverissimo. Ho un amico fraterno. Con lui siedo sulla panchina della piazza che domina il mio quartiere, Calvairate, un accrocchio di case popolari e umani geneticamente modificati. Piove come in Blade Runner. Fumiamo una sigaretta dietro l'altra. La piazza è deserta. Una sagoma si profila allo squallido orizzonte. È un uomo. Inquietantemente assomiglia a Eric Forrester. Un sosia di uno di Beautiful: può capitare a Calvairate. Non è un sosia: Eric Forrester, in un buccinante americano ci chiede una sigaretta. Siamo esterrefatti. Cosa ci fa il vero Eric Forrester in piazza Martini? Egli comincia un racconto lacrimoso su quanto sia pesante lavorare in una soap opera. Inoltre la bibbia prevede che morirà (non è un'affermazione teologica: la bibbia di un telefilm è la descrizione minuziosa delle caratteristiche di ogni personaggio e la storia della trama). E poi l'Italia è bella e sono belle le ragazze! Eric Forrester è qui per fare comparsate in Mediaset e Rai. Il suo agente abita a Calvairate. Incredibilmente è il padrone dell'officina alle nostre spalle. Accompagniamo il divo. Veniamo a conoscenza del fatto che il proprietario dell'officina fa anche l'agente: «Domenica notte ho portato Ronaldo in discoteca. Quindici cocuzze», dice. Siamo attoniti.

E lo sono ancora, io, attonito. Vent'anni e tutto è cambiato: c'è la Rete, c'è l'iPad, c'è l'euro, c'è la crisi. Ma c'è ancora Beautiful. Nella vita servono certezze, i Forrester ce le danno.

Nessuno ha scoperto la formula dell'eternità, ma quelli di Beautiful ci vanno vicino. Nei giorni in cui una generazione sprofonda nel lutto per la morte di Arnold, la serie che è diventata e per sempre rimarrà memorabile in forza delle mascelle di Ridge Forrester compie vent'anni. Siamo nei dintorni del mito, in area diretta di Tito Stagno per l'allunaggio: il 4 giugno 1990, ignorando i tratti essenziali del pubblico servizio, Raidue dà inizio alla sciamannata emissione di questa soap scivolosa e fatale, che poi si farà scippare da Mediaset, sottovalutando il coriaceo successo di un'Iliade da salotti, passerelle e molte corna in quel di Los Angeles. Per riassumere Beautiful sarebbe necessaria Wikipedia, che peraltro se ne occupa, fornendoci la fondamentale e significativa notizia dello stato di salute del pianeta: 500 milioni di individui (cioè 1/6 del globo) seguono questo romantico matusalemme televisivo ogni giorno che Iddio manda in terra, in ben 110 nazioni. Ciò accade da vent'anni. Noi possiamo opporre il Bagaglino, ma è un confronto impari. Beautiful è a questo punto l'epica del consumismo, del fashion di cattivo gusto, delle relazioni matrimoniali ed extramatrimoniali di un intero Ventennio: quello che ha condotto alla fine della Società dello Spettacolo. Trame grossolane, recitazione devastante, corollario internazionale di gadeget che coincidono con gli interpreti stessi della soap opera (Ridge sta nelle trasmissioni italiane più che sul set losangeleno): Beautiful è la sagra dell'approssimazione televisiva, ma si mangia fenomeni suppostamente culturali e di successo internazionale come Lost, che finisce (e male) dopo solo 6 anni. La notizia terrorizzante che Vanity è in grado di dare agli appassionati: è pronto il prequel di Beautiful, durerà 5 anni. No, scherzo, me la sono inventata.

Le aberrazioni di questo telefilm in altri tempi le avrebbero tacciate di eresia. Si pensi soltanto al fatto che la famiglia di stilisti, i Forrester del padre fondatore Eric (che sta ad Armani come io sto a Brad Pitt) hanno alcuni figli, tra cui il celeberrimo mascellone Ridge e l'ottusangolo Thorne. Arriva sin dagli inizi una bionda, Brooke, la quale si sposa tutta la famiglia, venendone ripetutamente inseminata: convola a nozze con Eric Forrester e gli dà due figli, poi si marita con Ridge e partorisce R.J, mentre Thorne non ce la fa. Indimenticabile lo scontro tra i Forrester e la casa di moda Spectra (un nome assurdo, sembra la società segreta che complotta la conquista del mondo in ogni 007). La Spectra è guidata da una sorta di Nilla Pizzi antibotulino che si accoppia col suo stilista, il quale ha un'era geologica meno di lei. La mia generazione era letteralmente schifata da questa incestuosa e inconcepibile relazione, più erotica che sentimentale: venivamo da Goldrake e ci trovavamo un orrendo Edipo a Los Angeles. Erano solo gli inizi di una saga che, come si è detto, perdurerà oltre il mio arco biologico. Attualmente, del cast originale, tra morti di personaggi e di interpreti, rimangono in quattro: Eric, Ridge, Brooke e Stephanie. Ma io, ora lo sapete, sono ormai legato a Eric.

 

LEGGI L'INTERVISTA A RONN MOSS

 

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RISULTATI
Donna Carla 78 mesi fa

Spettacolare questo articolo...davvero divertente ed ironico....

paolo melissi 78 mesi fa

magnifico! ricordo che in famiglia si chiamava affettuosamente eric testa d'uovo

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