Jason Priestley: «Mi chiamano (ancora) tutti Brandon»

15 luglio 2010 
PHOTO CORBIS IMAGES

Sarebbe stato bello incontrarsi al Peach Pit, con i libri sotto braccio e un milkshake da bere. Ma il mondo non gira mai come lo immaginiamo guardando i telefilm americani.

Così, il mio incontro con Jason Priestley, che resterà più noto per il resto dei suoi giorni come Brandon Walsh, l'iper bravo ragazzo di Beverly Hills 90210, avviene a Roma, in uno stanzone asettico dell'Hotel Visconti. Brandon (scusate, volevo dire Jason) , è qui come ospite del RomaFictionFest dove ha presentato una nuova serie televisiva.Si intitola Call me Fitz ed è radicalmente diversa da quella che lo ha reso famoso. Jason ne è produttore e  protagonista. Il suo personaggio, Fitz, appunto, è un venditore di macchine donnaiolo, ubriacone e apparentemente privo di scrupoli. Ma, a un certo punto, gli compare davanti la sua coscienza, con l'aspetto di un personaggio così antipatico che il Grillo Parlante di Pinocchio è un dilettante. Ma Fitz dovrà farci i conti, burrascosamente, puntata dopo puntata.

Oggi Jason Priestley non ha più il ciuffo di Brandon, ma rughe e fili bianchi tra i capelli. Però è carino e pare immune da quella rabbiosa voglia di riscatto di chi si sente imprigionato in un ruolo a vita.

 

Vado al sodo. Per strada la chiamano ancora Brandon?
«Eh. Proprio così».

E le dà fastidio?
«Non mi entusiasma. Se ci penso, mi intristisce vedere che la gente sembra non essersi accorta delle altre cose che ho fatto dopo Beverly Hills 90210. Ma che ci vuol fare? È la vita».

Scommette che preferisce questa parte di cattivo in Call me Fitz rispetto al buonissimo Brandon.
«Ovvio!  Brandon era una noia. Così politicamente corretto, diceva sempre la cosa giusta al momento giusto».

Se esistesse ancora Brandon, oggi lavorerebbe per Barack Obama, a Washington?
«Probabile. O in una ong. Farebbe certamente qualcosa di molto altruistico».

Però, lei non è andato a pezzi, niente droga né rock 'n roll né milioni di donne. Si è sposato una volta sola e avete due figli, Ava di tre anni, Dashiell di uno, fa il produttore e il regista, fin dalle ultime stagioni di Beverly Hills 90210.
«Io sono canadese, di Vancouver, famiglia operaia. Ho iniziato a fare l'attore da bambino, i miei non mi ostacolarono perché pensavano che, tanto, stando a Vancouver, non avrei mai avuto grande successo. Poi, io ho insistito, ho studiato recitazione, sono andato a Los Angeles. Ma non sono mai troppo cambiato e, appena ho potuto, ho cominciato a produrre e dirigere. Fare l'attore e basta avrebbe significato dipendere troppo dalle scelte altrui e da quel che il fantasma di Brandon significa».

Il resto dell'intervista lo troverete su Vanity Fair n°29 in edicola mercoledì 21 luglio


GUARDA LA FOTOGALLERY DELLA SERIE TELEVISIVA BEVERLY HILLS 90210

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