PHOTO JULIAN HARGREAVES -
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Sciascia e Schopenhauer. Thelma & Louise e
Twilight. David Bowie e i Duran Duran. L'Africa e X
Factor. Nella casa milanese della «orgogliosa di essere»
svizzera Benedetta Mazzini - dove, da qualche parte, sono persino
collezionati e intrecciati i capelli lunghissimi che lei
periodicamente si taglia - si affastellano anime diverse. Ognuna
trova posto, nella vita della secondogenita di Mina, nata nel 1971
dal matrimonio con Virgilio Crocco. Anche se tante presenze possono
creare qualche piccolo problema. Per esempio, stanotte, le valigie
dell'ultimo viaggio, ammucchiate sul pavimento, hanno fatto cadere
Benedetta, che adesso zoppica.
Anche la sua carta d'identità potrebbe debordare di anime e
professioni: travel companion, attrice. E opinionista: dal 7
settembre, torna per il secondo anno a X Factor. O meglio,
nella striscia quotidiana battezzata Extra Factor (l'anno
scorso era il Processo), dove con Carlo Pastore, Pierpaolo
Peroni, Antonella Elia, e con la partecipazione di Cristiano
Malgioglio, dà consigli e - «senza crudeltà, perché l'intento è
essere positivi, non distruggere uno che sta appena cominciando» -
esprime giudizi sui ragazzi concorrenti.
Ci dà invece un giudizio sulle polemiche fra i due nuovi
giudici di X Factor Elio e Anna Tatangelo: lui che dice di
non avere i dischi di lei, lei che risponde
piccata...
«Non amo entrare in questi battibecchi. Elio però è da anni un mio
vero amico, ma è anche un grande musicista, uno che si è diplomato
al Conservatorio, bravissimo e discreto: si preoccupa solo del suo
lavoro. Penso che la Tatangelo dovrebbe sfruttare l'opportunità di
poter lavorare con lui».
Quindi, lui sarà un buon giudice?
«Sì, per X Factor è un bene che arrivi Elio, come è un
male che sia andato via Morgan. Morgan mi mancherà molto, così
intelligente, colto. Ma la macchina andrà avanti ugualmente, perché
la vera forza di X Factor sono i ragazzi. Marco Mengoni lo
ha dimostrato, lui ha una marcia in più, ha la stoffa del numero
uno».
Conosce molti con una marcia in più?
«Sono pochissimi. E per loro, rispetto a un tempo, è più
difficile: non hanno più luoghi dove fare la gavetta, si giocano
tutto in un attimo, vengono buttati nell'arena. Ma se sono bravi e
se imparano la giusta disciplina, poi rimangono».
Sua mamma guarda il programma?
«Sì, come tutti quelli che si occupano di musica. Lei l'ha detto
subito, la prima volta che ha visto Mengoni, che era speciale».
Le chiede consigli per il lavoro?
«Non me ne dà, in nessun campo. Se è proprio costretta, prima mi
chiede: "Sei sicura di volere un consiglio?"».
Ma quando li ottiene, i consigli sono
azzeccati?
«Mia madre ha una rapidità di analisi unica. È lapidaria, e sa
sempre che cosa è giusto».
Lapidaria significa che può essere anche
crudele?
«No, mai: è di una morbidezza totale, almeno con noi. Ma capisce
subito tutto, e ha una visione sintetica. Anche quando scrive:
toglie via gli orpelli, va dritta al cuore del problema, mentre io
uso molti più aggettivi. D'altra parte, lei è anche più brava a
scrivere che a cantare».
L'intervista completa sul numero 36/2010 di Vanity
Fair, in edicola l'8 settembre