Daniela Virgilio: «Ho imparato a camminare sui tacchi»

17 novembre 2010 
<p>Daniela Virgilio: «Ho imparato a camminare sui tacchi»</p>
PHOTO FABIO LOVINO -

«Fossi in te, mi comprerei un paio di tacchi». È stato il primo consiglio che le hanno dato quando ha avuto la parte di Patrizia, la prostituta d'alto bordo della serie Romanzo criminale (dal 18 novembre ogni giovedì alle 21 su Sky Cinema 1). Sì, perché Daniela Virgilio, 27 anni, di Roma, fino a poco tempo fa di tacchi ne aveva «un paio solo, e di cinque centimetri». All'inizio aveva fatto il provino per Roberta (la «brava ragazza» interpretata da Alessandra Mastronardi, che si fidanza con il Freddo, ndr). Ma il regista, Stefano Sollima, l'ha voluta per la parte della protagonista femminile. Per lei, perdono la testa il Dandi (Alessandro Roja), il boss della Banda della Magliana, e il commissario Scialoja (Massimo Bocci), che dà la caccia all'organizzazione criminale.

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Come ha fatto a entrare nel personaggio?
«Patrizia è molto sensuale, io sono una ragazza acqua e sapone. Ho dovuto imparare a camminare da femme fatale. Il trucco e i costumi hanno aiutato moltissimo».

Ha avuto difficoltà a girare le scene di nudo?
«All'inizio sì, è stato difficile. Oggi continuo a vergognarmi, ho sempre chiesto che rimanessero sul set solo le persone indispensabili, quattro al massimo».

La serie ha avuto ascolti record. Se lo aspettava?
«No. È stato fantastico. All'anteprima c'era moltissima gente che ci aspettava sotto la pioggia. Mi sono emozionata, perché hanno iniziato a chiamarci per nome, fino a due anni fa eravamo sconosciuti».

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Cosa sapeva della Banda della Magliana prima di Romanzo criminale?
«Poco, mi sono dovuta documentare. Sono nata nel 1983 e non sono anni che ho vissuto».

Nella realtà la donna del Dandi (il personaggio ispirato al boss della Magliana Enrico De Pedis) era Sabrina Minardi. Ha mai pensato di parlare con lei?
«No, anche perché Patrizia racchiude tanti personaggi e prestanome diversi, non è Sabrina Minardi. La serie si ispira a Cinzia Vallesi, un'invenzione del romanzo di Giancarlo De Cataldo».

La Minardi ha detto a Vanity Fair che la serie rischia di essere diseducativa. Lei è d'accordo?
«No. Il messaggio di Romanzo criminale è che il crimine non paga, i protagonisti fanno una brutta fine. Noi facciamo fiction, non siamo un telegiornale. Capisco che abbiamo una responsabilità verso i ragazzi che ci emulano, però sta alla coscienza del pubblico capire cosa è vero e cosa è falso. Altrimenti non si potrebbe raccointare più nulla».

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