E Tiger tornò a essere uno di noi

12 gennaio 2010 
<p>E Tiger tornò a essere uno di noi</p>
PHOTO - KIKAPRESS - KIKA PRESS

Il campione non era un uomo, era una storia: l'unico nero su sfondo bianco, Obama prima di Obama. Finché sbagliò una curva, e tutto cambiò per sempre


[…] È la legge della celebrità: più si viene innalzati e più la caduta sarà non soltanto rovinosa, ma anche invocata, pregustata e infine festeggiata da orde fameliche di ex ammiratori […] Tiger Woods era un re, se non della foresta,del green. Da anni figurava in testa alla classifica dell'atleta che guadagna di più al mondo. Tutti l'ammiravano […]

La verità è (presumibilmente) la seguente: un 10% l'ammirava perché era il migliore al mondo in questo sport. L'altro 90% perché guardava quell'immagine vincente […]e notava la differenza. Tiger era l'unico nero su sfondo bianco.

[…] Tiger era Obama prima di Obama, invece della Casa Bianca si era preso il giardino e allegramente ne dissodava le zolle a mazzate. […] Che Tiger non fosse un santo (se mai ne esistono) era in realtà chiaro da subito. È il

1997 quando, dopo i primi successi, appena ventunenne, dà un'intervista a GQ. […]  Fa battute a raffica sulla superiore virilità dei neri. Flirta con le ragazze del set fotografico.

Racconta barzellette sconce. Poi vince il suo primo Master, firma contratti pubblicitari per milioni di dollari e cambia registro. […]

[…]  Il patto si stringe. L'America e il mondo si convincono […]. Tradisce Kobe Bryant, ma Tiger no. Tradisce Bode Miller, ma Tiger no. Perfino Phelps si fa una canna in pubblico, Tiger no.

[…]Lui è là, seduto su milioni di dollari a pensar traiettorie. Poi sbaglia la curva, incoccia l'idrante e quando scende dal gippone è, tristemente, uno di noi. […].E adesso la paga. Paga per tutto quel che ha guadagnato alla faccia nostra mettendo semplicemente una pallina in buca. […]

[…] Quando […]osservo la sua parabola, non posso fare a meno di chiedermi che cosa succederebbe a Obama, se si imbattesse nel suo idrante. Giacché, siamo obiettivi, ce n'è uno che aspetta tutti noi, all'uscita della curva sbagliata. Chi non lo colpisce non è migliore, ha solo avuto una notte più fortunata.

Leggete l'articolo completo su Vanity Fair 2/2010

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