Tilda Swinton: «Ah, io e Sandro, a coccolarci in Oriente»

16 febbraio 2010 
<p>Tilda Swinton: «Ah, io e Sandro, a coccolarci in Oriente»</p>

Il pallore è quello di sempre. Ma su di lei diventa calore, soprattutto quando corre. letteralmente.

Sì, nonostante i tacchi nerissimi, il kilt grigio fumo e il maxi cappotto inventati apposta per lei da Clare Waight Keller -il direttore creativo di Pringle of Scotland- Tilda Swinton sa anche correre. Pronta come sempre a dare sfogo al suo lato maschile, balza in macchina, in una delle strade del centro di Milano, mentre il suo più giovane e scattante fidanzato Sandro Kopp, la segue su un'altra auto sportiva, senza perderla di vista.

«Ce l'abbiamo fatta». Quasi urla queste parole mentre le portiere nero pece ci stringono una vicino all'altro nei sedili postariori. «Sono tanti anni che vengo a Milano, ma da quando sono stata Emma in Io sono l'amore, mi sento una scozzese con un po' di Mediterraneo dentro. Il mix mi sembra perfetto, soprattutto perché ho fatto di tutto per recitare nella vostra lingua e in presa diretta».

Vero: finite le fatiche del film di Luca Guadagnino che aveva presentato a Venezia, che ha poi trionfato a Toronto al Sundance Film Festival del suo amico Robert Redford, Tilda Swinton vuole una breve pausa, a ridosso dell'uscita italiana prevista per il 19 marzo.

«Non vedo l'ora di rivedere i miei due gemelli. Honor e Xavier mi aspettano a Nairn, in Scozia. Honor è più taciturna, quasi aerea, ma suo fratello Xavier è un turbine. Un ragazzo del segno della Bilancia molto determinato che è letteralmente impazzito da quando a casa nostra è arrivato un altro cane, per fare compagnia al nostro setter di sempre. Poi, una volta finito anche il prossimo viaggio di lavoro quando tornerò qui a Milano tra circa un mese, allora sì.». Una pausa lunga. «Se le cose vanno bene, dovrei iniziare in primavera un film con una regista scozzese che amo molto. Lei è Lynne Ramsay il film si chiamerà We need to talk about Kevin. È tratto da un romanzo piuttosto forte. La storia di una madre che ha a che fare con un figlio omicida. Lo giriamo in Michigan». Altra lunga pausa. Sotto gli occhi verde chiaro, c'è un sorriso appena accennato. «Ma prima, immediatamente prima, voglio fare una vacanza vera. Io e Sandro. Non so esattamente dove. In Oriente, ma non come abbiamo già fatto, a scalare le vette dell'Himalaya. No una vera vacanza in qualche magnifico resort. A coccolarci davvero, a fare yoga. Magari davanti al mare, sotto una palma». Pausa. «Io e lui». (Francesco Brunacci)

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