Richard Gere: «Quanto mi manca il mio cocker spaniel»

18 febbraio 2010 
<p>Richard Gere: «Quanto mi manca il mio cocker spaniel»</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Dicono che sia passato il tempo di quando nel 1999 Time lo elesse l'uomo più sexy del mondo. Non è vero. E non  è vero nemmeno il contrario. Perché adesso, a 60 anni Richard Gere del tempo se ne frega. Arriva in albergo dietro un vero mantello di pioggia romana e un vero plotone di guardie del corpo. È appena appesantito, ma glorioso in questo. Poche ciance: super sorridente pulisce gli occhiali da vista tempestati di gocce d'acqua. Beve un tè verde. Sul tavolo c'è una rivista straniera che lo ritrae con uno dei cuccioli di akita, i cani giapponesi con cui ha girato Hachiko, il tuo migliore amico.

«Ogni volta che rivedo le mie foto con quel cane, mi ricordo questa esperienza dolcissima che abbiamo fatto girando il film con Lasse Hallstrom. Riaffiorano alla mente i momenti in cui mia madre Doris, da bambino, mi lasciava giocare con il nostro cocker spaniel, la sua fermezza. La vita ti riporta sempre dove sei già stato…in qualche modo. Così come quando ho preso in mano la spada giapponese per alcune scene che poi abbiamo tagliato, mi viene in mente Londra, nei primi anni 70, quando ho avuto la fortuna di fare Grease a teatro. Mi viene in mente quella voglia di cimento. Quella gioia di sfida pulita».

E sorride vero, versando il suo tè per sé, nella sua tazza senza fronzoli. Sorride di una pace assaporata anche quando una piccola goccia gli cade dalla teiera sulla camicia di seta color cielo.

«Certo tra vita e cinema non ci sono sempre solo attinenze, ma già quando studiavo filosofia in Massachussets, sapevo che prima o poi, sarei tornato a riflettere…».

E qui ride davvero, prendendo anche un po' in giro la sua celebre parte zen, il suo impegno umanitario succeduto a tanti film più «carnali».

«Ma riflettere significa progettare - si interrompe un attimo e si illumina di un sorriso speciale quando nella stanza entra Carey Lowell, la sua seconda moglie, semplicissima in un tubino nero - e per progettare bisogna avere i piedi ben piantati per terra. Così faccio anche film d'azione. E mi diverto. Adesso ai primi di marzo esce in Italia un film dove sono poliziotto nel distretto 65, una delle zone più a rischio di Brooklyn. Si chiama Brooklyn's Finest. Ecco lì, facendo un personaggio così, ti accorgi di quanto sei fortunato a poter fare l'attore e parlare placidamente davanti a un tè fumante nella più bella città del mondo. Mentre a Roma piove».

 

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RISULTATI
debraee 77 mesi fa

Davvero sorprendente la sua emozione interiore, il suo rammentare pensieri filosofici, la sua dignità nel soffrire dentro!

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