Anne Hathaway, incontro ravvicinato con la Regina Bianca

11 marzo 2010 
<p>Anne Hathaway, incontro ravvicinato con la Regina Bianca</p>
PHOTO KIKA PRESS

Al di là di come Tim Burton si è divertito a trasformarla, Anne Hathaway è innanzi tutto bellissima. Radiosa, sexy senza esagerare, sposta i capelli portati lunghi alle clavicole in una Londra soleggiata, mentre dal balcone del suo albergo vediamo qualche fiore spuntare dai giardini di Kensington.


«Quando mi dite che sono bella, provo un estremo imbarazzo», esordisce subito, «ma devo dire che molti direttori della fotografia mi hanno illuminato su una realtà: ho una struttura ossea che prende bene la luce. Devo dire grazie a mamma e papà…e basta!».


Sulla Regina Bianca che interpreta in Alice nel paese delle Meraviglie, Anne Hathaway è pronta a raccontare tutto: del suo  personaggio, di questa forza del bene che vince sempre nonostante tutto, del trucco forse eccessivo che le hanno imposto, del punto vita ridotto al massimo in fase di post produzione, ma, inevitabilmente, la conversazione scivola sullla sua vita.

«Quando ho visto sul copione che nel film ci sarebbero state anche delle scene in cucina e che avrei dovuto anche preparare dei manicaretti a base di dita umane, mi sono detta, ecco te lo meriti, perché come cuoca sei un disastro. Sì, è la verità sono un autentico, assoluto, domestic horror», prosegue, «Così come sono una che ha una pessima memoria in tutto, cosa grave per un'attrice, così come sono in assoluto una Fashion addict… cioè lo ero, oggi va meglio».


E se le si fa notare che fino ad ora non ha fatto che denigrarsi, conferma: «Ma è vero, sono tutte cose vere. Per esempio con i vestiti, avrei voluto mettermi tutti quelli che Alice porta nel film, oh my God!».

E se le si fa notare che sopra gli eccentrici stivali dal tacco dorato porta dei pantaloni perfetti e una semplice maglia appena scollata ma tempestata di collane e che, dunque, è splendidamente vestita, riprende: «Grazie, ma ho solo messo quello che ho trovato!».


Stessa battuta che diceva a Stanley Tucci ne Il diavolo veste Prada, quando dopo tante fatiche lui le fa notare che è finalmente vestita giusta. Glielo si fa notare anche qui e Anne, finalmente scoppia davvero a ridere, dandosi dell'ingenua, dell'incompetente, di quella senza remore, che non sa stare davanti ai giornalisti.


Ma è proprio nella freschezza mai affettata di questa luminosa ragazza americana che sta molto del suo fascino. Nella prontezza che ha nel definire Tim Burton, sua moglie Helena Bonham Carter e Johnny Depp, una «vera Rock Band».

Nel confermare da vera self made woman americana che «sì i sogni, come fa Alice, bisogna seguirli. Seguirli sempre. Mai qualche anno fa avrei pensato di potere avere tanto successo. Adesso ho appena finito di girare con Edward Zwick un film dove interpreto una donna con il morbo di Parkinson. E poi…Poi passerò a un progetto che accarezzo da tempo: la vita di Judy Garland. Yes, You Must Believe!».


«Bisogna credere, credere che in ogni cosa che si osserva ci sia… come dire… una ragione». A questo punto uno scoiattolo rosso, come solo dai Kensington Gardens di Londra può arrivare a qualche centimetro dal balcone, fa capolino. «Ecco proprio come quello scoiattolo che noi vediamo e crediamo sempre molto magico, ma che in fondo ha una sua autentica verità», dice.


E così Anne si alza, il telefonino le squilla, il tacco si impiglia nel tappeto, ma lei si volta: «Non riattacare», dice a chi ha dall'altra parte, «Volevo solo concludere che tra i miei sogni c'è quello di ritornare in Italia, dove è vero, la bellezza penetra ogni cosa».

«Un bacio» e lo dice in italiano. Cosa volere di più?

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