Tiger Woods in analisi: «Difficile curare la sua dipendenza dal sesso»

02 marzo 2010 
<p>Tiger Woods in analisi: «Difficile curare la sua dipendenza dal
sesso»</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

«Per una persona costantemente sotto i riflettori curarsi è più difficile. Il processo di guarigione dovrebbe essere una questione privata, ma la privacy è un lusso che chi è famoso non può permettersi».

Bart Mandell (nel riquadro) non parla direttamente di Tiger Woods (la sua etica professionale non lo consente), ma in generale di chi, come Tiger Woods (foto grande), si trova a dover fare i conti con la propria sex addiction e con milioni di occhi puntati addosso.

Mandell è uno psicoterapeuta specializzato in sex addiction (patologia al centro di grosse discussioni e tuttora non riconosciuta a livello ufficiale) e presidente emerito  dell'International Institute for Trauma and Addiction Professionals. Nella sua clinica di New York, la Cititherapy Counseling Services, cura le dipendenze, soprattutto quella sessuale.

Lo stesso genere di problemi che si cerca di risolvere alla clinica Gentle Path, di Hattiesburg, in Missouri, davanti alla quale Woods è stato fotografato, e dove Mandell ha lavorato in passato.

Alla Gentle Path si applica il cosiddetto metodo dei «12 passi», una variazione sul tema del sistema usato dagli Alcolisti Anonimi. Abbiamo chiesto a Mandell di raccontarci più nel dettaglio come funziona.

Intanto perché una terapia di gruppo?

«Per chi soffre di un qualunque genere di dipendenza, negare di avere un problema è proprio uno dei problemi. In una terapia individuale, chi ha una dipendenza potrebbe, inconsapevolmente, mentire al proprio analista. In gruppo, ci si rispecchia e ci si fa notare l'uno con l'altro le reciproche bugie».

Oltre a parlare che cosa si fa durante questi incontri?

«Siccome la fiducia nel gruppo è un elemento fondamentale nel percorso di recupero, si svolgono attività anche fisiche. Durante queste prove, gli altri componenti del gruppo ti supportano e ti incoraggiano. Serve a capire e ad accettare che si ha bisogno di aiuto e che, grazie a un supporto adeguato, è possibile superare problemi che prima sembravano insormontabili».

Uno dei 12 passi consiste nel chiedere scusa alle proprie vittime. Significa che Woods dovrà andare a parlare con ogni donna con la quale ha avuto una relazione extraconiugale?

«Non posso dirle che cosa farà Woods nello specifico. Ma, sì, questo sistema prevede che si compili una lista di coloro che hanno sofferto per colpa del nostro comportamento e che, nei casi in cui è possibile, ci si scusi di persona con ciascuno. Questo non vuol dire che lo si debba fare con tutti, perché non tutti sono state feriti da quello che è accaduto. Bisogna analizzare caso per caso».

Le scuse pubbliche, invece, non rientrano nel metodo. Eppure Woods, il 19 febbraio scorso, ha tenuto un discorso dove ha chiesto perdono alla famiglia, ai suoi sponsor e a tutti coloro che lo consideravano un esempio da seguire. Perché?

«Rientra nella questione della notorietà. Che, come dicevo, rende tutto più difficile. La terapia di gruppo prevederebbe l'anonimato dei partecipanti. Per i personaggi celebri è impossibile e questo fa sì che, per loro, sia più complicato essere completamenti onesti con gli altri, nonostante la trasparenza sia uno dei presupposti fondamentali affinché la terapia funzioni. Se sei un personaggio pubblico, rivelare i tuoi segreti, le paure e i pensieri più profondi può essere una minaccia. Esiste sempre la possibilità che qualcuno spifferi tutto ai giornali».

Quante possibilità di guarigione ci sono? Esistono statistiche sulla percentuale di successo di questo tipo di terapia?

«No, non ci sono dati. Ma posso dire in base alla mia esperienza che le probabilità di successo sono buone».

Però, statisticamente, si tratta di un problema quasi solo maschile. Giusto?

«Nonostante si parli sempre di uomini, non è affatto così. E, per via dell'esplosione della pornografia su Internet, ci aspettiamo una crescita dei casi di sex addiction fra le donne».

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