Investe ogni cosa del suo bianco.
E non è solo la sua giacca italiana, i pantaloni dello stesso
candore. Piuttosto è un luce che sa di vita vissuta.
Ad un'icona del cinema, della moda, del jet set. A una
rappresentante dell'aristocrazia e dell'aristocrazia del cinema,
non si dovrebbe chiedere l'età, ma Marisa Berenson se ha una dote
evidente è un'ironia vellutata che risiede nel sorriso.
«Lo so che ve lo chiedete tutti come è venuto in mente a Luca
Guadagnino di farmi fare la nonna del film, ma tant'è che è andata
così. - e lo dice affermando ancora il suo sorriso aperto, quello
che lesina un po' ad apparire in Io sono l'amore, il suo ultimo
film italiano, accanto a Tilda Swinton,
Pippo Del Buono e Alba Rohrwacher
- Luca e Tilda erano già partiti con il progetto. Io e lei ci siamo
incontrate a Parigi a una sfilata. Lei ha pensato a me e dopo
qualche giorno ho avuto la parte. Semplice. Le cose sono molto più
semplici di come si pensa a volte. Quando ero bambina non avrei mai
pensato al cinema, ma sta di fatto che dopo è andata così!».
Marisa si siede un momento, ma non rinuncia neanche un attimo
alla sua voglia di sorridere anche cercando le parole in italiano,
«La mia terza lingua madre - prosegue scherzosa - Dopo le scuole a
Firenze, il nonno archeologo, la nonna stilista (Elsa Schiaparelli
ndr.) devo bene saper parlare anche l'italiano, no? La vita è così:
va presa di getto. Nella corrente».
E in questo fiume che da modella le ha fatto guadagnare le
copertine dei magazine più prestigiosi del mondo, l'ha fatta essere
la musa di Kubrick in Barry Lindon,
passando per Luchino Visconti e il Bob
Fosse di Cabaret, da poco Marisa è riuscita anche a
scrivere il suo terzo libro, Moments intimes, dove
percorre non solo i successi ma anche disgrazie profondissime come
la morte di sua sorella Berry nell'attentato alle Torri
Gemelle.
«Sicuramente nel personaggio di Allegra Recchi,
di questa donna anche un po' misteriosa, asserragliata nei confini
del suo mondo d'alta borghesia, Luca Guadagnino
non ha tralasciato ciò che rappresento anche per il pubblico
italiano ma per me è stato molto interessante ricreare un'atmosfera
fonda, intensa, dove in realtà il personaggio di Tilda è quello che
incarna il massimo della libertà femminile».
Tra qualche ora Marisa rientrerà a Parigi dove ha girato
una storia di amore tra donne accanto a Lou
Doillon, la seconda figlia di Jane Birkin
dopo Charlotte Gainsbourg. Il film si chiama
Gigola ed uscirà nel 2011.
Che sia per i personaggi che interpreta o per le persone che
frequenta sui set e nella sua mondanissima vita privata,
Marisa Berenson ha il destino sempre incrociato
con le grandi dinastie. Se non c'è mistero della sua storia
d'amore con un rampollo della famiglia Rotschild, della sua
amicizia con Liza Mannelli, pochi sanno che suo
nipote Oz è figlio della sorella scomparsa e di Anthony
Perkins.
«Non è solo scelta, ma è anche destino. Se da bambina balli
nella neve con Gene Kelly…qualche cosa deve pur succedere
quando si diventa nonne…»
E mentre si alza per posare sul tavolo la sua flute di prosecco,
non si può dimenticare che l'eleganza si impara ogni giorno.
E che aveva ragione Yves Saint Laurent quando
ha definito Marisa «L'emblema della ragazza Anni 70».