Marisa Berenson: Divento nonna grazie a Tilda Swinton

22 marzo 2010 
<p>Marisa Berenson: Divento nonna grazie a Tilda Swinton</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Investe ogni cosa del suo bianco.

E non è solo la sua giacca italiana, i pantaloni dello stesso candore. Piuttosto è un luce che sa di vita vissuta.

Ad un'icona del cinema, della moda, del jet set. A una rappresentante dell'aristocrazia e dell'aristocrazia del cinema, non si dovrebbe chiedere l'età, ma Marisa Berenson se ha una dote evidente è un'ironia vellutata che risiede nel sorriso.

«Lo so che ve lo chiedete tutti come è venuto in mente a Luca Guadagnino di farmi fare la nonna del film, ma tant'è che è andata così. - e lo dice affermando ancora il suo sorriso aperto, quello che lesina un po' ad apparire in Io sono l'amore, il suo ultimo film italiano, accanto a Tilda Swinton, Pippo Del Buono e Alba Rohrwacher - Luca e Tilda erano già partiti con il progetto. Io e lei ci siamo incontrate a Parigi a una sfilata. Lei ha pensato a me e dopo qualche giorno ho avuto la parte. Semplice. Le cose sono molto più semplici di come si pensa a volte. Quando ero bambina non avrei mai pensato al cinema, ma sta di fatto che dopo è andata così!».

Marisa si siede un momento, ma non rinuncia neanche un attimo alla sua voglia di sorridere anche cercando le parole in italiano, «La mia terza lingua madre - prosegue scherzosa - Dopo le scuole a Firenze, il nonno archeologo, la nonna stilista (Elsa Schiaparelli ndr.) devo bene saper parlare anche l'italiano, no? La vita è così: va presa di getto. Nella corrente».

E in questo fiume che da modella le ha fatto guadagnare le copertine dei magazine più prestigiosi del mondo, l'ha fatta essere la musa di Kubrick in Barry Lindon, passando per Luchino Visconti e il Bob Fosse di Cabaret, da poco Marisa è riuscita anche a scrivere il suo terzo libro, Moments intimes, dove percorre non solo i successi ma anche disgrazie profondissime come la morte di sua sorella Berry nell'attentato alle Torri Gemelle.

«Sicuramente nel personaggio di Allegra Recchi, di questa donna anche un po' misteriosa, asserragliata nei confini del suo mondo d'alta borghesia, Luca Guadagnino non ha tralasciato ciò che rappresento anche per il pubblico italiano ma per me è stato molto interessante ricreare un'atmosfera fonda, intensa, dove in realtà il personaggio di Tilda è quello che incarna il massimo della libertà femminile».

Tra qualche ora  Marisa rientrerà a Parigi dove ha girato una storia di amore tra donne accanto a Lou Doillon, la seconda figlia di Jane Birkin dopo Charlotte Gainsbourg. Il film si chiama Gigola ed uscirà nel 2011.

Che sia per i personaggi che interpreta o per le persone che frequenta sui set e nella sua mondanissima vita privata, Marisa Berenson ha il destino sempre incrociato con le  grandi dinastie. Se non c'è mistero della sua storia d'amore con un rampollo della famiglia Rotschild, della sua amicizia con Liza Mannelli, pochi sanno che suo nipote Oz è figlio della sorella scomparsa e di Anthony Perkins.

«Non è solo scelta, ma è anche destino. Se da bambina balli nella neve con Gene Kelly…qualche  cosa deve pur succedere quando si diventa nonne…»

E mentre si alza per posare sul tavolo la sua flute di prosecco, non si può dimenticare che l'eleganza si impara ogni giorno.

E che aveva ragione Yves Saint Laurent quando ha definito Marisa «L'emblema della ragazza Anni 70».

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).