Juliette Binoche, per il suo compleanno regala un cinema nel Mali

09 marzo 2010 
<p>Juliette Binoche, per il suo compleanno regala un cinema nel
Mali</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Affonda la testa in una tazza di tè bollente, Juliette Binoche.

Ginevra oggi è gelida. Ma l'energia di questa donna piccola e dallo sguardo penetrante spazza via tutto, nuvole comprese.

Sotto la giacca di Juliette Binoche, che potrebbe essere di Yves Saint Laurent, un fiore di stoffa rossa e arancio appeso al revers. Pantaloni a sigaretta e scarpe altissime di cavallino completano un total black che le sta a pennello perché contrasta la sua aria solare. L'ex cassiera parigina, la donna inserita da Empire nella lista delle 100 attrici più sexy di sempre, ha un'aria quasi marziale e si capisce perché quando parla del motivo che l'ha portata qui, al Festival dei Diritti Umani.

«Il cinema ti prende, ti prende e ti trasporta, ma il cinema deve esistere anche fisicamente. È per questo che con Abderrahmane Sissako, ci stiamo battendo ormai da un anno affinché almeno una sala possa esistere in Africa, a Bamako, la capitale del Mali. Solo vedendo film, partecipando alle emozioni sullo schermo, si può dare una svolta. Bisogna che l'arte si faccia, che ci guidi, che ci lasci viaggiare e non solo con la testa, ma concretamente».

E qui si scalda. Juliette Binoche si illumina di nuovo perché nel concreto quello che stanno facendo lei e questo bravissimo regista mauritano è di farlo, farlo davvero il cinema. Un cinema costruito con i mezzi più moderni in quello che era un cinema famoso a Bamako e che è chiuso da 14 anni. Juliette sta coinvolgendo tutti quelli che conosce.

«Perché chi può acquisti la sua poltrona e ci metta il nome che vuole, il suo, quello del regista preferito, della sua fidanzata… ma facciamolo. Chi si vuole fare sotto, ogni poltrona costa 5000 euro».

E riaffonda la testa allegra nella tazza di cornflakes che le arriva. Le mani minute e potenti nelle tasche della giacca, prima che riprenda. «Bisogna che però in mattinata parta subito, di nuovo. Tra poco comincio il mio prossimo film, Sponsoring, con una regista polacca che amo molto: Malgorzata Szumowska».

Ride piena quando le si fa notare che dopo il successo dell'Oscar - «Super inattendu», dice lei,  «per Il Paziente Inglese e film a grosso budget, adesso lavora solo con persone dal nome impronunciabile, danzatori compresi come Akram Kahn con cui ha ballato anche in Italia nel 2008».

«È fare qualcosa in cui credo. Questo mi mantiene viva. Tra un'ora torno a casa».

E in questa specie di bulimia di lavori colti, si capisce perché ha rifiutato Jurassick Park e perché parta così di corsa. Allora scelse di fare Film Blu con Krzysztof Kieslowski (altro nome impronunciabile) e perché il 9 marzo… Beh, è il suo compleanno.

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