Polanski, obbligo di processo negli Stati Uniti

23 aprile 2010 
<p>Polanski, obbligo di processo negli Stati Uniti</p>
PHOTO GETTY IMAGES

L'incubo che Roman Polanski, 76 anni, voleva a tutti i costi evitare ha preso forma nel pomeriggio di giovedi 22 aprile. Appresa nel suo chalet di Gstaad, in Svizzera, la notizia che la corte d'appello del 2° distretto della California ha respinto la domanda di essere processato in contumacia, che conferma la sentenza di un tribunale di Los Angeles, e che apre la strada all'estradizione, il regista di The Ghost Writer sembra essere sprofondato nella più cupa depressione.

Non c'è scampo per lui, anche perché, la domanda di rinuncia alla denuncia, da parte di Samantha Geimer, la ragazza allora 13 enne, che lo accusò di «relazioni sessuali illegali» nel 1977,  oggi madre di tre figli, è stata respinta.

Unica speranza che resta al regista è il tempo: le autorità elvetiche hanno fatto sapere, che tenuto conto dei numerosi ricorsi degli avvocati di Polanski, la procedura di estradizione potrebbe durare almeno un anno. Lontano da Parigi, la città che aveva scelto per vivere con la moglie Emmanuelle Seigner e i due figli, in preda ai ricordi del suo passato americano e con la prospettiva della prigione, Polanski preoccupa molto il suo entourage.  L'ultima mossa che i suoi avvocati stanno studiando è il ricorso alla Corte suprema della California, ma le chance di riuscire a far annullare il processo sono quasi nulle.

 

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