La figlia di Sarah Palin sposa il suo ex (contro il volere di mamma)

16 luglio 2010 
<p>La figlia di Sarah Palin sposa il suo ex (contro il volere di
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PHOTO LAPRESSE

La primogenita di Sarah Palin, Bristol, 19 anni, sposerà l'ex fidanzato Levi Johnston, papà di loro figlio Tripp. La figlia dell'ex governatore dell'Alaska e ex candidata alla presidenza degli Stati Uniti (2008) lo ha annunciato in un'intervista: «Ci siamo rifidanzati tre settimane fa, anche se i nostri genitori non approvano. Ma sono convinta che era la cosa giusta per noi», ha detto Bristol. La coppia aveva troncato la relazione ancora prima della nascita del piccolo Tripp. E a far rinascere l'amore sono stati gli incontri con gli psicologi: Bristol e Levi volevano capire, con loro, come crescere il figlio senza che il bambino subisse i traumi per la loro separazione.

Dunque, una buona notizia. Ma non sarebbe così per mamma Sarah Palin. Motivo: vecchie ruggini tra lei e Johnston. Dissapori  nati durante il fidanzamento con Bristol e continuati dopo il loro addio, anche grazie al memoriale che Levi aveva rilasciato subito dopo la rottura con la Palin. Un diario che, quasi all'inizio, riporta un suo pensiero sulla suocera: «Questa donna, che a casa sua dice cose letteralmente senza senso, è davvero candidata alla vicepresidenza?».

Il memoriale è stato pubblicato su Vanity Fair n. 43 del 2009 e potete leggerlo qui sotto.

 

di LEVI JOHNSTON

Mi ricordo benissimo quei giorni di fine agosto. Ero stato a caccia sui monti dell'Alaska per due settimane con mio padre. Stavamo rientrando: appena raggiunto il pick-up, guardai il mio cellulare e mi accorsi che c'erano un centinaio di chiamate perse, tutte della mia ragazza, Bristol (non c'era campo sulle montagne). «Devi venire subito qui», mi disse quando la richiamai. «Mia madre è candidata alla vicepresidenza, ci sarà un aeroplano a prenderti».

Non mi andava, sono un ragazzo di campagna. «Levi, tu verrai qui, anche se mi toccherà venirti a prendere», mi disse Sarah Palin, strappando il telefono alla figlia.

Bristol era incinta di cinque mesi, Sarah sarebbe dovuta diventare mia suocera: tornai a Wasilla, dove abitavamo, e accettai.

Per tutto il viaggio verso casa, pensai che non riuscivo a crederci: «Questa donna, che a casa sua dice cose letteralmente senza senso, è davvero candidata alla vicepresidenza?».

Tutta casa Palin del resto era molto diversa da quel che la gente di solito si aspetta da una famiglia normale. Sarah non cucinava, il marito Todd non cucinava. Toccava ai figli fare tutto da soli: cucinare, pulire, lavare la biancheria e prepararsi per la scuola. Molto spesso Bristol aiutava sua sorella più piccola, Piper, che ha 8 anni, nei compiti, mentre io cucinavo il pollo o la bistecca sulla griglia. Una volta soltanto ho visto Sarah leggere un libro, mai un giornale. Il Frontiersman e l'Anchorage Daily News arrivavano in casa ogni mattina, l'unico a sfogliarli era Todd.

 

SEPARATI IN CASA

I Palin non cenavano insieme e non parlavano molto. Negli oltre due anni che ho frequentato quella casa, Sarah, quando tornava dall'ufficio - quasi mai dopo le cinque di pomeriggio e qualche volta addirittura a mezzogiorno -, entrava, salutava e poi spariva in camera, dove rimaneva per il resto del tempo. Qualche volta si faceva un bagno di un'ora. Altre volte se ne stava seduta sul divano col suo pigiama a due pezzi di Wal-Mart - ne aveva in tutte le tinte - a guardare programmi tv sulla casa e sui matrimoni.

Offriva soldi a tutti per pulire la casa, era spesso di cattivo umore e molto stressata. Todd era sempre in garage a lavorare alle sue motoslitte e a bere birra, oppure a bighellonare. Lei non voleva che lui bevesse: va in chiesa solo 4 o 5 volte l'anno, per le feste, ma sta molto attenta a non bere e a non dire parolacce.

Dopo la nomination, Sarah e Todd uscivano insieme solo se c'erano le telecamere. In Tv sembrava che andassero d'accordo, ma quando non c'erano più cameramen in giro quasi non si parlavano. Non li ho mai visti nemmeno dormire nella stessa camera.

Si parlava di divorzio. Sarah faceva arrabbiare Todd sempre di più, finché lui diceva: «Va bene, vuoi il divorzio? È questo che vuoi? Beh, firmiamo le carte!». A quel punto, o si fermavano e si calmavano, oppure Sarah si ritirava nella sua stanza. Ma era lei che portava i pantaloni in famiglia: era il genitore dominante. Se lei diceva a Todd di fare una cosa, lui eseguiva.

Vacanze o gite del fine settimana non ne facevano mai, visto che conducevano vite di fatto separate. Todd, un paio di volte la settimana, si faceva due ore di macchina per andarsene nella baita di famiglia a Petersville. Secondo me era più probabile che fosse Sarah a tradire Todd che viceversa, ma Bristol sospettava che il padre avesse una relazione con un'amica di famiglia.

Piper andava spesso in motoslitta con Todd: era la sua cocca. L'altra sorella, Willow, che ha 15 anni, faceva di tutto per non stare mai con i genitori. Track, il primogenito, non voleva proprio avere niente a che fare con loro. Non a caso si è arruolato nell'esercito  a 18 anni, nel 2007. Quanto a Bristol, faceva la donna di casa e litigava spesso con la madre. «La odio», mi diceva.

Sarah dice di essere una cacciatrice e una «hockey mom»: le cose non stanno proprio così. Con Track siamo cresciuti giocando a hockey insieme, e io l'ho vista al massimo a una partita su dieci. E non l'ho mai vista toccare una canna da pesca. Aveva un fucile in camera, un giorno mi chiese di farle vedere come si usava. Le domandai che fucile fosse. Non lo sapeva, perché era sempre rimasto in una scatola sotto il suo letto. Gli abiti di Gucci e Prada, quelli, in compenso, li conosce bene.

 

VACANZE ALLA CONVENTION

Già quando arrivammo alla Convention, notai che era diventata molto più attenta al look. La prima cosa che mi disse fu: «Ti devi tagliare i capelli». Li portavo lunghi dietro, mi piacevano, ma lei mi convinse. E mi fece anche tagliare la barba. Riuscii a rifiutare soltanto il lettino abbronzante. Sarah mi ordinò di sorridere sempre, e di non parlare con i giornalisti.

Nemmeno lei riusciva a capacitarsi di tutta quella manna dal cielo: vestiti gratis, alberghi gratis, servizio in camera sempre gratis, jet privati e scorte di poliziotti. Occupavamo tutte le stanze del nostro piano dell'hotel. C'era una stanza per i capelli e il trucco, e una per il guardaroba. Ci compravano tutto quel che ci serviva, e tutti i nostri abiti erano già lì, pronti per essere indossati. A me diedero due completi Burberry e uno Armani, con un paio di scarpe Prada e un maglione di cashmere. Normalmente portavo abiti a buon mercato, camicie di flanella e stivali da cowboy. Con quei vestiti addosso, mi sentivo totalmente fuori dal mio mondo.

Erano belli, però, e me li portai a casa. Purtroppo, li hanno rivoluti indietro dopo la sconfitta. Sarah e le figlie, quando hanno chiesto loro di restituire abiti e scarpe, si sono parecchio arrabbiate. Lei, del resto, si era abituata a indossare un vestito nuovo ogni mattina. A volte si cambiava due volte al giorno. Amava quello stile di vita.

La sera dell'intervento di Sarah alla Convention, sua figlia Willow e io andammo in «sala capelli». Entrò Meghan, la figlia del candidato alla presidenza John McCain, e chiese se qualcuno poteva fare i capelli a lei. «Devo partecipare a una trasmissione», spiegò. Una parrucchiera le disse che avrebbe sistemato i suoi capelli subito dopo aver finito con Willow. Meghan perse le staffe: «Vuoi fare i suoi capelli prima dei miei?». Cominciò a dire parolacce: «Come cazzo fai a fare i capelli a lei se io ho una trasmissione tra venti minuti? Voi dovreste lavorare per mio padre».

Dopo il discorso, tornammo nella suite di Sarah. Tutti stapparono bottiglie di champagne. Noi l'abbracciammo e le dicemmo: «Ottimo lavoro», poi ce ne andammo perché Bristol non si sentiva bene. Mi passavano per la testa tante cose. Qualche ora prima, ero salito sul palco della Convention e avevo guardato dall'alto migliaia di persone. In quel momento, ho pensato che poteva davvero essere eletta.

 

LACRIME E STRANI PROGETTI

Non è facile che Sarah Palin pianga, l'ho vista farlo quando Bristol e io le dicemmo che sua figlia era incinta, il 4 maggio 2008, il giorno dopo il mio diciottesimo compleanno. A Wasilla giravano voci, Sarah le aveva smentite. Per quello scoppiò in lacrime: «Ho appena detto a tutti in Tv che non sei incinta, e invece lo sei?». Poi ci comunicò il suo progetto: avremmo tenuto segreto il fatto che Bristol era incinta, subito dopo il parto lei e Todd avrebbero adottato il bambino. Era assillante, non si arrendeva: «Allora, me lo lasciate adottare?». Ci rifiutammo.

La notizia della gravidanza venne comunicata alla Convention. Per tutto settembre Sarah scomparve, risucchiata dalla campagna. Sapevamo tutti che non aveva idea di che cosa dire in Tv, e che quando leggeva un copione suonava falsa. Guardarla, a casa, ci metteva a disagio. I suoi familiari non dicevano niente di terribile, ma scuotevano la testa. A volte non resistevamo e ridevamo delle cose che diceva, e soprattutto dell'imitazione della comica Tina Fey.

Mi aveva sempre trattato benissimo, mi aveva detto: «Ti voglio bene, figliolo». Rimasi quindi sorpreso quando, tornati in Alaska, Bristol mi disse che non piacevo a sua madre. E che lei e suo padre avevano provato più volte a farci lasciare. Poi, però, la moglie di McCain, Cindy, disse a Sarah che, se avessero vinto, voleva che io e Bristol ci sposassimo alla Casa Bianca. E Sarah improvvisamente diventò entusiasta delle nostre nozze. Noi avevamo sempre pensato a un piccolo matrimonio nel giardino dei Palin, in Alaska: Todd, che ha la licenza da pilota, avrebbe portato Bristol sul suo bimotore fino alla banchina dietro casa. Ma con la sconfitta elettorale, di matrimonio non si parlò più.

Il giorno delle elezioni, la famiglia era ottimista. La sera, dopo l'annuncio della sconfitta, Bristol mi telefonò dall'Arizona. Tutti erano turbati, mi disse. Sarah rimase triste per un po'. Andava in giro per casa imbronciata. Pensavo che avrebbe ripreso il lavoro di governatore, ma una o due settimane dopo essere tornata cominciò a dire quanto le sarebbe piaciuto dimettersi e scrivere un libro, o fare un programma tv e «triplicare i soldi». «Voglio solo prendere questi benedetti soldi e smettere di fare il governatore», diceva sempre. Quando tornava dall'ufficio, era sempre più stressata. Sembrava che non riuscisse più a gestire il suo lavoro.

All'inizio aveva raccontato che la campagna era stata un'esperienza straordinaria. Quando le dissero che lo staff di McCain l'accusava di essere la causa della sconfitta, ripeteva di continuo che non potevano pugnalarla alle spalle. «Ho dato il massimo. La gente è andata a votare grazie a me!», insisteva, come fosse stata lei la candidata alla presidenza.

 

«IL MIO PICCOLO DOWN»

Nostro figlio, Tripp Easton Mitchell Johnston (Mitchell è il secondo nome di Todd, Easton è il mio marchio preferito di attrezzature da hockey), è nato il 27 dicembre. Era il giorno più bello della mia vita, ma mi dispiaceva tantissimo che non ci fosse la mia famiglia. Non credo che Sarah volesse mia madre davanti alle telecamere: una settimana e mezzo prima era stata arrestata per vendita illegale di farmaci.

Dopo la nascita di Tripp, Sarah iniziò a rivolgere più attenzioni a nostro figlio che al suo, Trig, l'ultimogenito affetto da handicap, nato il 18 aprile 2008 (e battezzato Trig Paxson Van, Paxson come il posto dove Todd ama andare in motoslitta, Van come il gruppo rock Van Halen). Lei ha uno strano senso dell'umorismo. A volte tornava a casa dal lavoro, trovava me e Bristol con in braccio Trig e Tripp, ci diceva, sia pure scherzando: «Non voglio il bambino ritardato, datemi l'altro», e prendeva in braccio Tripp. Chiamava Trig «il mio piccolo Down».

Del resto, non si curava granché di lui. Quel bambino ha bisogno di tanto amore, e ne ha ricevuto da Bristol, dagli altri fratelli, da me, da Todd. Sarah, quando tornava a casa, diceva a Bristol che era troppo stanca per prendersene cura. Entrava, dava un bacetto a Trig, si comportava come se fosse contenta di vederlo, ma solo per 10 secondi. Andava a letto alle nove. Bristol e io tenevamo Trig fino alle undici di sera, e solo allora lo mettevamo nella sua culla.

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