Angelina Jolie: «Caro, questa sera è solo nostra»

21 luglio 2010 
<p>Angelina Jolie: «Caro, questa sera è solo nostra»</p>

Dieci anni possono cambiare tante cose. È la riflessione, tanto banale quanto inevitabile, che faccio mentre guardo Angelina Jolie seduta davanti a me - abito blu elettrico fasciante, tacchi alti, appena un'ombra di trucco e di rossetto - e la ascolto parlare. Teoricamente di Salt, il thriller d'azione con cui torna in questi giorni nei cinema di mezzo mondo, nei panni di un misterioso agente segreto. Ma ci troviamo a chiacchierare delle strade impreviste che prende la vita.

Dieci anni fa, quando la intervistai la prima volta, mi fece una confessione che non ho mai dimenticato. Raccontò di avere assoldato, tempo prima, un killer per farsi uccidere. Non ce la faceva a suicidarsi, spiegò: non perché le mancasse il coraggio ma perché non voleva ferire la madre, non voleva farla sentire in colpa, responsabile del suo fallimento come persona. Poi il killer la incontrò, forse vide in lei la donna di oggi, e la convinse a cambiare idea. La salvò.

È da lì che ripartiamo.

Nella prima intervista che le feci, signora Jolie, lei mi disse di aver cercato l'aiuto di un killer per uscire di scena. Sono passati dieci anni. Che cosa è successo, nel frattempo?

«In breve? Sono invecchiata. Faccio sempre lo stesso lavoro, ma oggi mi sento più donna che mai. Dieci anni fa non avrei mai pensato che la mia vita sarebbe andata così bene, che mi sarei trovata in una relazione così felice (con Brad Pitt, dal 2005, ndr), con una famiglia così grande e splendida. Non avrei mai pensato che avrei trovato pace».

È stata fortuna? È stata volontà di andare in una precisa direzione?

«È stata la somma di più cose. In questi dieci anni ho viaggiato, ho letto, mi sono informata, ho cercato di capire il mondo che mi circonda. Quando siamo giovani pensiamo molto al nostro dolore: siamo egoisti. Poi, crescendo e facendo esperienze, conosciamo anche quello degli altri, incontriamo tanta gente che soffre più di noi. Ho scelto di concentrarmi sulla sofferenza degli altri, ho scelto un modo più sano di vivere. Un modo che, oltre a renderti più matura, ti regala un'opinione migliore di te stessa. Nel frattempo sono diventata mamma, e i miei figli mi hanno sicuramente migliorato come persona. Ma credo davvero che si possa decidere che cosa diventare nella propria vita, e lavorare per riuscirci. Poi, certo, c'è anche la fortuna, e io sono stata fortunata».

 

Chiede scusa per la pausa e sorseggia il suo tè. Siamo soli nel salone di un albergo di Cancún, Messico. Fuori, è l'uragano. Angelina non porta anelli né orecchini né collane. I capelli sono raccolti. È molto magra, forse un po' troppo. Le vene sono in evidenza sulle braccia e sul dorso delle mani delicate. Il seno è meno prorompente di come siamo abituati a pensarlo. La sensualità c'è, ma bilanciata da un qualcosa di pacificato. Appoggia la tazza e finisce di rispondere.

 

«C'è un momento, per ognuno di noi, in cui ci troviamo davanti a una scelta. Diventare quello che ci hanno insegnato e detto che dovremmo diventare, insomma quello che gli altri si aspettano da noi, oppure decidere che cosa vogliamo essere. Certo, non è facile: bisogna avere il coraggio di conoscersi per impossessarsi della propria vita».

Quando è arrivato quel momento per lei?

«Quando sono diventata madre (nel 2002 adottò Maddox da single, nonostante fosse sposata con Billy Bob Thornton; ad accelerare il divorzio fu proprio l'indisponibilità di lui ad accettare questa paternità , ndr). Ho capito che, da quel momento, il mio compito era proteggere il mio bambino, crescerlo a modo mio, prepararlo al suo futuro. Che ero diventata io la persona adulta. Ma ripeto, la prima cosa è guardarsi dentro con onestà, senza fingere con se stessi - e mi creda, troppa gente fa l'errore di rappresentarsi un'idea falsa di sé. Solo allora le cose iniziano ad andare per il verso giusto. Anche in amore. Se riesci a conoscerti completamente, arriverà il tempo di trovare un'altra persona che si conosce completamente».

E lei si conosce completamente?

«Il meglio che posso, in questo momento della mia vita. Quando avrò sessant'anni, probabilmente mi conoscerò meglio, ma sì, direi che mi conosco abbastanza bene. So quali sono i miei valori, so a che cosa tengo, in che cosa sono brava e in che cosa non lo sono affatto».

In che cosa non lo è?

«A volte non sono paziente. A volte penso di non essere abbastanza forte».

I suoi figli sanno che lei è un'attrice?

«I più grandi sì, gli altri credo siano ancora confusi. Trovano sorprendente che la mamma possa fare certe cose. Poi in questo film ho cambiato aspetto mille volte. A Shiloh piacevo coi capelli corti, mi diceva che sembravo un maschietto».

C'è una scena in cui si maschera effettivamente da uomo.

«Ho fatto uno scherzo a Maddox. Gli hanno detto che lo cercavo, e quando è arrivato ero in divisa da soldato. Il trucco era perfetto, persino le mani sembravano quelle di un uomo, e lui mi guardava senza riconoscermi. Poi gli ho parlato, ed è rimasto di sasso. Anche Brad: gli avevo detto di non venire, che era meglio se non mi vedeva in quelle condizioni, ma sa come sono gli uomini: "Figurati, non ti preoccupare, io ti amerei in tutte le condizioni". Ma quando mi ha visto con il volto da uomo, gli è caduta la mascella».

Mai desiderato essere un uomo?

«Mai. Figurarsi. Io amo essere donna».

E perché?

«Perché? Per tante piccole ragioni personali. Mi piace il fatto di potere avere figli, mi piace il fatto di poter stare con Brad, mi piace il fatto di essere "morbida", di avere certe emozioni, una certa sensibilità. Mi trovo molto a mio agio con la mia femminilità».

Sei figli: come fate, con Brad, a ritagliarvi un vostro spazio?

«Intanto, non stiamo mai tre giorni di seguito senza vederci. E poi, certe sere sono nostre e basta: ci diamo appuntamento come fidanzati. Lo diciamo ai bambini, che ci ridono dietro. Ma è giusto e bello per loro sapere che ci amiamo, e che ogni tanto dobbiamo stare soli e dedicarci a noi due».

Altri figli in cantiere?

«Ci abbiamo pensato, ma dipenderà da come stanno gli altri. Se tutti avranno la loro giusta fetta di attenzioni, allora ci sarà posto. Non vogliamo una famiglia talmente grande che non c'è più tempo da dedicare a ciascuno».

L'amore può essere per sempre? E davvero ha detto che uno dei vostri segreti è che siete una coppia aperta?

«Certo che l'amore può essere per sempre. E non ho mai detto che la ricetta è la coppia aperta. È una delle tante cose inventate di sana pianta».

Se non avesse fatto l'attrice?

«Avrei fatto il pilota. Ho un aereo, adoro volare. Magari lo farei per un'associazione umanitaria. Ma non guadagnerei un soldo, vivrei in una catapecchia e non potrei permettermi sei figli».

Beh, se sposasse Brad Pitt…

«Che stupida, ha ragione, a quel punto sarei sistemata».

 

Ride di gusto. Il tempo a disposizione è teoricamente scaduto da un pezzo, ma lei non dà il minimo cenno di voler interrompere l'intervista.

 

A proposito di matrimoni: in Italia hanno scritto che avete in programma di sposarvi al castello di Bracciano.

«Bracciano? Sembra un luogo perfetto per un matrimonio».

Infatti Tom Cruise e Katie Holmes si sono sposati proprio lì.

«Lo so. Ma non c'è niente di vero. Sposarsi non è nei nostri programmi. Quindi la risposta è no».

È invece nei suoi programmi abbandonare la carriera?

«Anche quella è un'esagerazione dei giornali di gossip. Ho semplicemente detto in un'intervista (all'edizione americana di Vanity Fair, ndr) che vorrei concentrare i ruoli più impegnativi - Cleopatra, per esempio, che credo sarà il mio film più importante - nei prossimi cinque anni. Poi passerò più tempo a casa e il cinema smetterà di essere la mia attività principale. Il che non significa che non reciterò più».

Ha appena finito di girare The Tourist con Johnny Depp a Venezia.

«Una luogo da sogno, splendido, romantico: il film sarà una lettera d'amore alla città».

Forse, stando in Italia, ha sentito parlare del dibattito in corso sulla libertà di stampa.

«Posso solo dire che la libertà di espressione è sacrosanta, purché le informazioni arrivino al pubblico senza essere "annebbiate" dal contorno. Controllo sempre molto bene le fonti, perché la libertà di stampa è importante, ma è importante anche il diritto di sapere i fatti incontrovertibili, non manipolati».

Diceva che Cleopatra sarà il suo più grande personaggio.

«È già stata raccontata, ma non le hanno mai fatto onore. Non era Elena di Troia, bella e forse solo bella. Cleopatra era una donna intelligente, colta, preparata. Era un'intellettuale: vorrei renderle onore».

Pronta a sfigurarsi per assomigliarle?

«Beh, non era bella, ma non era mica un mostro».

Hanno trovato il suo ritratto su una moneta, e le giuro che non le assomiglia.

«Una moneta è solo una moneta».

Oltre che come attrice, lei è famosa per il suo impegno umanitario. Se potesse cambiare una cosa nel mondo, quale sarebbe?

«Basterebbe riuscire a far rispettare le leggi che ci sono. Sono appena tornata da Haiti, dove ho proposto un programma molto semplice per applicare le norme sui diritti dei bambini. A volte non servono leggi nuove, quello che manca è solo l'apparato che deve metterle in atto».

Che cosa vorrebbe lasciare in eredità ai suoi figli?

«Quello che mia madre ha lasciato a me: il sentirmi amata, pronta ad affrontare il mondo dal mio punto di vista, incoraggiata a essere me stessa, a esprimermi liberamente. Lo stesso spero di saper fare per i miei figli. Dare loro la sicurezza di un posto dove possono sempre tornare. Ma al tempo stesso incoraggiare le loro individualità. E a giudicare dalle loro personalità, già parecchio forti, finora ci sono riuscita».

Mia madre quando si arrabbia mi augura di avere un giorno un figlio con il mio stesso carattere.

«Io ne ho già due. Pax e Shiloh mi assomigliano molto. Sono molto audaci, un po' selvaggi, e spesso mi rendono nervosa. Sarà una bella corsa con loro, e sono certa che mi faranno pagare il prezzo del biglietto».

Luogo comune vuole che i padri abbiano un debole per le figlie. Brad, da questo punto di vista, com'è?

«Esattamente in linea con il luogo comune. Le bambine possono chiedergli qualsiasi cosa e lui la fa».

Non vi preoccupa l'idea di dover affrontare sei adolescenze?

«Quello che Brad e io possiamo fare con i figli è essere già oggi i loro migliori amici, parlare di tutto con loro, e soprattutto ascoltarli, sedersi di fianco a loro sul letto, sentire che cosa vogliono, che cosa provano, che cosa pensano. Se questo dialogo c'è, penso che, quando arriveranno i problemi, si confideranno. A me, con mia madre, è capitato così. Anche nei periodi più difficili e folli, anche se non volevo ferirla, ho sempre cercato di essere onesta con lei. E poi, buttandola un po' in ridere, quando ne hai sei puoi sempre sperare che si controllino a vicenda e facciano la spia. Quello è il nostro piano B».

Ieri guardavo Maddox e Zahara che facevano il bagno nella piscina dell'hotel e mi chiedevo: sono bambini fortunati o non lo sono affatto?

«Capisco quello che intende perché ci sono passata. Quando ero bambina, mio padre (l'attore Jon Voight, ndr) era famoso. Poi però la sua carriera ha rallentato, e parallelamente è calata l'attenzione che ci circondava. Quando i nostri ragazzi saranno grandi, Brad e io saremo piuttosto lontani dalle scene. E comunque, già ora li mettiamo in contatto il più possibile con situazioni che non hanno nulla a che fare con il mondo del cinema. Certo, vivessero a Hollywood e tutto girasse attorno a quell'aspetto delle nostre vite, avrebbero molti problemi. Proprio per questo abbiamo cercato di fare in modo che i nostri figli abbiano vite proprie, con amicizie ed esperienze che sono solo loro».

Essere nel mirino dei paparazzi non aiuterà.

«A volte rinunciamo a uscire con loro per non essere inseguiti. Ma per il resto ignoriamo completamente il gossip. Non leggiamo quel tipo di giornali, non abbiamo un addetto stampa e chiunque entri a casa nostra ha il divieto di parlarne. Dunque non sappiamo che cosa scrivono e nemmeno ci interessa saperlo. Abbiamo deciso di non farla diventare una cosa importante».

Siete un'ossessione. Per descrivervi è stato coniato un neologismo, Brangelina.

«Cerchiamo di guardare solo i giornali che non parlano di noi in quei termini. A noi non sembra di essere tanto interessanti. Quasi noiosi, direi».

Giornata tipo?

«Mi alzo verso le sei, mi preparo, alle sette si alzano i bambini. Se devo lavorare arriva qualcuno che mi aiuta, altrimenti me ne occupo io con Brad. Poi c'è la scuola o, nel periodo delle vacanze, il campo scuola estivo. E ogni sera, senza eccezioni, ci si siede a tavola tutti insieme. Cena e colazione tutti insieme».

Televisione spenta?

«Certo! Siamo in otto, ce n'è da parlare. Ah, e niente cellulari a tavola».

Su Vanity Fair n. 28/2010 del 21/7/2010

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