Asia Argento: «Bisogna crescere»

12 maggio 2010 
<p>Asia Argento: «Bisogna crescere»</p>

Roma Nord, verde residenziale. All'ultimo piano di una palazzina anni

Sessanta, un appartamento né piccolo né sterminato, né lussuoso né modesto.

Si riconosce subito una casa che appartiene ai bambini: disegni e colori nella cameretta di Anna Lou, che è a scuola - ha 9 anni, fa la terza elementare -, e in cucina, stampata su una tazza, la foto dove si vede quanto assomiglia alla nonna Daria Nicolodi; le macchinine di Nicola, che ha un anno e otto mesi, è appena tornato da una passeggiata fuori e ha gli occhi della mamma ma assomiglia anche al nonno Dario Argento e cammina e corre e per quello le gambe del tavolino da colazione sono ricoperte di gommapiuma.Michele, padre di Nicola e marito della sua mamma, prima di uscire mi saluta con l'accento della New York dove è nato e cresciuto, figlio di un italiano e di un'americana. In mezzo al parquet abbagliato dal sole - perché le vetrate a tutta parete si aprono su un grande terrazzo con tre tartarughe e i vasi di lattuga «che sto piantando per combattere lo stress» -rimane lei. Canotta grigia, gonna di lino bianco, filo di perle. Asia Argento.

Nervosissima perché deve parlare di un argomento che avrebbe preferito tenersi per sé. L'azione legale che ha avviato al Tribunale dei minori di Roma contro Marco «Morgan» Castoldi, suo ex compagno, padre di Anna Lou. Prima per revocare l'affidamento condiviso disposto tre anni fa e passare a quello esclusivo -revoca e passaggio concessi dal Tribunale lo scorso 1° marzo -, a una situazione, cioè, dove come succedeva prima la bambina vive con lei e lui conserva il diritto di vederla, ma dove la madre è tenuta a consultare il padre solo per le scelte principali. Poi per chiedere addirittura la decadenza della potestà genitoriale: richiesta partita a inizio febbraio dopo che Morgan, nella famosa intervista a Max che gli sarebbe costata l'esclusione da Sanremo, aveva affermato - e poi smentito, mai in modo del tutto convinto però - di fumare quotidianamente crack, cocaina pura, come «antidepressivo».

Decadenza della potestà genitoriale significa che un genitore perde, in parte o in tutto, in modo temporaneo o permanente, e comunque per motivi molto seri, i diritti nei confronti di un figlio. Una decisione così drastica richiede lunghi accertamenti e la discrezione con cui sempre lavora, per il bene dei bambini, il Tribunale dei minori. «La cosa che più mi disturba, di tutta questa faccenda, è che non si sia potuta svolgere nella tutela dei diritti di mia figlia, cioè lontano dai riflettori». O meglio: le udienze della causa culminata nella sentenza di affidamento esclusivo sono passate sotto silenzio. Ma l'8 aprile, quando il Tribunale avrebbe dovuto pronunciarsi sulla richiesta di decadenza - decisione poi rinviata per l'assenza di Morgan -, «qualcuno ha parlato, e non sono stata io». Così la «guerra» è finita su tutte le prime pagine dei quotidiani. E anche dopo la sospensione del processo, il 29 aprile - con la ricusazione del giudice, chiesta e ottenuta dagli avvocati di Morgan per sfuggire a un magistrato che, avendo già deciso dell'affidamento, si sarebbe formato un giudizio sulla vicenda -, imperversa tra gli opinionisti televisivi e della carta.

«Gente che sparla senza sapere». Che le rinfaccia i film controversi del passato, le foto senza veli di un tempo, le vecchie dichiarazioni a effetto su sesso droga e rock'n'roll. Che le nega il diritto di cambiare e crescere, e le sbatte continuamente in faccia le cose più stupide che ha detto e fatto, come se fossero quelle - e non i gesti quotidiani - a misurare le sue qualità di madre. «Pomiciava col cane, ora fa la mammina», era il titolo di un'opinionista da prima pagina. Chissà se l'opinionista sarebbe orgogliosa, alla fine della sua carriera, di essere ricordata per quel titolo.

CONTINUA

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