Jude Law: «Chi cade poi risale»

11 novembre 2007 
<p>Jude Law: «Chi cade poi risale»</p>
PHOTO KIKA PRESS

Quando ci sediamo a un tavolo dell'Hotel Des Bains al Lido di Venezia e Jude Law mi saluta molto educatamente, ho ancora nelle orecchie le urla delle ragazze che si agitavano all'imbarcadero e sul red carpet: «Giud-lò! Giud-lò! Giud-lò!». Sembrava un grido di guerra giapponese. Le voci erano solo femminili, e i maschi, intorno, alzavano le spalle  ma, c'è poco da farla lunga, davanti a uno come Giud-lò, un maschio normale ha diritto di essere un po' invidioso. Piccola «consolazione»: Jude non è altissimo. Se-condo il sito Internet Movie Database, un metro e 80 ma, a occhio, potrebbe benissimo mi-surare qualche centimetro meno. Bazzecole.

Jude Law è bello e ha il fascino degli inglesi quando sono ruvidi e rudi: sguardo liquido, voce roca, poesia della strada. È l'esatto contrario dell'inglese alla Hugh Grant, elegante, dandy, aristocratico. Jude Law sta a Grant (Hugh) come, un tempo, Michael Caine poteva stare a Grant (Cary). E Jude, di Michael Caine, sta diventando una sorta di erede ufficiale. Nel 2004 ha interpretato il remake di Alfie, riprendendo la parte che Caine aveva interpretato nel 1966. Adesso, per il suo secondo film da produttore, Sleuth - Gli insospettabili (che esce il 9 novembre), non solo indossa i panni che Caine vestì nella pellicola dallo stesso titolo nel 1972, ma ha chiesto a Caine di interpretare l'altro ruolo, quello del personaggio più anziano, che nella versione precedente toccava a Laurence Olivier.

Non chiamatelo remake, altrimenti Jude, Michael e il regista Kenneth Branagh si arrabbiano. Hanno ripreso la pièce originale di Anthony Shaffer, l'hanno fatta riscrivere per il cinema da un padreterno come Harold Pinter e ne hanno tirato fuori un film da camera (solo due personaggi, ma era così anche nella prima versione) fatto apposta per mettere in mostra la bravura dei due attori, il vecchio Caine e il giovane Law. Soprattutto di quest'ultimo che, praticamente, interpreta tre ruoli con faccia, accento, voci diversi. In una casa che da fuori sembra la classica villa inglese da romanzo di Agatha Christie, e all'interno è una specie di set di James Bond, i due uomini (lo scrittore miliardario e l'attore sfigato) si scontrano per amore della stessa donna. È un gioco da gatto con il topo (sleuth in inglese vuol dire «segugio»): malsano, infernale, sadico.

Più avanti, nel 2008, uscirà anche il sofisticato My Blueberry Nights di Wong Kar-Wai, ma una delle prossime tappe della carriera di Jude Law sarà - nel 2009, in teatro a Londra, sempre con la regia di Branagh - Amleto, il rito definitivo che consacra i grandi attori. Che lo vogliano o no le ragazzine urlanti e i mangiatori di gossip che si sono bevuti la sua storia d'amore on & off con Sienna Miller (adesso definitivamente off), Jude ha chiaramente un messaggio da dare: prendetemi sul serio.

Nel film, lei pronuncia una battuta feroce e volgare sui giornalisti. Me la ripete?

«I giornalisti sono un mucchio di stuzzica-cazzi e bocchinari».

Scommetto che le ha fatto piacere essere «costretto» a pronunciarla  per motivi di scena.

«Lo ammetto. Mi sono divertito».

Scommetto che si è divertito anche a dire: «Molti amano il mio corpo, non la mia mente».

«Indovinato».

CONTINUA

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