Angelina Jolie: «Felicità è un enorme lettone»

23 novembre 2010 
<p>Angelina Jolie: «Felicità è un enorme lettone»</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Venezia, giugno. Il taxi - una barca di legno perfettamente lucidato, con tre bandiere svolazzanti - attraversa a tutta velocità l'acqua scura della Laguna. La vedo dall'alto. Prima il braccio lungo ed elegante, con la mano guantata protesa in cerca di aiuto. Poi un piede sulla scaletta. Quindi un altro. E, finalmente, Angelina Jolie tutta intera. È stupenda, di una bellezza un po' rétro. Indossa un abito da sera nero e un mantello che, come mi verrà detto in seguito, è stato disegnato per lei da Colleen Atwood, costumista e premio Oscar. Si siede su un'antica sedia e tira un sospiro. I tatuaggi fanno capolino sotto il trucco usato per mascherarli, la schiena è leggermente arrossata in corrispondenza della frase dominante, Know Your Rights («Conosci i tuoi diritti»: il titolo di una canzone dei Clash, mi spiega). Ha i capelli tirati indietro, le labbra piene, gli occhi grandi e alieni. Anche la testa ha un qualcosa di alieno, troppo grande com'è per quel corpo, per quelle spalle strette e quella vita così sottile. Come le teste dei classici marziani di celluloide, leggermente sproporzionate per rappresentare una specie animata da intenzioni buone o cattive, ma comunque più evoluta di noi. La Suite Presidenziale dell'Hotel dei Dogi è stata riservata per questa intervista. Un soppalco letto, un soffitto a travi di legno, grandi porte finestre: da una si scorgono tetti rossi, da un'altra si vede San Michele, l'isola dei morti, da un'altra ancora Murano, e l'aeroporto con gli aerei che vengono giù sull'acqua come aironi. L'attrice trentacinquenne è qui per girare The Tourist, un film che ricorda Caccia al ladro di Hitchcock con i suoi attraversamenti di tetti e di canali, i suoi valzer e le sue malinconie. Racconta un'avventura in una città dove ogni cosa si raddoppia riflettendosi nell'acqua. Da qualche parte in città c'è Brad Pitt con i sei bambini, le bambinaie, gli insegnanti e il personale di servizio. Nei paraggi si aggira anche Johnny Depp, coprotagonista del film.

Venezia è la città perfetta per la Jolie. È, in effetti, la città perfetta per tutte le stelle del cinema. È una città fatta di idoli che qui sono dipinti antichi, su Sunset Boulevard diventano tabelloni pubblicitari, perché Hollywood è la Venezia post-cristiana, un pantheon di santi senza le angosce della religione. E l'immagine di Angelina si fonde alla perfezione con le icone e gli idoli e i dipinti.

«È così bello qui», esclama. «Ti guardi intorno e capisci che la gente di una volta si prendeva il tempo necessario per fare le cose. Trovava il tempo di uscire. Il teatro (La Fenice, ndr) è straordinario. Si respira un modo diverso di vivere la vita. Un modo più lento, più elegante».

Lei e Pitt hanno esplorato i locali - a partire dall'Harry's Bar, dove Hemingway si scolava un Bellini dopo l'altro. Si sono infilati gli stivali da pescatore per sguazzare nell'acqua alta di Piazza San Marco. Due stelle del cinema, le più luminose del mondo, seguite da sei bambini, alcuni adottati e alcuni no, raccolti dai vari angoli della terra - Maddox dalla Cambogia, Zahara dall'Etiopia, Shiloh dal grembo dell'attrice, Pax dal Vietnam, Knox e Vivienne, i gemelli, nati a Nizza, in Francia, nel 2008 - si sono trasferiti sul Canal Grande in un palazzo con le tende azzurre e le alte finestre. Sono diventati veneziani. E questo è un grande piacere per Angelina, figlia di tante città, cittadina senza fissa dimora. «Una città così ti mette in prospettiva», mi dice. «Ti senti come se fossi solo di passaggio in questo posto, come se lo prendessi in prestito per un po'. Di qui a cent'anni, sarà il turno di qualcun altro, e poi di qualcun altro ancora. Le città antiche fanno quell'effetto».

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I bambini della celebre coppia fanno una vita a metà strada tra quella dei figli dei militari, costretti a traslocare continuamente di base in base, e l'esperimento sociale - tipo «prendi sei bambini provenienti da quattro culture diverse, affidali alle cure di due delle più grandi star del mondo, spostali da una città all'altra e osservali». La loro routine scolastica rispecchia, a detta di Angelina, un programma tradizionale, ma sembra piuttosto farina del suo sacco: «Due insegnanti viaggiano con noi, e qui abbiamo anche trovato un meraviglioso signore che insegna ai nostri figli un po' di italiano e la storia di Venezia. Fanno lezione ogni giorno a casa, dalle dieci del mattino alle quattro del pomeriggio».

La Jolie e Pitt hanno deciso di alternarsi: mentre uno fa un film, l'altro si prende cura dei bambini. «E dopo Venezia, Brad è in debito con me. A lui è toccata una lunga vacanza con i bambini in una delle più belle città del mondo. Ed è talmente appassionato di arte che visita tutte le mostre. Adora trovarsi in un posto così pieno di cultura». A lei invece, poverina, tocca passare giorni e notti con Johnny Depp.

Spesso Pitt porta i bambini a fare un giro in barca (una mattina, con i figli di Depp, sono andati tutti a pesca di granchi). Quando torna nell'ufficio che ha allestito nella casa in affitto, si mette al telefono e lavora alle sue creazioni artistiche. «Disegna mobili, scolpisce oggetti per le nostre case. Cose da uomini». Quando le chiedo se lui abbia ancora la strana barbetta a ciuffi che si è vista su tutti i giornali, sorride tristemente: «Sì, ce l'ha ancora. Ma io amerei Brad in qualunque stato».

L'articolo completo sul numero 48/2010 di Vanity Fair, in edicola il 24 novembre.

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RISULTATI
silviasca 73 mesi fa

io conosco quel "signore" che ha insegnato italiano e storia di Venezia ai figli, e mi ha detto che sono una coppia semplice, non "se la tirano".... cavoli!!!! Non ho avuto il coraggio di chiedere niente, nemmeno un autografo.... che stupida che sono stata!

miramar 73 mesi fa

Concordo con Ivory. C'e' qualcosa che non torna di lei. O forse e' molto americana.

lory 73 mesi fa

nonostante la bellezza rimane molto fredda e poco espressiva, bella sì ma una brava attrice proprio no

ma davvero, la Jolie? Ma che scooppppppone!

picpic 73 mesi fa

quanto mi piace quest'articolo... ha un sapore così letterario!

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