Helena Christensen, top model negli anni '90, oggi fotografa, da
un anno è ambasciatrice globale Oxfam, una Ong internazionale che
si batte contro povertà e ingiustizia. È impegnata in campagne di
sensibilizzazione sull'ambiente che l'hanno portata prima in Perú
poi in Nepal «a immortalare con la macchina fotografica gli effetti
catastrofici del cambiamento climatico già in atto», ci spiega.
«Nei Paesi ricchi, però, non ce ne accorgiamo, perché l'impatto non
è ancora così drammatico. Potrebbe diventarlo presto».
I cambiamenti climatici sono un tema che le sta molto a
cuore.
«Penso che sia una questione che riguarda tutti, perciò ognuno
dovrebbe assumersi una parte di responsabilità. Sono felice che
Oxfam mi abbia dato l'opportunità di realizzare questi reportage,
per attirare l'attenzione su questi temi».
Il messaggio che vuole lanciare con queste foto?
«Mi limito a raccontare la vita di chi ogni giorno, sulla propria
pelle, subisce l'impatto del cambiamento climatico. In Nepal
abbiamo visto i danni che può procurare la siccità,
ma anche l'arrivo di piogge inarrestabili, in grado di distruggere
in pochissimo tempo ogni cosa».
Che cosa l'ha più colpita durante questi
viaggi?
«L'estrema contraddizione dei luoghi: da un lato la gente,
meravigliosa, la natura, rigogliosa, i colori, vivissimi.
Dall'altro, l'inquinamento, la malnutrizione, la lotta per la
sopravvivenza, portata avanti soprattutto dai contadini, nei campi.
Oggi sono loro a trovarsi
più in difficoltà, le condizioni di vita e di lavoro a cui erano
abituati stanno cambiando radicalmente e non sanno come
fronteggiarle. Tocca a noi aiutarli, siamo i maggiori responsabili
di quanto accade».
Come possiamo farlo?
«Cambiando abitudini: ogni gesto quotidiano è prezioso. So che non
è facile, siamo abituati alla nostra routine, a fare tutto in un
certo modo, ma dobbiamo metterci in testa che si tratta di uno
sforzo necessario».
Facile a dirsi, lei ci riesce?
«Sono nata in Danimarca, una delle nazioni più ecologicamente
avanzate al mondo, sono cresciuta con una coscienza ambientale
molto forte. Riciclo, non spreco acqua, vado
in giro a piedi o in bicicletta anziché in macchina e, se devo
viaggiare per lavoro, concentro gli impegni negli stessi giorni e
in posti vicini, per evitare spostamenti inutili.
Con il mio agente stiamo molto attenti a scegliere voli con una
bassa impronta ecologica.
Sono piccole cose che possono fare la differenza».
E per le grandi iniziative quanto dovremo aspettare? In
questi giorni a Cancun, in Messico, c'è la conferenza sul clima
dell'Onu...
«Mi auguro che almeno si faccia un piccolo passo avanti rispetto a
quella di Copenhagen dell'anno scorso, che fu un vero fallimento. A
parole tutti gli Stati sono pronti a collaborare, ma quando si
tratta di passare ai fatti e investire denaro esitano. Se non
aiutiamo questi Paesi adesso, il problema si riproporrà in futuro e
sarà ancora più grande e difficile da affrontare, per tutti».